Jobs act: c’è molto da scoprire

Come funzionano le regole del jobs act?
Cos’è cambiato per le aziende e cos’è cambiato per i lavoratori?

Noi questa mattina abbiamo fatto 3 ore di formazione con Simone Baghin , consulente del lavoro e docente CUOA, per orientarci meglio rispetto al nuovo mondo della contrattualistica del lavoro.
E alla fine della mattinata abbiamo fissato in agenda un altro appuntamento, per altre 3 ore di corso: tanta roba, davvero troppa roba da assimilare in una botta sola!
È un tema vastissimo, talvolta controverso, non completamente chiaro nemmeno agli addetti al lavoro, figuriamoci per noi umanisti, come ci chiama qualcuno.

Non chiedetemi gli appunti.
Devo ancora venire a capo di diversi dubbi e resta materia per chi è abituato la mattina a fare colazione con caffè e legislazione, io sono per la brioche.
Ho capito però che da 44 forme contrattuali siamo passati a 10 possibili modalità con cui si può stipulare un rapporto di collaborazione e che il contratto considerato “standard” è quello a tempo indeterminato, tutte le altre forme sono eccezioni (determinato, collaborazione, outsourcing, apprendistato, ecc…) e hanno dei precisi vincoli.

Ogni forma contrattuale porta con sé una serie di norme, restrizioni, possibilità, limiti, conseguenze (per l’azienda e per il lavoratore) che svelano una legislazione complessa, articolata e temo, poco conosciuta (per l’azienda e per il lavoratore).

Nel nostro ruolo di recruiters siamo chiamati ad accompagnare la selezione fino alla fase di inserimento del candidato in azienda, questo significa che seguiamo spesso anche la fase di definizione della proposta e di contrattazione.
Non siamo dei consulenti del lavoro e non entriamo nel merito della materia specifica, ma avere un’idea di come funzionano macroscopicamente le regole di ingaggio e a cosa è opportuno che il cliente faccia attenzione, magari proprio confrontandosi con uno specialista, è un ciò che ci rende ogni giorno di più dei partner e dei punti di riferimento importanti per i nostri clienti.
La stessa competenza (che ribadisco, non è specialistica) la sfruttiamo verso i candidati, per spiegare loro com’è stata formulata l’offerta e per aiutarli nella fase di valutazione.

Però oggi, alla fine del corso, la mia domanda è stata questa: dove può informarsi un lavoratore rispetto a tutta questa normativa?
Perchè l’azienda ha quasi sempre un consulente più o meno aggiornato e capace (parliamone), ma i candidati?
Eppure la revisione del sistema è stata messa a punto per entrambe le parti e io sono certa che in pochi (io per prima) siano davvero a conoscenza di come funzionano i contratti e delle peculiarità che li caratterizzano.
Nella realtà succede che il più delle volte ci fidiamo, in altri casi riteniamo di non aver scelta, oppure “semplicemente” (e pericolosamente) non ci poniamo alcuna domanda… (e vi assicuro che consulente o meno, spesso non lo fanno neanche le aziende).

Ora intendiamoci, io non sto qui a discutere se sia o meno giusta questa riforma, corretta, equa, migliorativa ecc… dico che è opportuno conoscerla perchè solo in questo modo si conoscono i propri doveri e diritti.

Insomma vi dicevo che ho fatto sta domanda:

dove può informarsi un lavoratore rispetto a tutta questa normativa?

E la risposta “dal sindacato!” non mi ha entusiasmato però è comunque un punto di riferimento, usatelo!
Poi c’è il sito del Ministero del Lavoro, anche qui potete trovare delle informazioni preziose andando un po’ oltre il burocratese. 😉
Inoltre ogni singolo contratto nazionale ha il suo regolamento, googlando potete trovare dei buoni contenuti pubblicati in rete ma nel dubbio ricorrete sempre a uno specialista.
In caso di contenziosi e cause esistono poi gli avvocati del lavoro.
Invece non fidatevi ciecamente di noi recruiter: come dicevo prima non siamo degli specialisti, ci informiamo quel che basta per navigare in un mare che però non è il nostro mare. Idem con patate per quanto riguarda i commercialisti, senza nulla togliere alla categoria.

Insomma informatevi mi raccomando, che siate lavoratori dipendenti o autonomi, full o part time, apprendisti o appartenenti alle liste di mobilità, informatevi, io oggi ho scoperto cose davvero interessanti!

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Se lo fate diverso è meglio: quello che non piace ai recruiters

Andiamo oltre.

Andiamo oltre il ritardo non annunciato, l’anticipo che ti coglie impreparato o che addirittura toglie privacy al candidato precedente, l’atteggiamento poco collaborativo di fronte alle domande difficili, il CV mandato in word, il CV sformattato, la ritrosia ad aprirsi, le mail non risposte ecc…
Oggi andiamo oltre.
Perché se ci sono alcune cose poco simpatiche che i candidati (e candidate) fanno in fase di selezione, ce ne sono altre ancora che si trasformano in un muro scoraggiante anche per il più comprensivo e tenace dei selezionatori.

SONO VENUTO/A A COLLOQUIO SOLO PER VEDERE COSA C’È IN GIRO, IN REALTA’ STO BENE DOVE STO

No, non si fa. Il tempo dei recruiters, come quello di tutti, è prezioso. Se rispondete a un’inserzione senza alcun’altra specifica, noi diamo per scontato che quella posizione vi interessi e vi chiamiamo per parlare proprio di quello. Se la vostra è curiosità ditelo: non significa che non fisseremo un colloquio, significa però che non avrà la stessa priorità di quello mirato alla nostra ricerca.
Perché voi lo sapete vero, che noi siamo retribuiti solo quando una selezione si chiude?! Questo ci costringe a mirare bene. Non possiamo permetterci di conoscere persone solo per la curiosità (o il piacere) di conoscere persone (anche se in alcune situazioni lo facciamo).

NON MI HANNO MAI CAPITO, NON HO MAI POTUTO DIMOSTRARE QUANTO VALGO

È un’affermazione che sentiamo spesso. Non è fastidiosa di per sé ma ci fa drizzare le antenne, soprattutto se una persona ha avuto numerose esperienze lavorative (diciamo oltre le 5): se per 5 volte non ti hanno capito e non ti hanno permesso di esprimerti forse il problema non è l’azienda. Forse è il caso di trovare un modo diverso per spiegare questa inquietudine lavorativa e capire se c’è una strada diversa e più adeguata da percorrere.

NON CAMBIO PER I SOLDI MA RIMANGO NELLA MIA AZIENDA PERCHÈ MI HA FATTO UNA CONTROFFERTA ECONOMICA INTERESSANTE

Su questo punto sono sicura si aprirà una discussione infinita.
Posto che siete liberi di fare quello che volete (durante la selezione, durante la trattativa, dopo che avete firmato, durante il periodo di prova, dopo il periodo di prova… in ogni momento il candidato è libero di cambiare idea, alla faccia delle aziende), per noi non è un problema il fatto che voi vogliate cambiare lavoro per prendere più soldi, anzi.
Il problema nasce quando adducete motivi differenti sui quali noi lastrichiamo il vostro percorso nella selezione e poi ci troviamo spiazzati di fronte a una controfferta o a un rifiuto perché “mi aspettavo di più”. I miei consigli sinceri sono due: 1) siate trasparenti, prima di tutto con voi stessi e poi anche con noi 2) fate due conti, sbilanciatevi e diteci il più chiaramente possibile quali sono le vostre aspettative. Vi sembrerà strano ma noi abbiamo tutto l’interesse a fare in modo che vengano accolte oppure siamo in grado di dirvi subito se un’azienda non è nelle condizioni di soddisfarle, e perdiamo meno tempo tutti.

COME C’È SCRITTO SUL MIO CURRICULUM, MA L’HA LETTO IL MIO CURRICULUM? L’HO SCRITTO ANCHE SUL MIO CURRICULUM

Sì, vi confermo ufficialmente che se venite contattati per un colloquio significa che, bene o male, il vostro CV è stato letto. Il colloquio è proprio la fase 2 della selezione, quella che va in profondità (= oltre il CV). Ma se la fase 2 ribadisce esclusivamente i contenuti della fase 1, senza neanche la fatica di ripeterli, allora abbiamo sbagliato noi recruiters. E resta il fatto che se anche il CV fosse stato letto poco o male avete l’opportunità di giocarvi un colloquio: fatelo perdindirindina!

NO NIENTE…, NO IO…, NO INSOMMA…

Questa è un’abitudine di natura introversa che porta qualcuno di voi a sminuirsi ancora prima di iniziare a parlare. E c’è sempre sto NO che precede ogni affermazione. No cosa? Cancellate questo modo di iniziare le frasi, eliminate questo intercalare controproducente dal vostro vocabolario. Insieme a “No, niente, sono una persona normale!”

NON POSSO VENIRE A COLLOQUIO QUEL TAL GIORNO A QUELL’ORA PERCHÈ LAVORO A TEMPO PIENO, IO! (è la mia preferita)

Certo, noi invece passiamo la giornata a trastullarci ed è per questo che vi proponiamo un colloquio durante la giornata lavorativa. Ma guarda un po’ che cialtroni che siamo.
Anche in questo caso il come conta più del cosa.
Posto che non possiamo incontrare tutti fuori dell’orario di lavoro, la disponibilità a trovare delle soluzioni c’è per chi sa approcciarsi in modo collaborativo e aperto. Ma se l’insinuazione è quella della frase qui sopra (e vi assicuro che in moltissimi rispondete in questo modo anche usando altre parole) allora anche da parte nostra scatta l’irrigidimento. Il compromesso è frutto di una disponibilità reciproca.

Anche questo post è tratto da episodi (ripetuti) di vita vissuta, non è una polemica ma l’osservazione, congenita al mestiere, di comportamenti umani che sono facili da correggere quando riesci a vederli. Per me è naturale coglierli, per voi candidati/e magari un po’ meno. Spero possa esservi utile 🙂

Il CV di chi è all’inizio

Questo post lo dedico soprattutto a chi deve scrivere un CV affacciandosi per la prima volta sul mondo del lavoro: ai neodiplomati (che siano pure in periodo di esami ormai) e ai neolaureati. Ai NEO insomma.

A chi pensa al CV e automaticamente corruga le sopracciglia, il pensiero gli si stampa in fronte lampeggiando stile insegna del motel: “e mo’ cosa scrivo??”
Ecco, questo post è per voi (ma non solo).

Non intendo fare qui un vademecum del perfetto CV, che peraltro a mio avviso non esiste UN perfetto CV, ma il CV efficace a seconda della circostanza e dei tuoi obiettivi!
Oggi voglio dirvi cosa non deve mancare nel CV di un NEO.

Risponde alla domanda:
COSA PORTI TU IN AZIENDA?

E non è semplice scrivere bene questa parte ma cercherò di essere il più chiara possibile.
Seguitemi…

Ok, siete privi di esperienza significativa rispetto a quello che volete fare o per cui vi siete formati, avete all’attivo un paio di stage (forse) e/o una collaborazione interessante ma di breve durata.
Diciamo che la parte HARD del vostro CV è piuttosto scarna e non molto diversa da quella dei vostri compagni di corso che hanno superato i vostri stessi esami.
Cosa fare? Come potete mettere nel CV per differenziarvi? per spiccare? per fare in modo di venir notati?
Forza provate a sparare…

  • Scriviamo cosa stiamo cercando, es. Cerco un’azienda meritocratica, in cui sia riconosciuto il valore e il contributo di ciascun collaboratore, dove poter sviluppare un percorso di crescita, dove imparare cose nuove. Mi interessa trovare un contesto internazionale. Sono alla ricerca di un’impresa in forte crescita, attenta alla formazione, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre motivazioni, es. Sono molto interessato a lavorare nel controllo di gestione, la considero una funzione strategica per un’azienda e mi piacerebbe mettere a frutto i miei studi in questo ambito. Sono motivato a crescere e a imparare, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre caratteristiche personali, es. Sono una persona determinata, tendo a farmi coinvolgere molto dal lavoro e sono portato per il gioco di squadra. Sono aperto ai cambiamenti, dinamico e veloce ad apprendere, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo la ricetta originale e supercollaudata della crema catalana (senza buste e bustine)!
    Con me funzionerebbe ma in generale risposta sbagliata!

Cosa allora?

Guardiamo per un momento le prime tre risposte.
No, non sono sbagliate in assoluto, è la forma che va rivista.

È necessario passare da un’impostazione autoreferenziale a una che privilegia il dialogo con chi vi legge.

Nelle tre risposte qui sopra si parla di voi ma non si esplicita cosa potete fare voi che sia utile a chi vi legge, a chi dovrebbe assumervi.

E quindi…
E quindi in un CV dove l’esperienza lavorativa passata non può garantire il futuro, è opportuno ricavare lo spazio per esplicitare il valore aggiunto di scegliere proprio voi.
Voi inteso come tu! Tu che sei diverso dal tuo compagno di banco o di corso.

La domanda che dovete farvi per scrivere questa parte del CV è: cosa posso fare io per te? (te inteso come azienda che assume).

Ecco un esempio:
Sono tenace e caparbio, avermi in squadra significa poter contare su una persona che sa “sporcarsi le mani” e che non ha paura di mettersi in gioco. Assumermi significa acquisire solide conoscenze teoriche e basilari competenze tecniche di progettazione 3D, acquisite durante gli stage. Ma la differenza vera che posso portare in azienda è la mia indole pragmatica, volta alla soluzione dei problemi. Metto a disposizione anche la capacità di fare squadra, la precisione di chi non ama sbagliare, la curiosità di chi ha ancora molto da imparare e la determinazione che mi ha accompagnato durante gli studi di Ingegneria Industriale.

Altro esempio:
Vi metto a disposizione la solarità e la capacità di allacciare relazioni con le persone, che siano clienti o fornitori. Conosco queste lingue straniere, che abbinate alla mia indole socievole mi rendono adatta a un ruolo a contatto con il pubblico. Potrete contare su un buon spirito d’iniziativa e sull’umiltà necessaria a imparare. Posso esservi utile se cercate una persona responsabile, disponibile a viaggiare e a fare formazione e che non teme le novità.

Lo sentite il tono diverso? Come vi suona?
E come potrebbe suonare a chi vi legge?

Ecco, per me nel CV di chi inizia è importante cogliere questo: cosa mi porto a casa se scelgo questa persona?
Ditelo, francamente e con il tono giusto.

PS se però dimenticate i fondamentali come nome, cognome, recapiti, ecc… tutto quello che ho scritto qui sopra non vale un fico secco! 😉

La festa del sasso: cioè un’organizzazione fondata sulle predisposizioni

Che bello sarebbe se al lavoro ciascuno di noi fosse chiamato a usare le proprie predisposizioni. Non parlo solo di capacità tecniche ma di inclinazioni, di comportamenti preferiti, in modo spontaneo, secondo il proprio stile personale.


Per lavoro seguo oltre ai progetti di ricerca e selezione, anche attività di assessment (analisi), il cui obiettivo è quello di capire come e se funzionano le persone tra loro e rispetto al ruolo che ricoprono all’interno dell’azienda: se riescono, all’interno dei compiti loro affidati, a esprimere le loro inclinazioni, a mettere a frutto predisposizioni e attitudini secondo un incastro che valorizza competenze hard e attitudini personali. E come si relazionano con gli altri.
Le sorprese non mancano mai e nemmeno le soddisfazioni, quando riusciamo, con l’aiuto spesso di Insights Discovery, a modificare le situazioni critiche con grande soddisfazione di chi ci ha commissionato l’incarico ma soprattutto dei collaboratori che ne hanno preso parte.

La festa del Sasso si svolge da 13 anni durante la Sagra di Lumignano (ridente località del basso vicentino, sede di una delle più belle e importanti falesie di arrampicata d’Italia).
La festa del Sasso nasce in seno a un gruppo di amanti della montagna e dell’arrampicata per far divertire i bambini.

C’è un sasso, piuttosto imponente, ci sono imbraghi e caschetti per bimbi dai 3 ai 70 anni, c’è la spina della birra e un’affettatrice a servizio dei panini, ci sono le caramelle per i giovani arrampicatori che salgono le vie allestite sul Sasso, ci sono l’altalena e la teleferica, c’è la sabbia per i piccolini, c’è il sole (lo prenotiamo ogni anno!).
E ci siamo noi. Quelli del Sasso. Un gruppo di amici e volontari che organizzano e si auto-organizzano.
Quest’anno è stato un vero successo: sole, divertimento, frotte di bimbi e di genitori (e tra i due i primi vincono sempre 5 a 1 per simpatia e collaborazione), un coordinamento impeccabile nell’amatorialità di 25 persone circa che non si risparmiano.IL SASSO

Ci osservavo.
Siamo tutti molto diversi. E insieme funzioniamo. Ma funzioniamo davvero bene!
Secondo un misterioso ecosistema che si rinnova di anno in anno. È un incastro, un po’ pianificato ma anche molto spontaneo che si fonda sul riconoscimento e sull’accoglienza delle predisposizioni di ciascuno. Con rispetto e libertà.

Per un momento ci ho pensati come una piccola azienda, una temporary business per così dire, anche se di business non abbiamo niente.

Ho osservato i ruoli di ciascuno, siamo intercambiabili ma l’indole porta ciascuno al proprio posto:

  • Silvia è una logistica e un’ottima coordinatrice. Lei gioca perché tutto funzioni al meglio preparando il terreno, gestendo l’organizzazione pre-festa (autorizzazioni, assicurazioni, tabelle di marcia, ecc…). Tanta pazienza e meticolosità nella cura dei dettagli. Durante la festa non si ferma in nessuna postazione, è a servizio di tutti perché tutto funzioni nel migliore dei modi: il problem solving è la sua arte. In un gruppo vi assicuro, è essenziale avere una Silvia, basta solo non abusarne.
  • Mary e Lidia sono alla spina della birra: c’è chi preferisce avere un banco tra sé e gli altri e forzare queste persone su un compito diverso sarebbe controproducente. Non si tratta solo di non conoscere le manovre per far arrampicare i bambini, è una scelta di ruolo e di posizionamento. Chi vuole una birra sa che sarà accompagnata sempre da grande cortesia e da un paio di sorrisi niente male e il gruppo è sereno che la cassa è ben presidiata e che i conti torneranno perfettamente a fine giornata. Riconoscerere e valorizzare l’istanza introversa delle persone non è cosa scontata, ma porta i suoi frutti.
  • Barbara e Isa motivano il gruppo e si occupano di PR (che servono sempre). Loro fanno seguono di tutto durante questi due giorni: dall’attività sui social a quella sull’affettatrice, lavorano per la festa ma soprattutto per il benessere del gruppo. C’è un fattore importante in tutti i team che funzionano bene: è dato da chi riesce a tener sempre alto il morale di tutti. La Barbara e la Isa insomma.
  • Io, Ste, Fra, Fiocca, Michele, Fabio, Marika e qualcun altro siamo il multitasking. Ci alterniamo senza sosta: imbraghiamo i provetti scalatori, facciamo sicura (cioè manovriamo le corde per farli arrampicare), spingiamo l’altalena, prepariamo i tavoloni quando dobbiamo mangiare. Anche nelle organizzazioni sono utili quelle risorse che mettono in campo grande energia, dinamismo e apertura al cambiamento. Non bisogna aspettarsi la cura del dettaglio, la costanza su attività ripetitive, la precisione a ogni costo, no, ma far leva sulla flessibilità e sull’entusiasmo.
  • Marco e Marta sono quelli pazienti: riescono a presidiare le fila di bambini e sanno gestire i genitori (perchè tutto sommato i pargoli sono molto meno esigenti degli adulti), si assicurano di recuperare il materiale da chi ha fatto il proprio giro per permettere a tutti di divertirsi. Sono gentili ma anche molto rigorosi: sono all’inizio della catena del divertimento e mettono le basi perché tutto fili liscio. Sono di quelle persone che, se pur flessibili, quando trovano il loro compito lo presidiano con attenzione e cura dall’inizio alla fine. Li motiva cogliere l’utilità del proprio contributo.
  • A Matteo e Luca piace gestire la carrucola, è l’attrazione più “tecnologica”, c’è dell’ingegneria da presidiare. Peraltro la postazione è leggermente decentrata rispetto alla folla, a loro piace così e ai bambini piacciono loro, che li fanno volare. Precisi, responsabili, attenti alla qualità: standard elevati e cura dei dettagli. Una buona squadra non può mancare di questa istanza per essere equilibrata.
  • Enrico e (l’altro) Matteo danno man forte a chi fa sicura accorrendo in aiuto ai bambini che per qualsiasi motivo non riescono a salire o a scendere. Sono tra i più esperti e danno nozioni di arrampicata direttamente in parete. Sono i veterani della festa, dei veri capisaldi. Hanno lavorato per allestire tutto e sanno muoversi su ogni postazione con grande competenza. Decisi, veloci, istintivi, dei leaders naturalmente eletti. In qualsiasi gruppo servono: abbassano il livello di ansia.
  • E poi c’è il presidente, un altro Matteo ancora. Che non importa in quale postazione sia o se non ci sia addirittura: lui è il nostro presidente. Conosciuto e soprattutto riconosciuto da tutti.

Non ho citato tutti, lo so e non me ne vogliano gli assenti, mi premeva far capire quale tipo di meccanismo naturale ci tiene insieme e ci fa lavorare così bene che in 13 anni non si è verificato mai alcun incidente.
Ci ritroviamo ogni anno con grande entusiasmo, ogni anno accogliamo persone nuove che si integrano seguendo il flusso: quello delle proprie predisposizioni, siamo gialli, rossi, verdi e blu (secondo il modello Insights Discovery).

Sarebbe bello che nelle organizzazioni tutto filasse allo stesso modo ma quello è un mondo più complesso, lo so bene, con peculiarità, obiettivi e tempi totalmente differenti.
Eppure… sempre di persone si tratta, e le persone funzionano più o meno così.

 

La semplicità vince

Un piccolo esercizio di scrittura prendendo spunto (non vogliatemene) da una mail che ricevetti qualche tempo fa. Solo per farvi capire come la semplicità sia più comunicativa e più efficace, sempre e comunque. E per ricordarvi che alla fin fine, dall’altra parte, c’è una persona che legge, una persona come voi: parlate con lei, non con la sua azienda.

Ecco cosa mi scrisse una candidata:

“Buongiorno, vorrei sottoporre alla Vostra attenzione il mio Curriculum Vitae affinché possiate valutare l’interesse ad avere un colloquio con la sottoscritta in merito alla posizione aperta di Contabile.”

Si può dire tutto questo con meno giri di parole e con più carattere, ecco un esempio:

“Buongiorno, le inoltro il mio CV in risposta alla ricerca di una Contabile. Se valuterà le mie competenze adeguate al ruolo, sarò felice di concordare un colloquio.”

Non temete di essere diretti, non cercate la formula complicata da pubblica amministrazione. Scrivete fluido, scrivete SEMPLICE.