Il CV: che formato scelgo? Europass, classico o creativo?

La scorsa settimana è uscito un mio post sul portale C+B, ho parlato del Curriculum e ho cercato di dirimere una questione sempre un po’ discussa e mai completamente chiara.

QUAL È IL FORMATO IDEALE DI UN BUON CV?

Europeo, creativo, super-grafico, per competenze, cronologico, resumé, alternativo e chi più ne ha più ne metta.
Su C+B ho parlato a chi lavora in proprio, qui invece allargo la visuale e mi rivolgo anche a te che lavori come dipendente e ti stai ponendo questa domanda.

RAGIONIAMO UN PO’…

Io non ho la verità in tasca, o meglio credo che NON CI SIA UNA SOLA verità.
Ci sono degli elementi da valutare.

Elementi per i quali il tanto bistrattato formato europeo (che oggi è evoluto a Europass) potrebbe rivelarsi la scelta più opportuna, in alcuni casa l’unica possibile (ad. esempio se come me lavori per istituzioni o su progetti finanziati dove viene richiesto questo e solo questo tipo di documento).
In altri casi invece un CV cronologico classico e senza alcun elemento di originalità grafica produce qualche perplessità in chi lo legge (es. se è il CV è quello di un grafico creativo).

Quali sono quindi gli elementi da valutare prima di scegliere che formato adottare?

  • a cosa mi serve il CV, ad assolvere a un obbligo o a comunicare e convincere chi legge ad incontrarmi?
  • quanto tempo ho a disposizione? devo elaborare un documento velocemente o sto preparando qualcosa di curato e personalizzato?
  • a chi è destinato? chi è il mio interlocutore tipico? un ente/istituzione, la funzione marketing di un’azienda, la funzione HR, una società di recruiting?
  • che lavoro faccio? lavoro in amministrazione, sono un avvocato, sono un creativo, mi occupo di comunicazione digitale, sono un area manager, lavoro in ufficio tecnico…
  • che livello di seniority ho e in quale settore opero? è significativo spiegare ogni singolo passaggio della mia carriera o posso puntare alla descrizione delle mie competenze attuali sotto forma di resumé?

Rispondi a ogni domanda, l’esito finale non può essere incerto! Capirai da solo/a quando è opportuno “ripiegare” su un dignitoso Europass (e per favore evita il vecchio modello europeo o, se proprio vuoi usarlo, usalo bene, non è mica necessario inserire le competenze artistiche se queste si limitano ad aver cantato nel coro della parrocchia e ricordati di eliminare le istruzioni di compilazione nella colonna di sinistra, mi raccomando) e quando invece vale la pena di creare qualcosa ad hoc. Quando serve creatività e quando invece è più opportuno mantenere uno stile sobrio (ma non piatto ehh… poi vediamo cosa significa).

EUROPASS, QUANDO?

Abbiamo capito quindi quando usare l’Europass:

  • quando bisogna e quando abbiamo fretta principalmente,
  • quando ricopriamo un ruolo aziendale che non ha importanti contenuti di creatività,
  • quando ci spaventa molto l’idea di “inventare” qualcosa e abbiamo il dubbio che non riusciremo a gestire i futuri aggiornamenti del documento,
  • quando dobbiamo comunicare solo ed esclusivamente la nostra storia professionale e le competenze maturate, con evidenza ai diversi passaggi cronologici.

Quindi no, non è una scelta sbagliata, basti sapere che si tratta di un’opzione molto standard e standardizzata: nessuna eccitazione particolare quando scaricherai il CV compilato, te lo dico, ma avrai un prodotto dignitoso, ben formattato e adeguato al suo scopo. Se pensi che ti serva questo è giustissimo usare questo formato.

PERSONALIZZATO: CREATIVO O CLASSICO?

Se invece scegli il CV personalizzato si apre un nuovo dubbio: quanto devo lavorare di grafica, paiette e lustrini? Dovrò forse ingaggiare un grafico per renderlo attraente?

No! Prima di partire per la tangente fermiamoci e di nuovo ragioniamo. Non è sempre necessario elaborare qualcosa di articolato, super-creativo, trabordante grafica e interattivo.
Perchè se posso darti un consiglio solo sarebbe questo: scegli un formato che ti risulti agevole, maneggevole e semplice da aggiornare in futuro e punta ai contenuti (chiarezza, completezza, sintesi, capacità comunicativa), e ricordati che:

l’originalità più sfidante (e potenzialmente efficace) è quella che affidi alle parole, non tanto alla grafica!

È inutile quindi perdere le serate a elaborare un CV con le paillettes e dover imprecare ogni volta che dovrai modificarlo perchè si sformatta a ogni piccola variazione di testo (ehh già, un CV andrebbe personalizzato quasi a ogni invio, lo sai vero??).

Quindi un formato classico, pulito, sobrio ma personalizzato, con l’uso di due colori (il nero e un altro colore), con una grafica basilare, una mappa visiva* ben definita e un testo curato e personalizzato che comunichi il tuo lavoro ma anche un po’ te come persona e ciò che stai cercando/offrendo, è davvero la scelta migliore.

*per mappa visiva intendo un’efficace distribuzione dei contenuti, che agevoli la lettura del documento da parte di chi lo riceve. Si realizza usando bene gli spazi, paragrafi, box, linee di separazione, link, bold.

LE PAILLETTES NON POSSONO MANCARE SE…

Se invece il tuo mondo è quello della grafica e della creatività io mi aspetto che il tuo CV sia in parte anche una “dimostrazione” delle tue competenze: parte della tua credibilità professionale deve manifestarsi proprio lì. Sfrutta quest’opportunità: tu hai una possibilità in più rispetto a tanti altri, quella di far vedere le tue competenze.
Solo alcune attenzioni:

  • ricordati che gli elementi grafici e i simboli non compaiono in una ricerca testuale, quindi evita di affidare al disegno parole o concetti chiave,
  • pensa al tuo interlocutore: parla la tua lingua? è dentro al tuo mondo? se sì puoi osare un po’ di più, in caso contrario fai attenzione: il rischio è di non essere capito, quindi preoccupati sempre che la forma e i contenuti grafici del tuo CV non interferiscano con la sua comprensione/lettura.

Queste sono alcune riflessioni che mi sono sentita di condividere, come vedi non ci sono regole incise sulla pietra che ti permettono di scegliere IL formato giusto una volta per tutte.
Non funzionerebbe. Più opportuno avere a disposizione diversi modelli e scegliere quello più adeguato a seconda del contesto/obiettivo.

UN REGALO FINALE

Chiudo con un regalo: se cerchi dei template creativi o quantomeno diversi da quelli di word ma non hai dimestichezza con la grafica ti suggerisco di usare CANVA. È un programma di impaginazione gratuito (basta registrarsi) che propone diversi modelli pre-compilati, tra quelli proposti ci sono anche molti spunti per il resumé dai quali puoi elaborare un buon curriculum grafico. Provare per credere.

Foto di Vítor Santos

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La mail che accompagna il CV: mini-guida alla scrittura efficace

Differenziati e incuriosiscimi!

Questo è quello che ti invito a fare quando decidi di scrivere a me e a qualsiasi altra persona, recuirter o manager, a cui invii il tuo Curriculum.
Hai a disposizione più possibilità per attirare la mia attenzione ancora prima che con i contenuti specifici del CV, su cui, lo sappiamo bene, si può giocare solo fino a un certo punto.

Puoi usare:

  1. l’oggetto della mail
  2. il messaggio dentro la mail
  3. la tua presentazione, in forma di lettera a parte o di sintesi che si inserisce tra i dati anagrafici e tutto il resto (io consiglio questa seconda scelta quando si invia il CV in Italia)
  4. la forma grafica del CV
  5. la forma fisica del CV (questo non è per tutti ma c’è comunque buon margine di fantasia)

IL MESSAGGIO DELLA MAIL: A COSA SERVE?

Ora, senza voler andare in cerca di cose difficili e poco maneggevoli come i programmi di grafica, concentriamoci sul punto 2 “il (benedetto) messaggio della mail”.
Che ci mettiamo nella mail che accompagna il Curriculum?
Intanto chiariamo bene una cosa: quello che scrivo nella mail non è il riassunto del CV!
È un messaggio che ha l’obiettivo di trasmettermi e spiegarmi le motivazioni che ti spingono a candidarti a una certa selezione e le competenze (hard e soft) distintive che puoi mettere in campo.
In caso di candidatura spontanea (ovvero non specifica su una ricerca di personale), lo scopo di questo messaggio è convincermi che potrebbe valere comunque la pena di incontrarti.
A ogni modo, il messaggio avrà fatto bene il suo dovere se io:

  • aprirò e leggerò con curiosità il tuo CV dall’inizio alla fine
  • mi ricorderò di te “a lungo” anche senza averti conosciuto/a di persona
  • mi verrà voglia di conoscerti a prescindere dal fatto che ci sia una selezione su cui confrontarci

IL MESSAGGIO DELLA MAIL: COSA e COME NON SCRIVERE!

Sarò brutale, nel corpo della mail:

  • non scrivere un bignami (che poi non è mai un bignami) delle tue esperienze professionali. Quelle le leggerò sul CV se sarai così bravo/a da farmi venir voglia di leggerlo.
  • non lamentarti del mercato del lavoro e delle continue ingiustizie a cui sei incappato/a
  • non creare un muro di parole che scoraggia la lettura anche della persona più tollerante e accogliente, (usa bene lo spazio, non dilungarti, crea dei paragrafi).
  • non lasciarlo in bianco (sì, c’è chi lo fa)
  • non liquidarmi con un banale e impersonale In allegato Le invio il mio CV per la posizione in oggetto
  • non tentare di metterti al mio posto. Eccoti un esempio di vita vera:
    Buongiorno, le scrivo per candidarmi alla posizione di Responsabile XYZ che ho trovato sul vostro sito.
    Quando ho letto l’inserzione mi sono trovato descritto, sembrava si parlasse proprio di me e ho quindi capito di essere la persona giusta per questa selezione. Le mie esperienze (segue logorroica esposizione delle esperienze professionali) mi rendono il candidato ideale a questo ruolo. Attendo una convocazione per un colloquio. Cordiali saluti.
  • non dirmi cose ovvie e inutili. Un altro esempio dall’archivio:
    Gentilissima dott.ssa Zantedeschi, desidero con la presente sottoporre alla Sua attenzione il mio curriculum vitae. Ho maturato esperienze di lavoro in team e capacità di lavorare per obiettivi nell’ambito di aziende importanti e strutturate nelle quali ho avuto modo di esprimermi e farmi apprezzare in particolare per doti di comunicazione, riservatezza, discrezione, sensibilità, organizzazione, cura dei particolari e versatilità. Alla ricerca di nuovi stimoli e mossa dal desiderio di rimettermi in gioco in ambito professionale, sarei molto lieta poter avere un colloquio conoscitivo con Lei. 

Rileggi ancora una volta il messaggio qui sopra e dimmi cosa fa questa persona di lavoro.
Esatto, hai centrato il problema: non si capisce!
A parte lo stile di scrittura un pelino arcaico e formale, quello che manca è la sostanza.
C’è un potpurri di cose belle e buone ma senza un contesto di riferimento.

PER DIFFERENZIARSI BASTA UNO E UN SOLO MOTIVO, TROVALO e poi scrivilo bene!
(e adesso ti spiego come)

Il messaggio della mail è un messaggio promozionale, deve portarmi a fare qualcosa (call to action) ad es. aprire il CV (e sì, io li apro tutti in ogni caso ma a volte il messaggio della mail è un grandissimo deterrente) o deve attivare una serie di pregiudizi positivi secondo i quali io aprirò il tuo CV già un po’ convinta che tu sia una persona da incontrare!

Come si fa?
Con parole chiare e dirette, pochi giri di parole, pochi virtuosismi letterali e un corretto uso del grassetto e della formattazione.
Queste parole nascono dalle risposte ad alcune semplici domande:

  • perchè mi candido a questa posizione?
  • cosa potrebbe differenziarmi da altri/e candidati/e?
  • cosa voglio che venga letto del mio CV? (1 sola cosa, la più importante)
  • perchè questa persona dovrebbe incontrarmi?
  • che valore aggiunto posso portare in un nuovo contesto lavorativo?
  • perchè voglio lavorare per questa azienda? (nel caso si scriva direttamente a un’azienda)

Rispondi per iscritto a tutte queste domande e poi rileggile.
Seleziona poi quella che secondo te (o secondo qualcuno di cui ti fidi) ha il messaggio più forte, più diverso, più accattivante, più convincente e, sulla base di quella risposta, elabora un buon testo della mail ricordandoti che non deve superare le 10-12 righe e che deve dire cosa fai nella vita.

AD ESEMPIO… (lo faccio io per mostrarti come potrebbe essere)

perchè mi candido a questa posizione?
Lavorare nel controllo di gestione è il mio obiettivo, mi sono appassionata di questa materia alla specialistica di Economia Aziendale: è stato un colpo di fulmine che ha portato chiarezza in ogni mia successiva scelta lavorativa e formativa.
Mi candido perchè intravedo in questa opportunità il modo di fare un bel passo avanti nel mio percorso lavorativo e nell’acquisizione di nuove competenze manageriali in un contesto internazionale (finalmente).
È il mio treno e non voglio perderlo, o quantomeno vorrei potermi mettere in corsa per prenderlo. 😉
È per questo che spero in un colloquio conoscitivo, poi starà a me giocarmi tutto.

cosa potrebbe differenziarmi da altri/e candidati/e?
Non è certo la laurea in ingegneria meccatronica a rendermi il candidato ideale lo so, forse nemmeno la conoscenza approfondita dei più importanti CAD 3D (Solidworks, SolidEdge, Inventor e ProE), potrebbe giocare a mio favore l’aver progettato in completa autonomia macchine automatiche nel settore del packaging e una precedente esperienza come project manager all’interno di un’azienda del settore automotive (uno tra i più esigenti in circolazione).
Ma se anche questo non dovesse bastare credo di potermi giocare un B2 in tedesco, la conoscenza delle principali normative ISO/TS e una riconosciuta capacità di affrontare i problemi con lucidità e pragmatismo. Per tutto il resto rimando a un colloquio conoscitivo!

cosa voglio che venga letto del mio CV? (1 sola cosa, la più importante)
Buongiorno, sul mio CV troverà citate e ben descritte le mie esperienze professionali.
Le anticipo solo che ho lavorato per 7 anni nel settore della gioielleria (lo stesso settore in cui opera l’azienda citata nell’inserzione): conosco quindi tutte le logiche specifiche dell’acquisto di materiali, servizi e lavorazioni di questo mondo specifico e so bene quali sono le principali problematiche (di qualità, tempi e costi) che lo caratterizzano.
Conosco la problematica del “calo di lavorazione”, so verificare i dati del sistema e so quanto sia importante lavorare a stretto contatto con la programmazione produzione.

Tutto il resto è ben descritto nel CV quindi non mi dilungo ma spero di raccontarle a voce anche i motivi che mi spingono a voler cambiare lavoro.

___

PS: talvolta la cosa che andrebbe messa in bella vista sul corpo della mail potrebbe essere l’iscrizione alle liste di mobilità o eventuali incentivi all’assunzione, l’iscrizione alle categorie protette, un trasferimento già previsto nella zona dove ha sede l’azienda (se si abita distanti) o la possibilità di domicilio in loco ecc…

perchè questa persona dovrebbe incontrarmi?
Le scrivo perchè sto cercando un nuovo lavoro! Banale ma vero. Le anticipo anche che ho controllato il sito e non ho trovato nessuna ricerca attiva che possa rispondere ai miei requisiti e/o ambizioni quindi so bene che non c’è motivo apparente perchè lei debba incontrarmi. Ma io sono fiduciosa e so di essere una buona potenziale candidata.
So che prima o poi qualcosa si muoverà anche per me e io voglio essere pronta, un breve colloquio con lei potrebbe aiutarmi, se ne ha il tempo e la possibilità.
In caso contrario sappia che controllerò regolarmente il vostro portale e mi segnalerò non appena troverò un’inserzione interessante. Quindi al limite l’appuntamento è solo rimandato. 🙂
Glie l’ho detto, sono una persona fiduciosa, e anche determinata!

che valore aggiunto posso portare in un nuovo contesto lavorativo?
La mia esperienza professionale come enologo è breve ma imparare non è mai stato un problema. So che la differenza la fanno le persone, non le conoscenze che oggi sono una merce alla portata di molti.
Quindi metto in gioco la mia determinazione, la mia capacità di lavorare in team (lo testimonia la lunga militanza all’interno dell’associazione Clownterapia Vicenza), la mia formazione specifica in enologia e viticoltura e la passione per questo settore, una passione mista a umiltà perchè ribadisco, ho molto da imparare, ma nessuno dovrà insegnarmi ad amare il mio lavoro.

perchè voglio lavorare per questa azienda?
Buongiorno, le scrivo per candidarmi alla posizione di Assistente Commerciale Export.
Esperienze e competenze sono ben descritte sul CV, faccio questo lavoro da 7 anni.
Quello che invece voglio sottolineare qui è la mia motivazione a lavorare per PINCOPALLO SPA. Vi conosco come un’azienda ricca di valori e di attenzioni per le persone.
Mi sono informata, vi seguo sui canali social e sui media e da tempo aspetto l’opportunità giusta per candidarmi a lavorare con voi.
Operare nel mondo della moda sarebbe già un traguardo importante ma collaborare con voi significa concretizzare un obiettivo che coltivo da anni.

Spero che gli esempi ti siano stati utili.
L’ultimo consiglio che ti dò è cambia: non continuare a scrivere la stessa cosa se vedi che non ottieni risposte. Prova e riprova usando frasi diverse, provando a modificare il tono o la motivazione. Sperimenta e misura i risultati.

(Foto di Neven Krcmarek)

Tira fuori la testa dal tu lavoro per fare meglio il tuo lavoro

: Ora ti spiego perché partecipo a eventi che nulla hanno a che fare con il mio lavoro e perché ritengo che sia una cosa decisamente intelligente ma soprattutto strategica per il mio lavoro.
E potrebbe esserlo anche per il tuo!

Questa è la big picture del post (grazie Annamaria, grazie!), a cui aggiungo che in questo post mi rivolgo un po’ più ai freelance e ai liberi professionisti, ma sono convinta che possa essere una lettura utile anche per manager e imprenditori.

Sabato ho partecipato al FreelanceDay2016. Ho partecipato e ho anche fatto da relatrice.

Il giorno prima ero a un convegno di psicologi, lì ho solo ascoltato. A settembre ero al Freelacecamp, vi partecipo dalla prima edizione. A maggio ho partecipato a un corso di Grafica per non grafici, lo scorso inverno invece due corsi sulla scrittura e uno di blogging tra poche settimane. E poi ci sono gli articoli che scrivo sul blog, i post sui social e la collaborazione (volontaria) con C+B.

Io lo so, qualcuno mi guarda e pensa “lei in fondo fa tutto questo per divertirsi, perché è una “gialla” piuttosto egocentrica!” (quella dei colori te la spiego sul blog).

Certo che mi diverto, è spesso piacevole, incontro persone, rivedo amici, mi faccio nuovi amici, come si suol dire: allargo il network. E mangio sempre cose buone!

Ma mi sbatto pure, costruisco gli interventi, rubo tempo fatturabile e diversi dopo-cena per prepararmi, investo i miei weekend, pago per i corsi, rinuncio a stare con la mia famiglia, mi prendo regolarmente il raffreddore in treno, evito corsi ed altri eventi nel mondo food (una delle mie passioni da sempre) e via dicendo…

Perché? Per lavoro! PER MIGLIORARE IL MIO LAVORO (con la piacevole conseguenza che ne guadagna anche la mia vita personale!)

E perché non ti fai un bel master in Risorse Umane o un corso specialistico in Recruiting?

Te lo spiego subito: ho 38 anni, mi occupo di ricerca, selezione e formazione del personale da ormai 15. Questo non mi rende la massima esperta in materia ma non sono più una ragazzina che deve apprendere un mestiere, credo sia arrivato il momento di allargare più che approfondire. Anche perchè, il futuro di chi si mette in proprio si costruisce giorno dopo giorno in assenza di certezze se non quella che non puoi mai mollare, che non puoi mai dare niente per scontato (es. “saperne di comunicazione non mi servirà mai perchè io intervisto persone!” BALLE!!).

Sono anche convinta che in questo momento storico per lavorare bene servono 3 cose:

  • ottime competenze specialistiche, perché è questo che chiede il mercato: chi paga vuole ottenere il meglio, e non è stracciando i prezzi che ci si rende più credibili professionalmente, questo mi pare chiaro e lo diamo per assodato;
  • adeguate competenze trasversali: se non sai comunicare, negoziare, stendere un contratto, promuovere la tua attività, reclutare collaboratori, lavorare insieme agli altri, scrivere in modo efficace, ecc… alla lunga avrai qualche difficoltà. O più semplicemente, potresti trovarti impreparato di fronte a eventuali difficoltà così come davanti a nuove opportunità (e non so quale delle due sia peggio!). Ma forse la cosa peggiore è che le difficoltà arrivano, anche se non fai niente per cercarle, mentre le opportunità no, quelle aspettano buone buone che le si vada a cercare, sono furbe loro! 😉
  • la capacità di farsi contaminare e di mettersi sempre in discussione: ragionare out of the box, uscire dal guscio anche quando pensi che il tuo sia un ottimo guscio, e provare a confrontarsi con mondi che non ti appartengono, che non hanno niente a che fare con il tuo lavoro e che, proprio per questo, sono in grado di arricchirlo. Io non posso cambiare gli occhi con cui guardo il mio lavoro da 15 anni e rischio di non vederne i limiti ma nemmeno le possibilità di evoluzione: è più facile (ed è più piacevole) che lo facciano occhi diversi dai miei.

E quindi ecco perché io partecipo a eventi e corsi che APPARENTEMENTE non c’entrano niente con il mio lavoro:

  • perché imparo cose che mi permettono di lavorare meglio come recruiter, come consulente e come libera professionista e che mi aiutano nello sviluppo del progetto professionale a cui collaboro, Competenze in Rete
  • perché a volte torno a casa con soluzioni insperate e inaspettate a problemi su cui mi arrovellavo da tempo
  • perché sviluppo il mio network, conosco professionisti in gamba e trovo potenziali collaboratori per nuovi progetti di lavoro
  • perché costruisco e arricchisco la mia reputazione professionale, che come dice Enrica Crivello: è un’attività importante, faticosa e non delegabile!
  • perché curo e allargo la mia rete di amicizie, AMICI veri, mica conoscenti, e se non è un guadagno questo non so come altro chiamarlo
  • perché non voglio continuare a fare colloqui di selezione per i prossimi 30 anni, non solo quelli quantomeno! ma non succederà mai niente di diverso se continuerò ogni giorno lavorativo a tenere la testa bassa sulle ricerche e ad andar per monti nei weekend.
  • e anche perché voglio essere un po’ felice ogni giorno, non solo alla fine. Gustarmi il viaggio e arricchirlo di situazioni piacevoli.

Scrivere mail, costruire relazioni… un libro che aiuta a farsi scegliere

La scorsa estate ho letto alcuni libri utili per lavorare meglio, erano 4 e di 3 ne parlai in questo post.
Lasciai in sospeso il quarto libro, volevo dedicargli uno spazio tutto suo perchè secondo me a differenza degli altri che forse si rivolgevano a un target specifico di persone, questo DEVI LEGGERLO QUALSIASI COSA/LAVORO TU FACCIA.

Il libro l’ha scritto la mia guru della scrittura per lavoro, Annamaria Anelli, e s’intitola SCRIVERE MAIL, COSTRUIRE RELAZIONI – tecniche per non finire nel cestino, edito Zandegù.

Penserai che questo ebook parli solo di email, in realtà questa lettura ti farà cambiare il modo in cui ti approccerai a qualsiasi comunicazione scritta e probabilmente ti farà nascere il desiderio di approfondire.

Annamaria afferma:

Secondo me le parole possono cambiare il mondo e quelle scritte ancora di più. Credo che non esistano parole vuote o neutre, tutto dipende da come le usiamo. Da ogni singola parola che usi passa come sei tu.
Da ogni singola parola che usi passa cosa pensi degli altri.
Da ogni singola parola che usi dipende il successo o meno di una relazione (di lavoro, di amicizia, di amore).

Se questo non ti ha ancora convinto a leggere il libro allora prosegui in questo post, che ti spiego meglio a chi si rivolge (anche a te!).

Annamaria nel libro è molto chiara, il libro ti sarà utile se:

  • sei un freelance con l’esigenza di procacciarti nuovi clienti dando importanza alle parole che usi;
  • sei un dipendente e vuoi migliorare l’efficacia di ciò che scrivi;
  • hai dei collaboratori e vuoi metter mano alla comunicazione scritta, sia interna al gruppo, sia verso il cliente;
  • sei un’azienda con l’intenzione di usare le risposte che dai ai clienti insoddisfatti non solo come mezzo per riconquistare la loro fiducia, ma anche per trasformarli in fan che non ti lasceranno mai più e continueranno a comprare da te.”

Io aggiungo, leggi questo ebook se desideri:

  • rendere più incisive le mail che invii per proporre la tua candidatura a un’azienda
  • trasformare la mail da strumento di lavoro ad alleato delle tue relazioni professionali (e non)
  • imparare a diventare più efficiente nelle comunicazioni scritte
  • scoprire i più importanti e comuni errori che si è soliti fare scrivendo e liberarsene per sempre!

E aggiungo anche altre considerazioni, da recruiter:

  • Ci sono volte in cui vorrei chiudere la mail ancora prima di aprile il CV in allegato! Mi succede davanti ai cosidetti muri di parole, o quando la persona che mi scrive non mi scrive niente, manco la firma, oppure al contrario quando chi si candida riassume con esagerati dettagli la sua esperienza nel testo della mail senza riuscire a farmi capire perchè dovrei incontrarlo/a, o quando ancora trovo intestazioni errate, copia-incollate da mail destinate ad altri, e potrei proseguire a lungo…
  • Capita invece che io instauri una relazione positiva con alcuni candidati/e già prima di conoscerci di persona, attraverso uno scambio di mail positivo e piacevole.
  • Oppure al contrario: una buona la partenza ma poi la relazione via email pre-colloquio mi scoraggia a proseguire la conoscenza.

Credo che tu abbia capito quanto importante sia utilizzare bene le parole scritte, che proprio in quanto scritte sono soggette a interpretazione da parte di chi legge. E spesso non si sa chi c’è dall’altra parte, ha senso rischiare? Secondo me no!

Inoltre sappi che il libro oltre che utile è piacevolissimo da leggere, non solo perchè Annamaria conosce le regole e i trucchi del mestiere ma perchè lei è una maestra della relazione prima che della scrittura, è una persona straordinaria oltre che una grande professionista (per questo io consiglio molto anche i suoi corsi di scrittura e no, questo non è un post sponsorizzato, scrivo solo quello che penso e quello che ho testato personalmente).
Infine chiudo con un ultimo estratto dal libro, la sintesi di ciò che vi troverai dentro.
Dalle parole di Annamaria:
1. Fuffa free: ti metto in guardia dall’usare paroloni altisonanti, formule vuote e termini buro- cratici.
2. Consigli per scrivere chiaro: ricapitolo alcuni consigli per scrivere in maniera semplice, chiara e precisa.
Pausa riscritture 1: un po’ di «prima e dopo la cura» per capire quanto lavoro c’è sotto.
 (cioè esempi pratici e concreti perchè oltre alla teoria c’è anche la pratica – questo è un inciso di Roberta)
3. Consigli per scrivere in maniera visiva: ti chiedo di progettare l’email anche dal punto di vista visivo; offri a chi ti legge percorsi di lettura, suggerimenti, ancoraggi.
4. Saluti e baci: ti spingo a scrivere l’inizio e la fine delle email con tutta la cura che puoi.
5. Dire no che sembrano sì: ti chiedo di allenarti per diventare consapevole che alcune parole rimangono sullo stomaco di chi le legge (o le ascolta).
6. Disinnescare il conflitto: ti supplico di ridurre l’uso degli avverbi modali, che sono quelli che terminano in –mente.
7. Email di presentazione: ti do alcuni consigli su come scrivere una email per presentare te, la tua attività o un tuo prodotto (più un approfondimento sulla presentazione del proprio CV).
8. Risposte in canna: ti suggerisco di prepararti delle risposte standard da mandare ai clienti quando, ad esempio, devi dire un no, o anche solo in risposta alle email che ricevi durante le vacanze.
9. Preventivi senza risposta e consulenze travestite: ti chiedo di usare il telefono, se il
preventivo che hai mandato non riceve risposta, e di parlare chiaro a chi ti chiede una consulenza tra- vestendola da consiglio veloce.
Un po’ di motivazione (alla riscrittura): ti spiego che scrivere è, prima di tutto, imparare a riscrivere. Cose noiose, lunghe e contorte.
Pausa riscritture 2: un po’ di «prima e dopo la cura» per capire quanto lavoro c’è sotto. Conclusioni: le affido a Roberto Benigni e, credimi, ne vale la pena.

E IO SOTTOSCRIVO, NE VALE LA PENA!!

Laureandi, attenzione a queste due insidie

Scrivo questo post di getto perchè voglio mettere allo scoperto due insidie travestite da principesse che minano il percorso professionale di molti laureandi/laureati.

Si tratta di due pericoli dall’aspetto completamente differente, direi quasi opposti tra loro, ma ugualmente traditori.

Vado subito al dunque:

INSIDIA 1: NON HO MAI LAVORATO DURANTE L’UNIVERSITA’ PERCHÈ I MIEI GENITORI MI HANNO DETTO DI CONCENTRARMI SUGLI STUDI E DI NON PENSARE AD ALTRO.

Voi vi siete sentiti davvero fortunati e vi siete goduti uno dei più bei periodi della vostra vita fino a quando…
Fino a quando il mondo del lavoro, che vi assicuro non assomiglia per niente a un campus universitario, non vi stenderà al primo round perchè i vostri guantoni saranno gonfi solo di teoria ma sul ring, la teoria spesso e volentieri non basta. E vi dico di più: dopo aver festeggiato a dovere i successi scolastici (perchè se avete pensato solo a studiare io mi auguro che voi siate usciti con il massimo dei voti!), più di qualcuno di voi non avrà la più pallida idea di COSA VUOLE FARE perchè non si è mai sperimentato in un contesto professionale.
Non fraintendetemi, non vi sto dicendo che durante l’università dovete cercare e iniziare il lavoro che vorrete fare dopo la laurea, vi suggerisco di confrontarvi con l’esperienza lavorativa in generale, anche se completamente diversa dalle vostre ambizioni di carriera. Vi servirà a conoscere meglio voi stessi e vi preparerà al dopo.
Sfruttate questi anni in cui potete organizzarvi con maggiore libertà per inserire nel vostro piano studi anche un po’ di attività sul campo. Certo, ci sono gli stage direte voi, ma se lavorerete per mantenervi gli studi vi assicuro che la cosa avrà un sapore e un valore tutto diverso.
Dovrete cercarvelo quel lavoro, conciliarlo con gli impegni accademici, cambiarlo all’occorrenza, ecc…
Lavorare come cameriere, come hostess nelle fiere, come  aiuto parrucchiera o anche come lavapiatti vi permetterà di imparare tanto su di voi e su “come funzionate”, su come affrontate le situazioni, su quali compiti vi risultano più naturali di altri, ecc… , vi permetterà di sperimentare alcune dinamiche comuni a qualsiasi ruolo professionale e non vi farà trovare completamente spaesati quando, ancora odoranti di alloro, vi accingerete a muovere i primi passi della vostra carriera.

ps: se ne avrete la possibilità metteteci dentro anche un’esperienza all’estero (ve lo dice una che non l’ha fatta e si è tanto pentita).

ps2: se siete genitori e state leggendo questo post non sognatevi mai di fare un regalo di questo tipo ai vostri figli, non è un vero aiuto!

ps3: se per lavorare come cameriere nei weekend impiegherete 15 anni a laurearvi c’è qualche problema.

INSIDIA 2:
OPZIONE A) HO TROVATO UN LAVORO A TEMPO PIENO CHE MI PIACE TANTO, CONCLUDERO’ (forse) L’UNIVERSITA’ CON CALMA
OPZIONE B): HO TROVATO UN LAVORO A TEMPO PIENO CHE MI PIACE TANTO QUINDI RINUNCIO AGLI STUDI MAGISTRALI CHE AVEVO PIANIFICATO

Vi svelo un segreto: pochissimi, ma davvero pochissimi di quelli che mi raccontano che finiranno l’università lavorando a tempo pieno, poi lo fanno per davvero.
E quei pochissimi fanno una fatica immensa, ma davvero stratosferica.
Vi svelo un altro segreto: tantissime delle persone che non finiscono l’università o che non completano il percorso formativo per favorire il lavoro, dopo qualche anno si mangiano ben più che le unghie per non aver ottenuto quel titolo.
Perchè non è sempre vero che è solo un pezzo di carta. 
Il valore che viene attribuito a una laurea rispetto a un diploma, a una magistrale rispetto a una triennale, in alcuni ambiti, per certi percorsi e per alcune posizioni manageriali è davvero un’altra roba. Roba che l’esperienza sul campo non sempre riesce a sopperire.
È una grande fortuna oggi come oggi trovare un buon lavoro e una buona azienda ma io vi invito a pensare in prospettiva: guardate lontano, spingetevi oltre l’orizzonte perchè è là che vi servirà la vostra laurea, la vostra formazione.
E sì, si può fare tutto nella vita, anche lavorare 10 ore al giorno e prendere due lauree: ma è complicato, dovrete essere pronti a dei grandi sacrifici.
Ammiro profondamente le persone che ci riescono, ma sono rare.

In bocca al lupo a tutti.

Il CV di chi è all’inizio

Questo post lo dedico soprattutto a chi deve scrivere un CV affacciandosi per la prima volta sul mondo del lavoro: ai neodiplomati (che siano pure in periodo di esami ormai) e ai neolaureati. Ai NEO insomma.

A chi pensa al CV e automaticamente corruga le sopracciglia, il pensiero gli si stampa in fronte lampeggiando stile insegna del motel: “e mo’ cosa scrivo??”
Ecco, questo post è per voi (ma non solo).

Non intendo fare qui un vademecum del perfetto CV, che peraltro a mio avviso non esiste UN perfetto CV, ma il CV efficace a seconda della circostanza e dei tuoi obiettivi!
Oggi voglio dirvi cosa non deve mancare nel CV di un NEO.

Risponde alla domanda:
COSA PORTI TU IN AZIENDA?

E non è semplice scrivere bene questa parte ma cercherò di essere il più chiara possibile.
Seguitemi…

Ok, siete privi di esperienza significativa rispetto a quello che volete fare o per cui vi siete formati, avete all’attivo un paio di stage (forse) e/o una collaborazione interessante ma di breve durata.
Diciamo che la parte HARD del vostro CV è piuttosto scarna e non molto diversa da quella dei vostri compagni di corso che hanno superato i vostri stessi esami.
Cosa fare? Come potete mettere nel CV per differenziarvi? per spiccare? per fare in modo di venir notati?
Forza provate a sparare…

  • Scriviamo cosa stiamo cercando, es. Cerco un’azienda meritocratica, in cui sia riconosciuto il valore e il contributo di ciascun collaboratore, dove poter sviluppare un percorso di crescita, dove imparare cose nuove. Mi interessa trovare un contesto internazionale. Sono alla ricerca di un’impresa in forte crescita, attenta alla formazione, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre motivazioni, es. Sono molto interessato a lavorare nel controllo di gestione, la considero una funzione strategica per un’azienda e mi piacerebbe mettere a frutto i miei studi in questo ambito. Sono motivato a crescere e a imparare, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre caratteristiche personali, es. Sono una persona determinata, tendo a farmi coinvolgere molto dal lavoro e sono portato per il gioco di squadra. Sono aperto ai cambiamenti, dinamico e veloce ad apprendere, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo la ricetta originale e supercollaudata della crema catalana (senza buste e bustine)!
    Con me funzionerebbe ma in generale risposta sbagliata!

Cosa allora?

Guardiamo per un momento le prime tre risposte.
No, non sono sbagliate in assoluto, è la forma che va rivista.

È necessario passare da un’impostazione autoreferenziale a una che privilegia il dialogo con chi vi legge.

Nelle tre risposte qui sopra si parla di voi ma non si esplicita cosa potete fare voi che sia utile a chi vi legge, a chi dovrebbe assumervi.

E quindi…
E quindi in un CV dove l’esperienza lavorativa passata non può garantire il futuro, è opportuno ricavare lo spazio per esplicitare il valore aggiunto di scegliere proprio voi.
Voi inteso come tu! Tu che sei diverso dal tuo compagno di banco o di corso.

La domanda che dovete farvi per scrivere questa parte del CV è: cosa posso fare io per te? (te inteso come azienda che assume).

Ecco un esempio:
Sono tenace e caparbio, avermi in squadra significa poter contare su una persona che sa “sporcarsi le mani” e che non ha paura di mettersi in gioco. Assumermi significa acquisire solide conoscenze teoriche e basilari competenze tecniche di progettazione 3D, acquisite durante gli stage. Ma la differenza vera che posso portare in azienda è la mia indole pragmatica, volta alla soluzione dei problemi. Metto a disposizione anche la capacità di fare squadra, la precisione di chi non ama sbagliare, la curiosità di chi ha ancora molto da imparare e la determinazione che mi ha accompagnato durante gli studi di Ingegneria Industriale.

Altro esempio:
Vi metto a disposizione la solarità e la capacità di allacciare relazioni con le persone, che siano clienti o fornitori. Conosco queste lingue straniere, che abbinate alla mia indole socievole mi rendono adatta a un ruolo a contatto con il pubblico. Potrete contare su un buon spirito d’iniziativa e sull’umiltà necessaria a imparare. Posso esservi utile se cercate una persona responsabile, disponibile a viaggiare e a fare formazione e che non teme le novità.

Lo sentite il tono diverso? Come vi suona?
E come potrebbe suonare a chi vi legge?

Ecco, per me nel CV di chi inizia è importante cogliere questo: cosa mi porto a casa se scelgo questa persona?
Ditelo, francamente e con il tono giusto.

PS se però dimenticate i fondamentali come nome, cognome, recapiti, ecc… tutto quello che ho scritto qui sopra non vale un fico secco! 😉

Il CV, e se cambiassimo prospettiva?

Perchè il CV ci sta così antipatico?
Perchè soffriamo ogni volta che dobbiamo mettere a punto, rivedere, riscrivere, rifare il nostro CV?
Io non amo la burocrazia e per quello che mi riguarda elaborare un CV significa spesso rispondere a un’istanza di formalità.
E poi non sono precisa e temo sempre che mi scappi qualcosa.
Ma, non raccontiamocela, il motivo vero che fa sospirare molti di noi quando si trova alle prese con sto benedetto documento è che ci sentiamo giudicati.
Affidiamo a un file la nostra storia professionale, i nostri studi, le nostre capacità ma soprattutto gli affidiamo le nostre ambizioni, i sogni e talvolta i nostri bisogni.
Inviamo con un clik e poi stiamo lì, e speriamo.
Speriamo che chi lo riceve sappia cogliere il detto e il taciuto, quello che c’è e quello che è ancora in potenza, navigando tra le nostre parole, interpretando nel modo giusto, intravedendo quello che siamo davvero e quello che possiamo dare.
E aspettiamo.
Un giudizio, un verdetto.

Sì, a guardarla così è dura non provare un moto di mal di pancia.

E a guardarla in un altro modo cosa succederebbe?
Cosa accadrebbe se cambiassimo atteggiamento?

Ecco qualche spunto di riflessione che spero possa esserti utile:

  • non pensare che ti stanno giudicando, pensa che verranno valutate le tue competenze (presenti e potenziali se sei in grado di farle intravedere) in funzione a un ruolo specifico (quello per cui ti sei candidato): non è un giudizio tout court su di te, che senso avrebbe? È la comparazione tra un profilo atteso, quello ricercato, e le tue competenze/aspirazioni/conoscenze/esperienze. Sta a te mettere in evidenza le informazioni rilevanti e coerenti.
  • se non verrai contattato significa che
    • le tue competenze non sono adeguate, non lo sono per questa posizione specifica, non in generale (vedi punto sopra)! Dovrai fare in modo di lavorare sulla sostanza del CV quindi, arricchendo in qualche il tuo bagaglio di strumenti professionali;
    • non sei riuscito/a a esprimere bene ciò che conosci e ciò che sai fare, e quindi dovrai rivedere il tuo CV (non è certo la fine del mondo);
  • il CV è uno strumento, un alleato del tuo professional branding: no, non voglio farla più sofisticata di quello che è, ma cambiare prospettiva significa guardare le cose da un altro punto di vista: sei orgoglioso di quello che fai e di quello che sei? pensi di essere una persona in gamba? pensi di meritare di crescere? perfetto, allora scrivilo, e scrivilo bene!
  • cercare lavoro è un’attività commerciale: prova a cambiare la frase, “non cerco lavoro, vendo una professionalità!” Perchè è così: tu stai vendendo qualcosa (competenze), stai cercando un acquirente (l’azienda che ti assumerà). Da che mondo è mondo esiste una cosa che si chiama marketing. Non pensare di esserne esente. Anche se sei timido/a, se vuoi vendere qualcosa dovrai promuoverla, pubblicizzarla, renderla visibile e allettante sul mercato. E più grande è la concorrenza più sarà necessario cercare di differenziarsi. Come? Arricchendo la sostanza del proprio Curriculum da un lato (esperienze, stage, corsi, master e via dicendo) e dall’altro lavorando sulla forma, dedicando tempo, attenzione e cura. Le regole del mercato sono molto basilari e sono piuttosto universali, si applicano anche al mercato del lavoro.

Di atteggiamento ho parlato anche in questo post scritto per C+B un portale dedidato alle donne che lavorano in proprio ma ricco di spunti per tutti, se vuoi approfondire puoi leggermi anche lì.

Buon lavoro 🙂

Sul ‪#‎CV‬ privilegiate la chiarezza, la linearità e la sintesi.
Non usate 10 parole quando ne bastano 3: siate diretti ed espliciti.
Non inserite contenuti che non portano valore aggiunto a chi legge.
Non citate tutti gli esami dell’università.
Non tentate di compiacere a tutti i costi.
Non parlate di competenze artistiche a meno che non vi stiate candidando a qualche talent.
Non dite “sono il migliore”.
Non inserite selfie fatti in auto (perdio!)
E poi rileggete, tagliate, correggete, rileggete, tagliate e correggete ancora.

8 consigli per un buon CV

Condivido in modo molto estemporaneo alcuni consigli che ho regalato qualche tempo fa a una persona che mi ha chiesto di “dare un’occhiata” al suo CV. Dopo aver riletto quello che gli avevo scritto ho pensato che fossero indicazioni di buon senso e utili ai più, così  ho voluto di farne un piccolo post denso di spunti concreti (che non pretende di essere esaustivo: un post solo non basterebbe).

Se quindi vuoi due dritte per revisionare il tuo curriculum, ecco alcuni spunti:
1- tra i dati anagrafici e le esperienze lavorative inserisci una piccola presentazione: chi sei, cosa sai fare e cosa cerchi. Considera che questa parte è quella che modificherai quasi ogni volta, in base a chi sarà il destinatario del CV
2- la parte “formazione/studi” va di norma inserita dopo le esperienze lavorative: le informazioni più rilevanti vanno messe prima, conta di più il lavoro che stai svolgendo oggi rispetto a cosa hai studiato 10 o 15 anni fa (il discorso cambia se ti sei appena laureato/a e hai esperienze lavrative poco inerenti agli studi)
3- le esperienze lavorative vanno inserite dalla più recente/attuale alla più vecchia: vale il discorso sopra, dai evidenza alle informazioni rilevanti oggi
4- inserisci due parole per descrivere la tua attuale azienda (e quelle precedenti), non affidarti solo a ciò che può trasparire dal nome: es. Gigio Noleggi, noleggio di che? scrivilo, cerca di far fare meno fatica possibile a chi ti legge e non dare per scontato che le persone conoscano l’impresa in cui lavori, linka il sito se c’è.
5- in generale, questo è un consiglio di stile più che di sostanza, è preferibile scrivere in prima persona (faccio, gestisco, coordino, progetto….). E usa i verbi attivi, non la loro nominalizzazione (es. “gestisco” non “gestione”)
6- sempre in termini di stile e di efficacia, la lista delle tue mansioni non copiarla dal tuo mansionario (so che sembra contraddittorio ma dammi retta): il mansionario spersonalizza il ruolo e lo astrae in un elenco di attività scritte in aziendalese. Il mansionario ha una forza comunicativa pari a -10. Scrivi quello che fai davvero ogni giorno: es. sono responsabile degli acquisti di prodotti finiti, progetto sistemi di automazione industriale, curo la contabilità attiva, registro fatture passive, produco reportistica aziendale per il CdA…
7- elimina gli sprechi: tutte le informazioni poco rilevanti tipo nazionalità, automunito/a, il nome dei figli, la declinazione di conoscenze informatiche troppo basic sono informazioni che puoi omettere
8- infine ricordati di inviare sempre il CV in formato pdf e di nominarlo con CV_nome_cognome, no solo CV, no solo CV Giacomino, no CV 2016, ecc…

Buon lavoro 🙂