Il lavoro dentro ai confini del lavoro.

Mi sono vantata per molto tempo della mia capacità di non staccare mai la testa dal lavoro.
In primis:

“Perché io amo il mio lavoro!!”

poi perché

“Non credo nella divisione netta tra vita e lavoro, il lavoro è parte integrante della mia vita, abbasso i confini!”

anche perché

“Quando sono in vacanza mi vengono delle buone idee!”

e ancora perché

“Sono una freelance, semplicemente io non posso andare in vacanza!

SONO BALLE (e scusate il francesismo)!

Tutte quante.
A partire dall’ultima!

I freelance non sono mica persone votate al martirio lavorativo, anche se il fisco italiano un po’ lo vorrebbe.
E se non imparo a staccare la spina, prima o poi anch’io mi brucio, nonostante ami davvero il mio lavoro.

Ma vale anche per chi è dipendente e tiene così tanto al proprio mestiere da portarselo a casa e, nei casi più estremi, in vacanza (o magari non ci tiene ma in qualche modo si sente obbligato) .

Perché poi capita che sta roba, di portarsi a casa le cose da fare, venga citata orgogliosamente a colloquio, per fare bella figura: il celodurismo dello staccanovista spacca nel nord est!!

Epperò io ho cambiato idea.
E ho capito che se non si è capaci di alzare la testa dal fare-fare-fare e non si inizia a distinguere quella che è vita lavorativa, dalla vita famigliare, da quella privata (lo spazio per sé ben descritto in Terzo Tempo) e da quella sociale… beh allora c’è qualcosa di cui preoccuparsi seriamente.
Della salute per cominciare.

Ma anche della propria competenza organizzativa, della propria efficienza, della capacità di far fronte al lavoro dentro i tempi e gli spazi del lavoro e non in cucina quando si prepara la cena o in palestra quando ci si dedica all’allora fu una tartaruga..
E non significa non fare straordinari o non poter trovare ispirazioni in contesti diversi dall’ufficio, ma riuscire a vivere ogni ambito con l’attenzione che merita, trovando anche del tempo per ricaricare le batterie.

“Ehhhh la fai facile tu, ma se i colleghi lavorano 12 ore e anche da casa io mi devo adattare” (questo me lo diceva sempre il mio compagno, che adesso ha cambiato lavoro, non ha un pc portatile e io per questo motivo amo la sua datrice di lavoro!)

“Ehhhh parli bene tu, ma non sai cosa devo fare per tenermi il lavoro che ho”

“Ehhhh sembra semplice, ma l’azienda in cui lavoro io è troppo disorganizzata”

“Ehhhh belle parole ma c’è la crisi” (questa va sempre!!!!)

“Ehhhh ma c’è la crisi e i datori di lavoro hanno il coltello dalla parte del manico” (questa è la versione sindacalizzata della precedente)

“Ehhhh, ma…” non si dice

Perché va bene tutto, però alla base di ogni risposta c’è un errore.
Lo stesso errore che faccio io quando dico che non posso ammalarmi, che non posso andare in maternità, che non posso non lavorare dopo cena, che non posso staccare la testa perché sono imprenditrice di me stessa.

L’errore è spostare i motivi di qualsiasi cosa che non ci piace
fuori di noi, anziché dentro, e in questo modo non fare niente per cambiare la situazione.

Mi spiego facile: sono io che devo modificare il mio approccio e concedermi una cosa essenziale per il mio lavoro.
Questa cosa si chiama RIPOSO!
Non posso aspettare che il sistema fiscale italiano migliori e renda la mia situazione più sostenibile e più compatibile con le vacanze… (che poi sarebbe un’attesa del tipo Aspettando Godot)
E vale per me ma vale per chiunque si lascia, più o meno spontaneamente, coinvolgere molto dal lavoro.

E invece bisogna fermarsi.
Bisogna mettere dei confini! (non avrei mai pensato di dirlo eppure…)
Ogni giorno, a una certa ora.
Ogni anno, per più di una settimana, almeno 2 di fila senza pensare al lavoro!

E bisogna riposarsi, fare cose che piacciono ma anche non fare niente e mettere corpo e mente nelle condizioni di rigenerarsi.

Quindi riposatevi, mi raccomando (disse la recruiter che ha appena mandato un sms a una candidata in vacanza per avere conferma su un appuntamento di settembre!).
E non venite a colloquio a dirmi che siete più bravi perché non staccate mai la testa dal lavoro e perché ve lo portate anche in bagno: mi chiederò seriamente se siete pazzi, autolesionisti o semplicemente incapaci di organizzarvi!

BUONE VACANZE A TUTTI!! 🙂

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Consulenze sospese per maternità

Ebbene sì, chiudo per maternità.
Siamo agli sgoccioli, non voglio fissare impegni e doverli posticipare perchè il/la pargolo/a decide di anticipare l’entrata (o meglio l’uscita) in scena.

Nei mesi di MARZO, APRILE E MAGGIO le revisioni del CV e le consulenze Insights Discovery saranno sospese.

Farò il possibile per pubblicare qualche post ma avrete pazienza se saranno un po’ radi.

(Soc)chiudo i battenti per un po’ e vi auguro buona continuazione! 🙂

Una sana dipendenza dal lavoro è possibile?

In questi giorni ho riflettuto sulle mie “dipendenze”.
Non l’ho ammessa subito ma mi sono resa conto pensandoci, che il lavoro è una di questa.
Ora chiariamo subito una cosa: io sono felice quando arriva il venerdì, mi piace se le feste comandate creano dei ponti, sono contenta di andare in ferie e quando la domenica vado in montagna non controllo la mail (anzi, metto il cellulare in modalità aereo per qualche ora).
E ribadisco anche un altro concetto fondamentale: non lavoro per la gloria e nemmeno per la pace nel mondo, lavoro per portare a casa la pagnotta, il salame e possibilmente pure il dessert.

Eppure non potrei fare a meno di lavorare.
Non solo perchè come madre a tempo pieno non mi ci vedo proprio, ma perchè sono convinta che quello che imparo lavorando, quello che mi porto a casa sul piano personale, umano e professionale (ovviamente) non è “reperibile” in altri contesti.

Passioni ne ho, forse anche troppe.
E mi arricchiscono.
Persone ne conosco.
Sono uno stimolo continuo.
Ma nel lavoro mi metto in gioco in modo diverso, chiamando in causa ciò che sono e ciò che mi piace fare, ma anche ciò che posso diventare, le cose che non amo fare (ma che devo e devo fare bene) e aspetti di me non conosco e che non conoscerei se non fossi obbligata a farlo.
Quando vado in montagna ci vado con persone con cui condivido questo amore, anzi di più: scelgo gli amici che vanno in montagna con il mio stesso stile, perchè è un piacere e non sono disponibile a troppi compromessi quando faccio una cosa che mi piace.
Nel lavoro non funziona sempre così, scelgo fino a un certo punto e non posso seguire sempre e solo il mio punto di vista.

E non voglio cadere nel banale del tipo:

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita
(Confucio)

Io ho scelto e amo il mio lavoro ma la sera sono stanca e non mi diverto quando devo stare al computer dopo cena.

Mi dissocio anche da questa:

Non è il benessere né lo splendore, ma la tranquillità e il lavoro, che danno la felicità.
(Thomas Jefferson)

Un po’ perchè la tranquillità mi dà noia, un po’ perché mai limiterei le fonti della mia felicità al solo lavoro, non scherziamo dai!?!

Io sono invece una sostenitrice del buon Aristotele:

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero.

E tempo libero è inteso in senso ampio.
Resto anche fermamente convinta che

Il lavoro (può) nobilita(re) l’uomo.
(Charles Darwin rivisitato)

E soprattutto che

La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un lavoro, ed è affidata al caso.
(Blaise Pascal)

Questa è la cosa che mi dispiace di più.
Vedere che in molti considerano ancora il lavoro un “male necessario” e dedicano pochissima attenzione a fare (o almeno tentare) delle scelte oculate, a conoscersi per capire a cosa sono più portati, a studiare (per quanto possibile) in vista di una professione più qualificante.
So bene che non è scontato e nemmeno facile.
Credo però che sia opportuno dedicare sempre più tempo e spazio durante il percorso scolastico ed educativo a veicolare un concetto di lavoro diverso da quello delle generazioni precedenti.
E dobbiamo farlo noi genitori in primis, la scuola subito dopo.
Io sono cresciuta con un padre dipendente pubblico e una mamma un po’ casalinga e un po’ signora delle pulizie: se non avessi conosciuto il mio primo datore di lavoro dubito che avrei mai sviluppato un vero coinvolgimento per il lavoro.
E mi sarei persa tante belle cose.

Non ho una dipendenza dal lavoro, ma dal tipo di stimoli e di opportunità (non solo professionali) che mi offre, quello sì.
Io le ho trovate lì.
Non escludo che si possano reperire altrove, credo però che sia uno spreco continuare a riporre la vita lavorativa dentro la casella delle “cose che devo fare ma senza sarei decisamente più felice!”
È proprio vero?

Mio papà, a due anni dalla pensione probabilmente sì.
Ma se hai tra i 20 e i 50’anni io ho qualche dubbio.

Poi c’è anche chi pensa che…

Il lavoro è il rifugio di quelli che non hanno nient’altro di meglio da fare.
(Oscar Wilde)

Ma la maggior parte di noi non ha la possibilità di scegliere e di “avere di meglio da fare”, quindi tanto vale viverla il meglio che si può questa necessità.
Senza moralismi o buonismi, è un puro dato di fatto!

Stacca, e affila la lama (a prescindere dal dove la userai)

Inizio con una storiella (non mia)…

Due taglialegna lavoravano nello stesso bosco.
I tronchi degli alberi erano davvero enormi, forti e solidi.
I due boscaioli utilizzavano le loro seghe con la stessa abilità ma con una tecnica differente:

  • il primo tagliava i tronchi con una perseveranza incredibile, senza mai fermarsi in tutta la giornata,
  • l’altro invece ogni tanto si fermava per riposarsi.

Verso sera, il primo taglialegna era riuscito a tagliare in tutto 10 alberi.
Aveva lavorato con impegno, era esausto e ormai non gli rimanevano forze per tagliare neanche un albero in più.
Il secondo invece continuava a lavorare  e gli mancava solo un albero per raggiungere i 100.
Entrambi avevano iniziato nello stesso momento e i tronchi da tagliare erano tutti delle stesse caratteristiche.
Un po’ incredulo il primo taglialegna si avvicinò all’altro e gli chiese:
“Non capisco! Come hai fatto a tagliare così tanti alberi se ti sei fermato molto più di me?”
E l’altro rispose:
“Caro amico, mi hai osservato bene. É vero, mi sono fermato ogni ora però non ti sei accorto che durante ogni pausa ne ho approfittato per affilare la lama della mia sega”.

ABBIAMO AFFILATO LA LAMA

Giovedì scorso il nostro team si è preso un’intera giornata per “affilare la lama della sega”. Ce ne siamo andati in un agriturismo ben isolato, Il Maggiociondolo (consigliatissimo peraltro), ci siamo sconnessi con la quotidianità e abbiamo ripreso in mano del materiale elaborato due anni fa, per valutare il percorso fatto.
In quell’occasione avevamo definito valori, obiettivi, strategie, possibili ostacoli alla crescita del nostro modello organizzativo e del business stesso.
Avevamo costruito la sega insomma.

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Giovedì scorso ci siamo confrontati a fondo, come gruppo e come singoli.
Utilizzando metodologie impegnative ma efficaci.
Abbiamo mangiato bene, cucinando noi.
Abbiamo bevuto anche meglio (lavoriamo molto nel settore vitivinicolo, non potemmo mai essere astemi).
Abbiamo iniziato a prospettare il futuro, con la libertà che caratterizza da sempre il nostro ecosistema lavorativo (siamo tutti liberi professionisti, liberi di fatto!).
A fine giornata siamo ripartiti un po’ stanchi, scombussolati ma più uniti e motivati di quando eravamo arrivati.collage-competenze-in-rete

SUL PERDER TEMPO…

Qualcuno potrebbe dire che abbiamo perso tempo: una giornata fatturabile volata via, a dirla nel nostro gergo.
Ma non è così.
Non si perde tempo quando la sosta serve a centrare e condivide valori, obiettivi, strategie e ambizioni.
Il rischio, facendo il contrario, è di sbagliare strada, cannare la strategia, mancare il bersaglio o peggio ancora, essere così stanchi da non aver più voglia di andare avanti.
Questo sì che sarebbe perder tempo!

Vale nella vita di ciascuno, a prescindere dalla sfera professionale.
Fermarsi e fare il punto, ma anche prendersi cura di se stessi: non come a capodanno che si fa un approssimativo bilancio degli ultimi 12 mesi, si stila una lista di buoni propositi che resterà incompiuta e ci si abbuffa di lenticchie e panettone!aqhqkwqf7bzylqaaaviuyjriclpqceur7v71qxvi-5uwpqdlggqvkdrfbaw4segdbxqjkc2u4fatpy6ajzdm9nkozclipvs6fix0pr2atevnn4lyalufgf2iz6htxra0sb2cywxbhlkbit38_kpepjxuadn8rykifrhjq6xmiprott3t-8nlmkl0cqdda4gvj-cpgppw
Parlo di quei momenti sacri e spesso non pianificati che ci servono a trovare il senso di quello che facciamo o a interpretare il cambiamento che stiamo attraversando.
Talvolta proprio quando meditiamo di cambiare lavoro, ma non necessariamente.

Nel lavoro, all’interno delle aziende è la stessa cosa.
Il modus operandi tipicamente veneto “lavora a testa bassa e avanti sempre” ha funzionato (più o meno) per un po’. In tempi in cui l’economia e il mercato accoglievano questo approccio con i paraocchi.
Oggi (per fortuna) non funziona più.
Non serve stare a testa bassa e basta.
Lavorare e far lavorare i propri collaboratori spremendoli al massimo non porterà le aziende “fuori della crisi”.
L’impegno serve ma non è sufficiente.
Affilare la motivazione, questa è la prima regola.
Sì lo so, sembrano parole scontate, l’ABC della buona gestione manageriale giusto?
Ma in quanti dirigenti/imprenditori lo fanno davvero?

E in fondo, a ben guardare, quante persone lo fanno per se stesse, per la propria vita privata?

Tu lo fai? Ti fermi per affilare la lama?

Tira fuori la testa dal tu lavoro per fare meglio il tuo lavoro

: Ora ti spiego perché partecipo a eventi che nulla hanno a che fare con il mio lavoro e perché ritengo che sia una cosa decisamente intelligente ma soprattutto strategica per il mio lavoro.
E potrebbe esserlo anche per il tuo!

Questa è la big picture del post (grazie Annamaria, grazie!), a cui aggiungo che in questo post mi rivolgo un po’ più ai freelance e ai liberi professionisti, ma sono convinta che possa essere una lettura utile anche per manager e imprenditori.

Sabato ho partecipato al FreelanceDay2016. Ho partecipato e ho anche fatto da relatrice.

Il giorno prima ero a un convegno di psicologi, lì ho solo ascoltato. A settembre ero al Freelacecamp, vi partecipo dalla prima edizione. A maggio ho partecipato a un corso di Grafica per non grafici, lo scorso inverno invece due corsi sulla scrittura e uno di blogging tra poche settimane. E poi ci sono gli articoli che scrivo sul blog, i post sui social e la collaborazione (volontaria) con C+B.

Io lo so, qualcuno mi guarda e pensa “lei in fondo fa tutto questo per divertirsi, perché è una “gialla” piuttosto egocentrica!” (quella dei colori te la spiego sul blog).

Certo che mi diverto, è spesso piacevole, incontro persone, rivedo amici, mi faccio nuovi amici, come si suol dire: allargo il network. E mangio sempre cose buone!

Ma mi sbatto pure, costruisco gli interventi, rubo tempo fatturabile e diversi dopo-cena per prepararmi, investo i miei weekend, pago per i corsi, rinuncio a stare con la mia famiglia, mi prendo regolarmente il raffreddore in treno, evito corsi ed altri eventi nel mondo food (una delle mie passioni da sempre) e via dicendo…

Perché? Per lavoro! PER MIGLIORARE IL MIO LAVORO (con la piacevole conseguenza che ne guadagna anche la mia vita personale!)

E perché non ti fai un bel master in Risorse Umane o un corso specialistico in Recruiting?

Te lo spiego subito: ho 38 anni, mi occupo di ricerca, selezione e formazione del personale da ormai 15. Questo non mi rende la massima esperta in materia ma non sono più una ragazzina che deve apprendere un mestiere, credo sia arrivato il momento di allargare più che approfondire. Anche perchè, il futuro di chi si mette in proprio si costruisce giorno dopo giorno in assenza di certezze se non quella che non puoi mai mollare, che non puoi mai dare niente per scontato (es. “saperne di comunicazione non mi servirà mai perchè io intervisto persone!” BALLE!!).

Sono anche convinta che in questo momento storico per lavorare bene servono 3 cose:

  • ottime competenze specialistiche, perché è questo che chiede il mercato: chi paga vuole ottenere il meglio, e non è stracciando i prezzi che ci si rende più credibili professionalmente, questo mi pare chiaro e lo diamo per assodato;
  • adeguate competenze trasversali: se non sai comunicare, negoziare, stendere un contratto, promuovere la tua attività, reclutare collaboratori, lavorare insieme agli altri, scrivere in modo efficace, ecc… alla lunga avrai qualche difficoltà. O più semplicemente, potresti trovarti impreparato di fronte a eventuali difficoltà così come davanti a nuove opportunità (e non so quale delle due sia peggio!). Ma forse la cosa peggiore è che le difficoltà arrivano, anche se non fai niente per cercarle, mentre le opportunità no, quelle aspettano buone buone che le si vada a cercare, sono furbe loro! 😉
  • la capacità di farsi contaminare e di mettersi sempre in discussione: ragionare out of the box, uscire dal guscio anche quando pensi che il tuo sia un ottimo guscio, e provare a confrontarsi con mondi che non ti appartengono, che non hanno niente a che fare con il tuo lavoro e che, proprio per questo, sono in grado di arricchirlo. Io non posso cambiare gli occhi con cui guardo il mio lavoro da 15 anni e rischio di non vederne i limiti ma nemmeno le possibilità di evoluzione: è più facile (ed è più piacevole) che lo facciano occhi diversi dai miei.

E quindi ecco perché io partecipo a eventi e corsi che APPARENTEMENTE non c’entrano niente con il mio lavoro:

  • perché imparo cose che mi permettono di lavorare meglio come recruiter, come consulente e come libera professionista e che mi aiutano nello sviluppo del progetto professionale a cui collaboro, Competenze in Rete
  • perché a volte torno a casa con soluzioni insperate e inaspettate a problemi su cui mi arrovellavo da tempo
  • perché sviluppo il mio network, conosco professionisti in gamba e trovo potenziali collaboratori per nuovi progetti di lavoro
  • perché costruisco e arricchisco la mia reputazione professionale, che come dice Enrica Crivello: è un’attività importante, faticosa e non delegabile!
  • perché curo e allargo la mia rete di amicizie, AMICI veri, mica conoscenti, e se non è un guadagno questo non so come altro chiamarlo
  • perché non voglio continuare a fare colloqui di selezione per i prossimi 30 anni, non solo quelli quantomeno! ma non succederà mai niente di diverso se continuerò ogni giorno lavorativo a tenere la testa bassa sulle ricerche e ad andar per monti nei weekend.
  • e anche perché voglio essere un po’ felice ogni giorno, non solo alla fine. Gustarmi il viaggio e arricchirlo di situazioni piacevoli.

Agosto: il capodanno dei lavoratori e 3 libri interessanti

31 agosto: il capodanno di chi lavora (inclusi gli studenti, che secondo mio papà “quando vai a scuola, la scuola è il tuo lavoro!”).

La data potete spostarla e personalizzarla a seconda del vostro lavoro.
Per me più che un giorno si tratta di tutto il periodo che va dalle pre-ferie, che continua durante le vacanze e che termina alla ripresa dell’attività lavorativa ma che ha il suo apice nella prima fase (il pre-ferie).

E se a capodanno (quello classico intendo) si fanno bilanci e si compilano liste di buoni propositi, nel mio agosto è più o meno la stessa cosa.

Fin da quando andavo a scuola vivevo la fine dell’estate redigendo mentalmente un elenco di cose che, alla ripresa degli studi, avrei fatto meglio:

  • avrei tenuto in ordine i quaderni,
  • non avrei perso le penne,
  • avrei annotato scrupolosamente tutto sul diario,
  • avrei studiato dal primissimo giorno,
  • mi sarei organizzata per prendere appunti secondo il metodo delle mappe mentali,
  • ecc…

Poi si sa, alcune cose vanno e altre no ma questo non mi ha mai scoraggiata.
Partivo ogni anno carica di entusiasmo e non necessariamente triste perché erano finite le vacanze (anche se le vacanze non durano mai abbastanza, ca va sans dire).

Con la fine degli studi e l’inizio del mio percorso lavorativo questa abitudine è un po’ scemata.
Diciamo che da dipendente l’impulso di svecchiamento era meno forte (purtroppo).
Da freelance invece l’esigenza di rinnovamento si è ripresentata puntuale, con la stessa potenza del sole all’alba di un giorno limpido e fresco.

Ora vi spiego come ho imparato a gestire questa spinta, che nasce da un rito infantile ma non per questo ha meno valore di tante altre attività motivazionali. Anzi, per me è stato prezioso riuscire a trasformarla in un’occasione di formazione e di rimessa a punto degli obiettivi (vecchi e nuovi).

COME FUNZIONA IL MIO AGOSTO?

Innanzitutto con il mio compagno abbiamo deciso di andare in ferie a fine mese (entrambi possiamo pianificarci, siamo fortunati), quindi diciamo che l’ultima settimana stacco, la testa quantomeno. 😉

Delle altre 3 settimane:

  • la prima è classicamente un’esplosione di fuochi d’artificio: dal primo al 10 pare che dobbiamo rivoluzionare il mercato del lavoro, le aziende lanciano ricerche nuove urgentissime o pressano per chiudere quelle aperte, insomma si lavora duro!
  • i restanti giorni che mi separano dalle vacanze coincidono con la chiusura della maggior parte dei nostri clienti e pure i candidati da un paio d’anni a questa parte se ne vanno in ferie (buon segno), di conseguenza in ufficio è la quiete dopo 11 mesi di tempesta. Voi non avete idea del bene che si sta.

Questo lasso di tempo è il mio capodanno: 10-15 giorni di cui posso gestire liberamente almeno l’80% del tempo per prepararmi bene alla ripresa.
E questo è un periodo dell’anno che, da quando lavoro in proprio, considero sacro e inviolabile.
È il tempo per me professionista, non per i miei clienti o per i miei candidati.
Tempo sacro e inviolabile.

PERCHÈ

Perché mi piace pensare che a settembre inizierà qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso.
Sono gialla-insights, ve lo ricordo, nel mio universo non è concepito che una cosa si ripeta ogni anno uguale a se stessa, non esiste proprio.
Io voglio (ne ho bisogno) di tornare al lavoro carica di energia e di obiettivi nuovi, e non di nostalgia per le belle giornate tra i monti e con un occhio già alle vacanze natalizie.

COSA FACCIO QUINDI?

In questi giorni di pace e “totale auto-gestione” io studio, faccio esercizi e scrivo.
Principalmente questo.
Compro libri/e-book o leggo quelli che avevo acquistato mesi prima e non avevo mai trovato il tempo di leggere.
Opto per dei manuali molto concreti, nessuna Bibbia del recruitment per intenderci e nemmeno la biografia del buon Jung.
Poca e selezionata teoria e molta pratica!
Quest’anno ho scelto 4 libri, non specifici del mio lavoro ma utili a lavorare meglio.
Me li sono letti in ufficio, ho schematizzato quando serviva, ho fatto gli esercizi previsti, ho scaricato strumenti di lavoro selezionando quelli che possono essermi utili, ho riscritto testi delle nostre offerte per esercitarmi: insomma ho applicato subito quanto avevo letto e ritenevo utile a me (noi).
In alcuni casi ho iniziato attività che dovrò gestire nei prossimi mesi (ad esempio la revisione dei testi di questo blog).

No, non sono in vacanza.
Non me ne sto a casa in infradito a leggere tra un impasto e una lavatrice.
Vengo in ufficio ogni giorno. Pure coi tacchi anche se non dovevo vedere nessuno (ma questo è un altro capitolo).
Faccio pausa pranzo come al solito dalle 13:00 alle 14:00 circa.
Rispondo alle mail, gestisco attività in vista della ripresa, aggiorno i clienti che riaprianno quando io sarò in viaggio e fisso pure qualche appuntamento per il rientro.

Non ero in vacanza.
Perché come dice la mia amica Maricler: per chiamarsi davvero vacanza “corpo e mente devono trovarsi fuori dal (luogo di) lavoro”.
Il rischio infatti è che “chi non stacca mai il cervello comincia a considerare vacanze anche quando non stacca davvero. E invece bisogna staccare.”

Io stacco da oggi, sono ufficialmente in ferie. 🙂

MA, E QUINDI?

E quindi no, non vi sto suggerendo di passare le vostre giornate sotto l’ombrellone leggendo Detto Fatto o L’arte di comunicare o LinkedIn per aziende e professionisti e via dicendo.

I miei consigli sono due:

  1. se ci sono periodi dell’anno in cui il vostro lavoro (per stagionalità o altri motivi) ha una flessione, approfittatene per studiare, per formarvi, senza che nessuno vi debba finanziare per forza un corso, (certo, se lo fanno tanto meglio ma se non accade non è un buon motivo per non imparare cose nuove. Nel mio caso ad esempio ho già allocato tutto il mio limitato budget per la formazione del 2016 quindi mi è sembrato intelligente sfruttare alcuni testi molto pratici per incrementare lo studio: in questa era e con la tecnologia che abbiamo a disposizione non c’è scusa per non imparare!).
  2. vivete il capodanno dei lavoratori: usate questo periodo estivo anche per ricominciare non solo più riposati ma più entusiasti, più motivati verso nuovi obiettivi, più carichi di buoni propositi oltre che di kg accumulati in ferie. Se vi va compratevi un astuccio e delle penne nuove, un’agenda o un nuovo quaderno degli appunti… iniziate dal nuovo insomma.

Per chi fosse interessato ecco i libri che ho studiato in questi giorni (e che naturalmente vi consiglio facendo pure la ola):
Solopreneur – l’organizzazione del lavoro (in proprio) spiegata semplice, della mitica Francesca Marano: è un libro utile anche a chi non lavora in proprio ma nasce come una fonte preziosissima di strumenti e metodologie di lavoro per chi non può contare su una struttura e deve gestire da solo dall’amministrazione all’attività commerciale passando per lo sviluppo dei progetti.
Scorrevolissimo e diretto come solo Francesca sa essere. L’ho divorato e lo sto applicando per gli aspetti che possono effettivamente migliorare il mio lavoro.

Tutto fa branding – guida pratica al personal branding, dell’unica Coltivatrice di successi che ci sia in circolazione: Gioia Gottini. Questo testo lo rimandavo da mesi perché richiedeva una certa applicazione (esercizi, tante cose da scrivere e via dicendo) e non volevo rischiare di vanificarlo con una lettura superficiale. Ho fatto bene. Semplice, concreto, efficace: una guida che ti accompagna passo passo per mettere le basi e poi costruire la casa del tuo personal branding.
Sulle attività di Gioia ho iniziato a rivedere alcune parti di questo blog e con i suggerimenti/strumenti di Francesca voglio aprire un progetto e chiuderlo entro tempi stabiliti!

Chi ha paura del Business Plan?, torna in campo Francesca Marano che con questo titolo lo giuro, mi ha sempre spaventata. Io ho paura eccome. Io e i numeri, anzi, io e la gestione strategico-economico-finanziaria del mio business, siamo due rette divergenti.
Il libro di Francesca ha un grande pregio: l’autrice. Lei ti parla e ti rassicura subito, e tu dici “ok, ce la possiamo fare se mi tieni per mano”. E lei lo fa, con il suo stile che unisce simpatia, vita vissuta, grande professionalità e tanta pratica: il libro contiene schede ed esercizi da svolgere per arrivare a mettere a punto un proprio personalissimo Business Plan. Francesca è generosa, lei ti insegna quello che ha imparato, rielaborato e poi messo a punto in tanti anni e tu ti ritrovi con la pappa pronta, devi solo metterci un po’ di impegno e ringraziare.

Il quarto libro è quello di una professionista bava come poche (uno dei miei punti cardinali in fatto di scrittura e relazioni). Ma di questo testo vi parlerò a settembre, non perché sia migliore rispetto agli altri bensì perché, a differenza degli altri che si rivolgono principalmente a persone che lavorano in proprio, questo si rivolge a tutti: in particolare a chi lavora, e in un capitolo preciso anche a chi cerca lavoro. E tratta temi a me così cari e così collegati a questo blog che non posso non dedicargli uno spazio a sé. Quindi appuntamento rimandato.

Trovate tutti i libri citati (e molti altri) nella sezione Manuali Professionali di Zandegù e no, questo non è un post sponsorizzato: scrivo di mia sponte cose che nascono dalla pancia e dal cuore e in testa trovano le parole per essere dette.

Basta, ho finito.
Adesso stacco e mi dedico alla ricarica delle energie psico-fisiche, leggerò solo romanzi e ricette.
Sarò assente un paio di settimane, ci risentiamo con calma e tanto entusiasmo a settembre.

A presto 🙂