Auguri senza compiti per casa (e c’è pure il regalo)

L’ho scritto qualche mese fa che il capodanno di chi lavora è ad Agosto più che a Dicembre, ne parlavo proprio qui.
Però siamo a fine anno e io mi prendo un paio di settimane di vacanza (solo dal blog a dire il vero, ma va ben così), quindi oggi ne approfitto per farvi i miei auguri.
Nessun scontato bilancio e nemmeno volatili buoni propositi.

Non ho idea di cosa mi aspetta nel 2017, chi di noi ce l’ha?
Mi sto gustando gli ultimi raggi di un anno difficile (per me) che si chiude con un tramonto mozzafiato e promette un’alba infuocata. E questo è già tanto. Il resto poi lo si costruisce giorno per giorno.

Vorrei anche farvi un regalo, e visto che sarebbe complicato spedire biscotti a tutti, ho pensato di segnalarvi e condividere 4 + 1 delle mie fonti di lettura, riflessione e ispirazione, e poi un po’ di musica, che la vita va danzata (si sente che sono in atmosfera natalizia e un po’ scialla vero? a gennaio torno sul pezzo, promesso).
In ogni caso spero vi faccia piacere, altrimenti è lo stesso, fa piacere a me 😉
Ecco a voi:

Efficacemente è un blog di sviluppo personale con una newsletter molto provocatoria e stimolante che vi dà il buongiorno ogni lunedì mattina.

Il blog di Enrica Crivello (e la sua newsletter) è una fonte di ispirazione e riflessione a cui non rinuncerei mai: post brevi e spudoratamente utili sul marketing!

Su C+B ci scrivo ma lo seguo a prescindere, è un blog dedicato alle donne in proprio eppure credo che molti maschietti lo seguano di nascosto, e fanno bene!

Nuovoeutile lo conoscete vero? Sì lo so, è fantastico. Considerazioni ad ampio spettro interessanti a prescindere da cosa fai nella vita.

Col lavoro non c’entra niente ma i post di Tiasmo sono imperdibili, anche solo per sorridere (io rido di gusto) o per capire come scrive una che scrive bene (a mio parere naturalmente)!

E adesso una canzone.
No, non Oh happy day (che ho scoperto essere un brano pasquale).
Vi lascio questa…

Auguri a tutti, ci si riscrive a gennaio.

Vuoi crescere sul lavoro? Trova un buon mentore e…

Ieri è uscita una mia intervista sul blog di Valentina Crociani, ripercorre un po’ della mia storia professionale.
A rileggerla mi ha fatto uno strano effetto: ne è passata di acqua sotto i ponti!

Valentina mi ha chiesto di dare un consiglio a chi vorrebbe intraprendere la mia stessa professione di recruiter.
Vi copio la risposta:

“I preconcetti in questo lavoro non aiutano, neanche quelli veri! Le persone ti stupiranno sempre.
Inoltre, se incontri un buon mentore non mollarlo: io sono stata fortunata, ho trovato chi ha creduto in me e mi ha aiutata a crescere, dalla gavetta fino a qui. Il più bel regalo che ti può fare il mondo del lavoro è quello di farti incontrare qualcuno così. Quando lo si trova bisogna fidarsi e imparare quanto più possibile.”

LASCIATI STUPIRE E AVRAI BELLE SORPRESE

Il tema delle persone che ti stupiscono si spiega da solo (e l’esperienza poi ti insegna tutto quello che non riesci nemmeno a immaginare). E quindi no, nessun pregiudizio perché alla fin fine in questo mestiere è davvero importante riuscire ad accogliere, a capire, a cambiare opinione, a non farsi condizionare (troppo) dai pregiudizi e provare a mettersi nei panni altrui.
Che non significa non imparare dal passato e non avere dei paletti con cui interpretare il comportamento delle persone, in fondo siamo chiamati a fare un po’ anche questo, vuol dire però mantenere sempre un atteggiamento aperto e concedere il beneficio del dubbio.
E poi verificare!
Provare ad andare oltre a cosa faremmo noi, ragionare con la testa del candidato (entro i limiti del buon senso, ça va sans dire).
E no, non va sempre bene, ma quando succede ne vale la pena!

UN MENTORE È PER SEMPRE

Il tema del mentore mi sta ancora più a cuore: io sono fortunata, anzi di più!
Andrea Pozzan mi ha assunta come segretaria e mi ha fatta crescere con pazienza e fiducia.
Parecchio di entrambe.
Sono 15 anni esatti che ho fatto quel colloquio con lui.
Dovevo ancora laurearmi e non avevo idea di cosa si occupasse uno studio di ricerca e selezione del personale, lo ammetto.
Ricordo benissimo il tempo che dedicava a spiegarmi gli incarichi che seguiva, mi raccontava degli incontri in azienda, mi introduceva alle varie funzioni aziendali, mi illustrava i ruoli, i rapporti gerarchici, l’organizzazione delle società che seguiva, le dinamiche produttive, i processi decisionali, la valutazione di un CV e poi anche quella delle persone a colloquio.
Mi ha condiviso il suo mondo e per me è stato entrare in universo sconosciuto.
Io in fondo ero solo la segretaria e a quel tempo le mie ambizioni non erano votate al lavoro.
Lui mi ha trasmesso anche l’”amore” per questo lavoro, anzi, più in generale mi ha dimostrato il valore di impegnarsi con il desiderio di svolgere al meglio il proprio compito e di farlo per le persone (aziende e candidati), non solo per lo stipendio fine mese intendo.
Per me, figlia di uno statale per cui il lavoro era (ed è) un male necessario, è stata una vera rivelazione.
Mi ha anche rimproverata, mi ha ripresa, mi ha corretta, mi ha messa alla prova, mi ha forzata e mi ha permesso di volare da sola.
Ha rischiato insomma, alla grande.
Io l’ho seguito, l’ho osservato, l’ho ascoltato, mi sono fidata, non ho mai pensato che non avesse più niente da insegnarmi.
Neanche quando ho lasciato il suo studio per andare a lavorare in azienda.
Nemmeno adesso che lavoriamo di nuovo insieme e io sono una libera professionista con 15 anni di esperienza alle spalle.

La mia fortuna più grande è stata incontrarlo.
Il mio merito più grande invece capire che avevo davanti una persona in grado di insegnarmi tanto.

In questo lavoro, che non c’è nessun master in grado di formarti davvero alla pratica, trovare chi ti permette di fare un buon apprendistato è fondamentale.
Pena fare tanta, tanta fatica (e tantissimi stage!).
In questo e in tanti altri lavori: se trovi un buon mentore non fartelo scappare e impara più che puoi. Più dei libri le persone fanno la differenza nel percorso professionale di ciascuno.

E ricorda che un mentore è una cosa diversa da un leader: è fondamentale questa differenza!

L’APPRENDISTATO NON FINISCE MAI

Io non sarò mai un mentore.
Non ne ho le qualità personali, pazienza ed empatia le esaurisce mio figlio e ho una inclinazione naturale al lavoro in autonomia.
Lo so e non mi sforzo di essere diversa da quella che sono anche se mi impegno per diventare sempre più collaborativa.

Però ho imparato a imparare.
Ho imparato a scovare gli insegnamenti ovunque.
So di essere brava nel mio lavoro e di aver raggiunto una certa seniority, ma una parte di me si considera in continuo apprendistato.
Non solo quando affronto progetti nuovi come ora che collaboro con Annamaria Anelli e ho trovato in lei un’altra splendida insegnante di professionalità, ma anche quando svolgo il mio lavoro quotidiano e mi confronto con Sofia, che è contrattualmente un’apprendista o seguo un incarico a quattro mani con Cristina, o domando un consiglio ad Alice. Quando vado in azienda e incontro manager e imprenditori, quando parlo con le persone a colloquio…
Facendo attenzione si scoprono insegnamenti sparsi qua e là sul nostro cammino come le briciole di Polliccino.
A volte non li vediamo perchè cerchiamo l’ufficialità, rincorriamo l’attestato, il titolo, il master… che va benissimo, ci mancherebbe. Formarsi è ESSENZIALE.
Pensare di formarsi solo in alcune fasi della propria vita e solo attraverso alcuni specifici canali è un errore.
Come lo è pensare che basti la seniority a renderci dei buoni formatori, tutor o mentori.

L’apprendistato non finisce mai.
Servono:
1- la fortuna di incontrare (e riconoscere) persone competenti e diverse da noi,
2- la disponibilità a cambiare punto di vista,
3- il coraggio di uscire dall’area di confort,
4- nessuna vergogna di sbagliare o chiedere

Agosto: il capodanno dei lavoratori e 3 libri interessanti

31 agosto: il capodanno di chi lavora (inclusi gli studenti, che secondo mio papà “quando vai a scuola, la scuola è il tuo lavoro!”).

La data potete spostarla e personalizzarla a seconda del vostro lavoro.
Per me più che un giorno si tratta di tutto il periodo che va dalle pre-ferie, che continua durante le vacanze e che termina alla ripresa dell’attività lavorativa ma che ha il suo apice nella prima fase (il pre-ferie).

E se a capodanno (quello classico intendo) si fanno bilanci e si compilano liste di buoni propositi, nel mio agosto è più o meno la stessa cosa.

Fin da quando andavo a scuola vivevo la fine dell’estate redigendo mentalmente un elenco di cose che, alla ripresa degli studi, avrei fatto meglio:

  • avrei tenuto in ordine i quaderni,
  • non avrei perso le penne,
  • avrei annotato scrupolosamente tutto sul diario,
  • avrei studiato dal primissimo giorno,
  • mi sarei organizzata per prendere appunti secondo il metodo delle mappe mentali,
  • ecc…

Poi si sa, alcune cose vanno e altre no ma questo non mi ha mai scoraggiata.
Partivo ogni anno carica di entusiasmo e non necessariamente triste perché erano finite le vacanze (anche se le vacanze non durano mai abbastanza, ca va sans dire).

Con la fine degli studi e l’inizio del mio percorso lavorativo questa abitudine è un po’ scemata.
Diciamo che da dipendente l’impulso di svecchiamento era meno forte (purtroppo).
Da freelance invece l’esigenza di rinnovamento si è ripresentata puntuale, con la stessa potenza del sole all’alba di un giorno limpido e fresco.

Ora vi spiego come ho imparato a gestire questa spinta, che nasce da un rito infantile ma non per questo ha meno valore di tante altre attività motivazionali. Anzi, per me è stato prezioso riuscire a trasformarla in un’occasione di formazione e di rimessa a punto degli obiettivi (vecchi e nuovi).

COME FUNZIONA IL MIO AGOSTO?

Innanzitutto con il mio compagno abbiamo deciso di andare in ferie a fine mese (entrambi possiamo pianificarci, siamo fortunati), quindi diciamo che l’ultima settimana stacco, la testa quantomeno. 😉

Delle altre 3 settimane:

  • la prima è classicamente un’esplosione di fuochi d’artificio: dal primo al 10 pare che dobbiamo rivoluzionare il mercato del lavoro, le aziende lanciano ricerche nuove urgentissime o pressano per chiudere quelle aperte, insomma si lavora duro!
  • i restanti giorni che mi separano dalle vacanze coincidono con la chiusura della maggior parte dei nostri clienti e pure i candidati da un paio d’anni a questa parte se ne vanno in ferie (buon segno), di conseguenza in ufficio è la quiete dopo 11 mesi di tempesta. Voi non avete idea del bene che si sta.

Questo lasso di tempo è il mio capodanno: 10-15 giorni di cui posso gestire liberamente almeno l’80% del tempo per prepararmi bene alla ripresa.
E questo è un periodo dell’anno che, da quando lavoro in proprio, considero sacro e inviolabile.
È il tempo per me professionista, non per i miei clienti o per i miei candidati.
Tempo sacro e inviolabile.

PERCHÈ

Perché mi piace pensare che a settembre inizierà qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso.
Sono gialla-insights, ve lo ricordo, nel mio universo non è concepito che una cosa si ripeta ogni anno uguale a se stessa, non esiste proprio.
Io voglio (ne ho bisogno) di tornare al lavoro carica di energia e di obiettivi nuovi, e non di nostalgia per le belle giornate tra i monti e con un occhio già alle vacanze natalizie.

COSA FACCIO QUINDI?

In questi giorni di pace e “totale auto-gestione” io studio, faccio esercizi e scrivo.
Principalmente questo.
Compro libri/e-book o leggo quelli che avevo acquistato mesi prima e non avevo mai trovato il tempo di leggere.
Opto per dei manuali molto concreti, nessuna Bibbia del recruitment per intenderci e nemmeno la biografia del buon Jung.
Poca e selezionata teoria e molta pratica!
Quest’anno ho scelto 4 libri, non specifici del mio lavoro ma utili a lavorare meglio.
Me li sono letti in ufficio, ho schematizzato quando serviva, ho fatto gli esercizi previsti, ho scaricato strumenti di lavoro selezionando quelli che possono essermi utili, ho riscritto testi delle nostre offerte per esercitarmi: insomma ho applicato subito quanto avevo letto e ritenevo utile a me (noi).
In alcuni casi ho iniziato attività che dovrò gestire nei prossimi mesi (ad esempio la revisione dei testi di questo blog).

No, non sono in vacanza.
Non me ne sto a casa in infradito a leggere tra un impasto e una lavatrice.
Vengo in ufficio ogni giorno. Pure coi tacchi anche se non dovevo vedere nessuno (ma questo è un altro capitolo).
Faccio pausa pranzo come al solito dalle 13:00 alle 14:00 circa.
Rispondo alle mail, gestisco attività in vista della ripresa, aggiorno i clienti che riaprianno quando io sarò in viaggio e fisso pure qualche appuntamento per il rientro.

Non ero in vacanza.
Perché come dice la mia amica Maricler: per chiamarsi davvero vacanza “corpo e mente devono trovarsi fuori dal (luogo di) lavoro”.
Il rischio infatti è che “chi non stacca mai il cervello comincia a considerare vacanze anche quando non stacca davvero. E invece bisogna staccare.”

Io stacco da oggi, sono ufficialmente in ferie. 🙂

MA, E QUINDI?

E quindi no, non vi sto suggerendo di passare le vostre giornate sotto l’ombrellone leggendo Detto Fatto o L’arte di comunicare o LinkedIn per aziende e professionisti e via dicendo.

I miei consigli sono due:

  1. se ci sono periodi dell’anno in cui il vostro lavoro (per stagionalità o altri motivi) ha una flessione, approfittatene per studiare, per formarvi, senza che nessuno vi debba finanziare per forza un corso, (certo, se lo fanno tanto meglio ma se non accade non è un buon motivo per non imparare cose nuove. Nel mio caso ad esempio ho già allocato tutto il mio limitato budget per la formazione del 2016 quindi mi è sembrato intelligente sfruttare alcuni testi molto pratici per incrementare lo studio: in questa era e con la tecnologia che abbiamo a disposizione non c’è scusa per non imparare!).
  2. vivete il capodanno dei lavoratori: usate questo periodo estivo anche per ricominciare non solo più riposati ma più entusiasti, più motivati verso nuovi obiettivi, più carichi di buoni propositi oltre che di kg accumulati in ferie. Se vi va compratevi un astuccio e delle penne nuove, un’agenda o un nuovo quaderno degli appunti… iniziate dal nuovo insomma.

Per chi fosse interessato ecco i libri che ho studiato in questi giorni (e che naturalmente vi consiglio facendo pure la ola):
Solopreneur – l’organizzazione del lavoro (in proprio) spiegata semplice, della mitica Francesca Marano: è un libro utile anche a chi non lavora in proprio ma nasce come una fonte preziosissima di strumenti e metodologie di lavoro per chi non può contare su una struttura e deve gestire da solo dall’amministrazione all’attività commerciale passando per lo sviluppo dei progetti.
Scorrevolissimo e diretto come solo Francesca sa essere. L’ho divorato e lo sto applicando per gli aspetti che possono effettivamente migliorare il mio lavoro.

Tutto fa branding – guida pratica al personal branding, dell’unica Coltivatrice di successi che ci sia in circolazione: Gioia Gottini. Questo testo lo rimandavo da mesi perché richiedeva una certa applicazione (esercizi, tante cose da scrivere e via dicendo) e non volevo rischiare di vanificarlo con una lettura superficiale. Ho fatto bene. Semplice, concreto, efficace: una guida che ti accompagna passo passo per mettere le basi e poi costruire la casa del tuo personal branding.
Sulle attività di Gioia ho iniziato a rivedere alcune parti di questo blog e con i suggerimenti/strumenti di Francesca voglio aprire un progetto e chiuderlo entro tempi stabiliti!

Chi ha paura del Business Plan?, torna in campo Francesca Marano che con questo titolo lo giuro, mi ha sempre spaventata. Io ho paura eccome. Io e i numeri, anzi, io e la gestione strategico-economico-finanziaria del mio business, siamo due rette divergenti.
Il libro di Francesca ha un grande pregio: l’autrice. Lei ti parla e ti rassicura subito, e tu dici “ok, ce la possiamo fare se mi tieni per mano”. E lei lo fa, con il suo stile che unisce simpatia, vita vissuta, grande professionalità e tanta pratica: il libro contiene schede ed esercizi da svolgere per arrivare a mettere a punto un proprio personalissimo Business Plan. Francesca è generosa, lei ti insegna quello che ha imparato, rielaborato e poi messo a punto in tanti anni e tu ti ritrovi con la pappa pronta, devi solo metterci un po’ di impegno e ringraziare.

Il quarto libro è quello di una professionista bava come poche (uno dei miei punti cardinali in fatto di scrittura e relazioni). Ma di questo testo vi parlerò a settembre, non perché sia migliore rispetto agli altri bensì perché, a differenza degli altri che si rivolgono principalmente a persone che lavorano in proprio, questo si rivolge a tutti: in particolare a chi lavora, e in un capitolo preciso anche a chi cerca lavoro. E tratta temi a me così cari e così collegati a questo blog che non posso non dedicargli uno spazio a sé. Quindi appuntamento rimandato.

Trovate tutti i libri citati (e molti altri) nella sezione Manuali Professionali di Zandegù e no, questo non è un post sponsorizzato: scrivo di mia sponte cose che nascono dalla pancia e dal cuore e in testa trovano le parole per essere dette.

Basta, ho finito.
Adesso stacco e mi dedico alla ricarica delle energie psico-fisiche, leggerò solo romanzi e ricette.
Sarò assente un paio di settimane, ci risentiamo con calma e tanto entusiasmo a settembre.

A presto 🙂