Scrivi per farti leggere

Reduce dai primi due moduli del percorso ideato dalla Holden per imparare a narrare le imprese sento il bisogno di scrivere un articolo che riguarda la scrittura efficace.
Non un vademecum di buone pratiche ma qualcosa di ancora più importante: un cambio di prospettiva che da solo ti permetterà di scrivere meglio non appena avrai finito di leggere questo articolo.
Perché scrivere è quella cosa che facciamo tutti, sempre, su qualsiasi cosa.

SCRIVIAMO SEMPRE

Partiamo da questo presupposto e diventiamone consapevoli: scriviamo sempre, scriviamo tutto, scriviamo tutti.
Spesso di fretta, distrattamente, obbligati dalle formalità.
Scriviamo mail, minute, verbali.
Scriviamo relazioni, presentazioni, speech.
Scriviamo CV, profili LinkedIn, bio dei social.
Scriviamo testi per i siti, per le brochure, per il blog aziendale, per i comunicati stampa.
Scriviamo avvisi, procedure, regolamenti.
Scriviamo newsletter, inserzioni, inviti, provvedimenti disciplinari.

Scriviamo per informare, spiegare, delegare, organizzare, gestire, richiamare, motivare, rimproverare, attaccare.
Scriviamo per paracularci.
Scriviamo per rispondere, candidarci, ribattere, difenderci, giustificare, dimostrare, ricordare, testimoniare.
Se siamo fortunati (o innamorati) scriviamo anche per coinvolgere, convincere, lodare, emozionare, avvicinare, sorprendere, sedurre, affascinare.

Quindi sì, scriviamo tanto.
Scrivere è diventata un’attività così normale che quasi non ce ne rendiamo conto.
Come respirare.

Ma a fronte di tanto scrivere la domanda vera è: quanto leggiamo?

LEGGIAMO POCO

Non ti insegno a scrivere in questo post.
Anche perché dovrebbe farlo Annamaria Anelli: business writer che ha gestito il secondo modulo dedicato alla scrittura professionale e – a mio avviso – la migliore sul mercato in questo momento (seguitela, imparerete tantissimo; chiamatela per una consulenza, vi cambierà per sempre il modo di scrivere).
Non ti insegno a scrivere ma ti faccio alcune domande che ti aiuteranno a cambiare prospettiva:

  • quanto leggi di quello che ricevi?
  • leggi o scorri?
  • leggi o guardi?
  • quante volte ti è capitato di dover tornare indietro o di dover rileggere? magari una comunicazione o un avviso interno.
  • ti capita mai di saltare intere righe e di accorgerti che non hai letto pezzi di una mail?
  • ti succede di aprire pagine sul browser e di guardarle senza aver voglia di leggere niente? senza che niente ti agganci? o di ricevere una newsletter, aprirla e chiuderla senza averla letta?
  • hai mai letto completamente un’informativa per la privacy?
  • ricordi di cosa parlava l’ultima comunicazione che ti ha inviato la banca?
  • che emozioni provi di fronte a un avviso pubblico?

Insomma hai capito: in qualità di lettrice o lettore come ti senti “leggi cose” nel tuo quotidiano?
E perché invece ci sono contenuti che salti e contenuti che leggi con interesse e addirittura piacere?
Newsletter che non ti perdi, articoli che salvi per poterli leggere con calma.
Ma anche mail che – se ci pensi – ti piacciono.

Ecco il cambio di prospettiva che ti invito a fare: mettiti nel panni di chi legge!
Chi è, cosa sa, cosa cerca, che cultura ha, cosa vuoi che faccia, come deve sentirsi?
E nel farlo pensa alla tua esperienza di lettore, sarà più facile, perché nella lettura ci assomigliamo tutti, credimi.
Quindi cosa vorresti tu?
Come potresti essere più attenta o attento di fronte a un avviso o a una comunicazione?
Come ti sentiresti se ti accorgessi che chi ha scritto l’ha fatto pensando a te, mettendosi nei tuoi panni, riducendo la complessità, la verbosità, i tecnicismi, gli orpelli, i giri di parole, gli incisi, le nominalizzazioni e i gerundi?

Te lo dico io: bene!
Ti sentiresti bene e coinvolta o coinvolto.
Avvertiresti la relazione che c’è tra te e chi ti scrive, fosse anche l’Assicurazione o Trenitalia.
Quindi figuriamoci cosa succederebbe tra colleghi, nella comunicazione quotidiana.
O con i tuoi clienti.

SIAMO FATTI PER COMPRENDERE STORIE E PER VEDERE IMMAGINI

Questo non lo dice la Holden perché è la Holden, anche se ne avrebbe ben d’onde (e abbiamo fatto la rima).
Lo dicono le neuroscienze.
Le storie ci appartengono anche perché hanno la stessa struttura della vita: inizio, svolgimento, fine.
Le storie ci appartengono perché ci permettono di identificarci.
Le storie ci appartengono perché hanno il potere di stimolare a livello neuronale la stessa risposta di un’esperienza vissuta o di un’emozione provata.

È per questo che quando ci raccontano una storia la nostra attenzione viene catturata più di quando ci mettono di fronte un foglio excel (niente contro i fogli excel, servono e continueranno a servire) è per questo che piangiamo o proviamo paura guardando un film: lo sappiamo che è tutto finto ma questo non ci impedisce di emozionarci.
E tu? Non ti fermi anche tu più volentieri di fronte al racconto che dinnanzi a un bullet point?
Non ti cattura l’immagine della metafora più che un astratto concetto spiegato con dovizia di particolari?

Costruire storie e immagini non presuppone per forza l’essere creativi ma allenarsi a comunicare secondo la modalità con cui, chi ci ascolta, capisce di più. Se abbiamo imparato a usare excel e power point ti assicuro che possiamo anche imparare a costruire piccole storie e metafore ficcanti.

IMPARA A RESPIRARE, IMPARA A SCRIVERE

Hai mai sentito parlare dei benefici del respiro?
Ti hanno mai detto: respira e vedrai che starai meglio?
E tu a pensare: certo che respiro, respiro in continuazione, altrimenti non sarei qui a parlare con te.
Ma credimi: la maggior parte di noi non respira, la maggior parte di noi fa funzionare i polmoni, non respira.
E te lo dico perché io stessa non respiravo. Poi mi sono accorta di quanto tutto possa essere diverso respirando per davvero.

Bene, la scrittura è uguale: tutti siamo convinti di scrivere perché lo facciamo sempre!
Ma non è vero: infiliamo parole in una mail, farciamo di avverbi le relazioni, spolveriamo di aggettivi l’inserzione, scegliamo l’aziendalese per darci un tono ma non stiamo comunicando.
Scriviamo ma non è detto che qualcuno ci legga.
Scriviamo ma non è detto che riusciamo a far vedere e sentire e se non riusciamo a far vedere e sentire non produrremmo un movimento, un’azione.

Respira quindi.
E scrivi per comunicare.

Mettiti nei panni di chi legge e scrivi con intenzione e consapevolezza, con la cura che serve a proteggere una relazione importante, con la concretezza necessaria a stimolare un’azione.

Mettiti nei suoi panni e poi scegli la chiarezza, la concretezza e le frasi corte.