Agosto: il capodanno dei lavoratori e 3 libri interessanti

31 agosto: il capodanno di chi lavora (inclusi gli studenti, che secondo mio papà “quando vai a scuola, la scuola è il tuo lavoro!”).

La data potete spostarla e personalizzarla a seconda del vostro lavoro.
Per me più che un giorno si tratta di tutto il periodo che va dalle pre-ferie, che continua durante le vacanze e che termina alla ripresa dell’attività lavorativa ma che ha il suo apice nella prima fase (il pre-ferie).

E se a capodanno (quello classico intendo) si fanno bilanci e si compilano liste di buoni propositi, nel mio agosto è più o meno la stessa cosa.

Fin da quando andavo a scuola vivevo la fine dell’estate redigendo mentalmente un elenco di cose che, alla ripresa degli studi, avrei fatto meglio:

  • avrei tenuto in ordine i quaderni,
  • non avrei perso le penne,
  • avrei annotato scrupolosamente tutto sul diario,
  • avrei studiato dal primissimo giorno,
  • mi sarei organizzata per prendere appunti secondo il metodo delle mappe mentali,
  • ecc…

Poi si sa, alcune cose vanno e altre no ma questo non mi ha mai scoraggiata.
Partivo ogni anno carica di entusiasmo e non necessariamente triste perché erano finite le vacanze (anche se le vacanze non durano mai abbastanza, ca va sans dire).

Con la fine degli studi e l’inizio del mio percorso lavorativo questa abitudine è un po’ scemata.
Diciamo che da dipendente l’impulso di svecchiamento era meno forte (purtroppo).
Da freelance invece l’esigenza di rinnovamento si è ripresentata puntuale, con la stessa potenza del sole all’alba di un giorno limpido e fresco.

Ora vi spiego come ho imparato a gestire questa spinta, che nasce da un rito infantile ma non per questo ha meno valore di tante altre attività motivazionali. Anzi, per me è stato prezioso riuscire a trasformarla in un’occasione di formazione e di rimessa a punto degli obiettivi (vecchi e nuovi).

COME FUNZIONA IL MIO AGOSTO?

Innanzitutto con il mio compagno abbiamo deciso di andare in ferie a fine mese (entrambi possiamo pianificarci, siamo fortunati), quindi diciamo che l’ultima settimana stacco, la testa quantomeno. 😉

Delle altre 3 settimane:

  • la prima è classicamente un’esplosione di fuochi d’artificio: dal primo al 10 pare che dobbiamo rivoluzionare il mercato del lavoro, le aziende lanciano ricerche nuove urgentissime o pressano per chiudere quelle aperte, insomma si lavora duro!
  • i restanti giorni che mi separano dalle vacanze coincidono con la chiusura della maggior parte dei nostri clienti e pure i candidati da un paio d’anni a questa parte se ne vanno in ferie (buon segno), di conseguenza in ufficio è la quiete dopo 11 mesi di tempesta. Voi non avete idea del bene che si sta.

Questo lasso di tempo è il mio capodanno: 10-15 giorni di cui posso gestire liberamente almeno l’80% del tempo per prepararmi bene alla ripresa.
E questo è un periodo dell’anno che, da quando lavoro in proprio, considero sacro e inviolabile.
È il tempo per me professionista, non per i miei clienti o per i miei candidati.
Tempo sacro e inviolabile.

PERCHÈ

Perché mi piace pensare che a settembre inizierà qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso.
Sono gialla-insights, ve lo ricordo, nel mio universo non è concepito che una cosa si ripeta ogni anno uguale a se stessa, non esiste proprio.
Io voglio (ne ho bisogno) di tornare al lavoro carica di energia e di obiettivi nuovi, e non di nostalgia per le belle giornate tra i monti e con un occhio già alle vacanze natalizie.

COSA FACCIO QUINDI?

In questi giorni di pace e “totale auto-gestione” io studio, faccio esercizi e scrivo.
Principalmente questo.
Compro libri/e-book o leggo quelli che avevo acquistato mesi prima e non avevo mai trovato il tempo di leggere.
Opto per dei manuali molto concreti, nessuna Bibbia del recruitment per intenderci e nemmeno la biografia del buon Jung.
Poca e selezionata teoria e molta pratica!
Quest’anno ho scelto 4 libri, non specifici del mio lavoro ma utili a lavorare meglio.
Me li sono letti in ufficio, ho schematizzato quando serviva, ho fatto gli esercizi previsti, ho scaricato strumenti di lavoro selezionando quelli che possono essermi utili, ho riscritto testi delle nostre offerte per esercitarmi: insomma ho applicato subito quanto avevo letto e ritenevo utile a me (noi).
In alcuni casi ho iniziato attività che dovrò gestire nei prossimi mesi (ad esempio la revisione dei testi di questo blog).

No, non sono in vacanza.
Non me ne sto a casa in infradito a leggere tra un impasto e una lavatrice.
Vengo in ufficio ogni giorno. Pure coi tacchi anche se non dovevo vedere nessuno (ma questo è un altro capitolo).
Faccio pausa pranzo come al solito dalle 13:00 alle 14:00 circa.
Rispondo alle mail, gestisco attività in vista della ripresa, aggiorno i clienti che riaprianno quando io sarò in viaggio e fisso pure qualche appuntamento per il rientro.

Non ero in vacanza.
Perché come dice la mia amica Maricler: per chiamarsi davvero vacanza “corpo e mente devono trovarsi fuori dal (luogo di) lavoro”.
Il rischio infatti è che “chi non stacca mai il cervello comincia a considerare vacanze anche quando non stacca davvero. E invece bisogna staccare.”

Io stacco da oggi, sono ufficialmente in ferie. 🙂

MA, E QUINDI?

E quindi no, non vi sto suggerendo di passare le vostre giornate sotto l’ombrellone leggendo Detto Fatto o L’arte di comunicare o LinkedIn per aziende e professionisti e via dicendo.

I miei consigli sono due:

  1. se ci sono periodi dell’anno in cui il vostro lavoro (per stagionalità o altri motivi) ha una flessione, approfittatene per studiare, per formarvi, senza che nessuno vi debba finanziare per forza un corso, (certo, se lo fanno tanto meglio ma se non accade non è un buon motivo per non imparare cose nuove. Nel mio caso ad esempio ho già allocato tutto il mio limitato budget per la formazione del 2016 quindi mi è sembrato intelligente sfruttare alcuni testi molto pratici per incrementare lo studio: in questa era e con la tecnologia che abbiamo a disposizione non c’è scusa per non imparare!).
  2. vivete il capodanno dei lavoratori: usate questo periodo estivo anche per ricominciare non solo più riposati ma più entusiasti, più motivati verso nuovi obiettivi, più carichi di buoni propositi oltre che di kg accumulati in ferie. Se vi va compratevi un astuccio e delle penne nuove, un’agenda o un nuovo quaderno degli appunti… iniziate dal nuovo insomma.

Per chi fosse interessato ecco i libri che ho studiato in questi giorni (e che naturalmente vi consiglio facendo pure la ola):
Solopreneur – l’organizzazione del lavoro (in proprio) spiegata semplice, della mitica Francesca Marano: è un libro utile anche a chi non lavora in proprio ma nasce come una fonte preziosissima di strumenti e metodologie di lavoro per chi non può contare su una struttura e deve gestire da solo dall’amministrazione all’attività commerciale passando per lo sviluppo dei progetti.
Scorrevolissimo e diretto come solo Francesca sa essere. L’ho divorato e lo sto applicando per gli aspetti che possono effettivamente migliorare il mio lavoro.

Tutto fa branding – guida pratica al personal branding, dell’unica Coltivatrice di successi che ci sia in circolazione: Gioia Gottini. Questo testo lo rimandavo da mesi perché richiedeva una certa applicazione (esercizi, tante cose da scrivere e via dicendo) e non volevo rischiare di vanificarlo con una lettura superficiale. Ho fatto bene. Semplice, concreto, efficace: una guida che ti accompagna passo passo per mettere le basi e poi costruire la casa del tuo personal branding.
Sulle attività di Gioia ho iniziato a rivedere alcune parti di questo blog e con i suggerimenti/strumenti di Francesca voglio aprire un progetto e chiuderlo entro tempi stabiliti!

Chi ha paura del Business Plan?, torna in campo Francesca Marano che con questo titolo lo giuro, mi ha sempre spaventata. Io ho paura eccome. Io e i numeri, anzi, io e la gestione strategico-economico-finanziaria del mio business, siamo due rette divergenti.
Il libro di Francesca ha un grande pregio: l’autrice. Lei ti parla e ti rassicura subito, e tu dici “ok, ce la possiamo fare se mi tieni per mano”. E lei lo fa, con il suo stile che unisce simpatia, vita vissuta, grande professionalità e tanta pratica: il libro contiene schede ed esercizi da svolgere per arrivare a mettere a punto un proprio personalissimo Business Plan. Francesca è generosa, lei ti insegna quello che ha imparato, rielaborato e poi messo a punto in tanti anni e tu ti ritrovi con la pappa pronta, devi solo metterci un po’ di impegno e ringraziare.

Il quarto libro è quello di una professionista bava come poche (uno dei miei punti cardinali in fatto di scrittura e relazioni). Ma di questo testo vi parlerò a settembre, non perché sia migliore rispetto agli altri bensì perché, a differenza degli altri che si rivolgono principalmente a persone che lavorano in proprio, questo si rivolge a tutti: in particolare a chi lavora, e in un capitolo preciso anche a chi cerca lavoro. E tratta temi a me così cari e così collegati a questo blog che non posso non dedicargli uno spazio a sé. Quindi appuntamento rimandato.

Trovate tutti i libri citati (e molti altri) nella sezione Manuali Professionali di Zandegù e no, questo non è un post sponsorizzato: scrivo di mia sponte cose che nascono dalla pancia e dal cuore e in testa trovano le parole per essere dette.

Basta, ho finito.
Adesso stacco e mi dedico alla ricarica delle energie psico-fisiche, leggerò solo romanzi e ricette.
Sarò assente un paio di settimane, ci risentiamo con calma e tanto entusiasmo a settembre.

A presto 🙂

Colleghi, la nota acida che porta equilibrio e la storia di un cuore che non si appende

Nel lavoro ci sono momenti sì e ci sono momenti no.
Questo per me è un momento no!

O quantomeno è un momento davvero faticoso.
Sarà che sono stanca (ancora 3 settimane prima delle ferie), sarà che il mercato si sta muovendo in modo strano, sarà che a volte non riesco a dire di no anche se bisognerebbe dire di no, sarà che tanti progettisti meccanici non hanno voglia di cambiare lavoro e gli altri non hanno le competenze specifiche che cercano i miei clienti, sarà che probabilmente c’ho pure Saturno contro… insomma sarà quel che sarà ma quando il lavoro non gira come vorrei, io non sono più la persona simpatica e sorridente che (spero) immaginate, nemmeno quando sono a casa che cucino o fuori a farmi una corsa.

Non ce la faccio proprio a staccare la spina. Non chiudo i pensieri chiudendo la porta dell’ufficio. ON-OFF per me non funziona, sono più o meno stabilmente in ON.

Un mio cliente diceva “Roberta, ho bisogno di persone che, quando la mattina entrando in ufficio appendono il cappotto, non appendano anche il cuore per ripigliarselo la sera quando escono.”

Mi è sempre piaciuta tanto questa cosa del cuore appeso insieme allo spolverino (vanno ancora gli spolverini o è un retaggio della mia veneranda età?).
Io il cuore cerco di tenermelo sempre appresso.
Forse anche per questo sono stanca, forse anche per questo ci sto davvero male quando le cose non vanno. Il distacco insomma non mi appartiene.

E sbaglio! Perchè un po’ di sano distacco non guasta mai. È come l’acidità in cucina: non si può preparare un piatto che non contenga almeno una nota acida, mancherebbe di equilibrio.
Equilibrio, questo sconosciuto!

Fortuna che ci sono loro.

Qualsiasi sia il motivo del mio malcontento, sul lavoro io sono fortunata perchè ci sono loro: sono i miei colleghi (e vabbè che siamo tutto liberi professionisti ma il concetto vale uguale visto che COLLABORIAMO nel senso più puro e alto del termine).
Ci rifletto spesso in questi giorni in cui tirare la carretta è davvero più difficile del solito, (aggiungiamoci un pessimo impianto dell’aria condizionata in ufficio che mi ha mandata all’ospedale con una sinusite + bronchite da ippopotamo), insomma se non ci fossero loro io sarei in grandissima difficoltà.
E invece ci sono.
Dalla A di Alice alla S di Sofia passando per altre lettere dell’alfabeto.

E allora è più facile, sfogarsi ma anche confrontarsi, e trovare insieme un modo diverso di affrontare le situazioni, sia sul pratico che sull’emotivo.

Se c’è una cosa che ha sempre determinato il mio benessere sul lavoro è la componente umana. E oggi più di quando va tutto bene, ne apprezzo il valore che la moneta non può compensare.

Per i razionali (i rossi e i blu secondo Insights Discovery) questo fattore pesa meno.
Per noi che occupiamo la mezza ruota dal lato feeling invece, “con chi lavoriamo” ha più o meno lo stesso peso del “cosa facciamo”.
È così.
Ed è importante saperlo. In anticipo intendo.
Che se capiti nel contesto sbagliato potrai anche aver raggiunto il ruolo a cui tanto ambivi ma non lo vorrai più dopo pochi mesi. E verrai da me o da qualsiasi altro recruiter a dire che “Non è tanto il lavoro ma l’ambiente a demotivarmi, è per questo che cerco qualcos’altro. Un contesto migliore, più collaborativo!”.
E io ti crederò, perchè lo so che è così (io ho lasciato il posto fisso per questo motivo!). Ti crederò fintanto che non mi darai pacco per accettare la controfferta della tua azienda naturalmente (ma non tu, non tu che stai leggendo vero questo post???).

È un post sentimentale questo, lo so, ma ci tenevo a condividere poche e frammentate riflessioni sull’importanza di avere, vicino a un buon lavoro, anche dei buoni colleghi e in generale un contesto lavorativo umanamente salubre.
Vale per chi lavora come dipendente, che ogni giorno passa 8 ore con persone che non ha scelto (a meno che non siate dirigenti che selezionano i propri collaboratori), vale per i freelance o per i liberi professionisti che spesso corrono il problema opposto: la solitudine.

E chiudo dicendovi che l’armonia, per la mia esperienza, vive nella diversità (questa è la nota acida del piatto): non cercate persone uguali a voi, cercate persone aperte al confronto, capaci di condividere, motivate al lavoro. Se poi questi colleghi guardano il mondo da un altro punto di vista rispetto al vostro tanto meglio! Vi offriranno uno spunto di riflessione in più. Vi aiuteranno a trovare un equilibrio proprio perchè sono diversi da voi. Siate distaccati e capirete che la diversità, soprattutto sul lavoro, è ricchezza.

Suggerimento pratico: è vero che potrebbero anche mentirvi, ma in fase di selezione chiedete com’è l’ambiente di lavoro dell’azienda che state valutando. Chiedete il tasso di turnover oppure, meglio ancora, guardate su Linkedin l’anzianità aziendale delle persone che vi lavorano. Fatevi quindi un’idea sull’eployer brading di quella società prima di scegliere abbagliati da un’offerta luccicante.

Ora chiudo davvero e vi auguro buone ferie.
Ci risentiamo a settembre, che in vacanza non si parla di lavoro. 😉

Jobs act: c’è molto da scoprire

Come funzionano le regole del jobs act?
Cos’è cambiato per le aziende e cos’è cambiato per i lavoratori?

Noi questa mattina abbiamo fatto 3 ore di formazione con Simone Baghin , consulente del lavoro e docente CUOA, per orientarci meglio rispetto al nuovo mondo della contrattualistica del lavoro.
E alla fine della mattinata abbiamo fissato in agenda un altro appuntamento, per altre 3 ore di corso: tanta roba, davvero troppa roba da assimilare in una botta sola!
È un tema vastissimo, talvolta controverso, non completamente chiaro nemmeno agli addetti al lavoro, figuriamoci per noi umanisti, come ci chiama qualcuno.

Non chiedetemi gli appunti.
Devo ancora venire a capo di diversi dubbi e resta materia per chi è abituato la mattina a fare colazione con caffè e legislazione, io sono per la brioche.
Ho capito però che da 44 forme contrattuali siamo passati a 10 possibili modalità con cui si può stipulare un rapporto di collaborazione e che il contratto considerato “standard” è quello a tempo indeterminato, tutte le altre forme sono eccezioni (determinato, collaborazione, outsourcing, apprendistato, ecc…) e hanno dei precisi vincoli.

Ogni forma contrattuale porta con sé una serie di norme, restrizioni, possibilità, limiti, conseguenze (per l’azienda e per il lavoratore) che svelano una legislazione complessa, articolata e temo, poco conosciuta (per l’azienda e per il lavoratore).

Nel nostro ruolo di recruiters siamo chiamati ad accompagnare la selezione fino alla fase di inserimento del candidato in azienda, questo significa che seguiamo spesso anche la fase di definizione della proposta e di contrattazione.
Non siamo dei consulenti del lavoro e non entriamo nel merito della materia specifica, ma avere un’idea di come funzionano macroscopicamente le regole di ingaggio e a cosa è opportuno che il cliente faccia attenzione, magari proprio confrontandosi con uno specialista, è un ciò che ci rende ogni giorno di più dei partner e dei punti di riferimento importanti per i nostri clienti.
La stessa competenza (che ribadisco, non è specialistica) la sfruttiamo verso i candidati, per spiegare loro com’è stata formulata l’offerta e per aiutarli nella fase di valutazione.

Però oggi, alla fine del corso, la mia domanda è stata questa: dove può informarsi un lavoratore rispetto a tutta questa normativa?
Perchè l’azienda ha quasi sempre un consulente più o meno aggiornato e capace (parliamone), ma i candidati?
Eppure la revisione del sistema è stata messa a punto per entrambe le parti e io sono certa che in pochi (io per prima) siano davvero a conoscenza di come funzionano i contratti e delle peculiarità che li caratterizzano.
Nella realtà succede che il più delle volte ci fidiamo, in altri casi riteniamo di non aver scelta, oppure “semplicemente” (e pericolosamente) non ci poniamo alcuna domanda… (e vi assicuro che consulente o meno, spesso non lo fanno neanche le aziende).

Ora intendiamoci, io non sto qui a discutere se sia o meno giusta questa riforma, corretta, equa, migliorativa ecc… dico che è opportuno conoscerla perchè solo in questo modo si conoscono i propri doveri e diritti.

Insomma vi dicevo che ho fatto sta domanda:

dove può informarsi un lavoratore rispetto a tutta questa normativa?

E la risposta “dal sindacato!” non mi ha entusiasmato però è comunque un punto di riferimento, usatelo!
Poi c’è il sito del Ministero del Lavoro, anche qui potete trovare delle informazioni preziose andando un po’ oltre il burocratese. 😉
Inoltre ogni singolo contratto nazionale ha il suo regolamento, googlando potete trovare dei buoni contenuti pubblicati in rete ma nel dubbio ricorrete sempre a uno specialista.
In caso di contenziosi e cause esistono poi gli avvocati del lavoro.
Invece non fidatevi ciecamente di noi recruiter: come dicevo prima non siamo degli specialisti, ci informiamo quel che basta per navigare in un mare che però non è il nostro mare. Idem con patate per quanto riguarda i commercialisti, senza nulla togliere alla categoria.

Insomma informatevi mi raccomando, che siate lavoratori dipendenti o autonomi, full o part time, apprendisti o appartenenti alle liste di mobilità, informatevi, io oggi ho scoperto cose davvero interessanti!

Se lo fate diverso è meglio: quello che non piace ai recruiters

Andiamo oltre.

Andiamo oltre il ritardo non annunciato, l’anticipo che ti coglie impreparato o che addirittura toglie privacy al candidato precedente, l’atteggiamento poco collaborativo di fronte alle domande difficili, il CV mandato in word, il CV sformattato, la ritrosia ad aprirsi, le mail non risposte ecc…
Oggi andiamo oltre.
Perché se ci sono alcune cose poco simpatiche che i candidati (e candidate) fanno in fase di selezione, ce ne sono altre ancora che si trasformano in un muro scoraggiante anche per il più comprensivo e tenace dei selezionatori.

SONO VENUTO/A A COLLOQUIO SOLO PER VEDERE COSA C’È IN GIRO, IN REALTA’ STO BENE DOVE STO

No, non si fa. Il tempo dei recruiters, come quello di tutti, è prezioso. Se rispondete a un’inserzione senza alcun’altra specifica, noi diamo per scontato che quella posizione vi interessi e vi chiamiamo per parlare proprio di quello. Se la vostra è curiosità ditelo: non significa che non fisseremo un colloquio, significa però che non avrà la stessa priorità di quello mirato alla nostra ricerca.
Perché voi lo sapete vero, che noi siamo retribuiti solo quando una selezione si chiude?! Questo ci costringe a mirare bene. Non possiamo permetterci di conoscere persone solo per la curiosità (o il piacere) di conoscere persone (anche se in alcune situazioni lo facciamo).

NON MI HANNO MAI CAPITO, NON HO MAI POTUTO DIMOSTRARE QUANTO VALGO

È un’affermazione che sentiamo spesso. Non è fastidiosa di per sé ma ci fa drizzare le antenne, soprattutto se una persona ha avuto numerose esperienze lavorative (diciamo oltre le 5): se per 5 volte non ti hanno capito e non ti hanno permesso di esprimerti forse il problema non è l’azienda. Forse è il caso di trovare un modo diverso per spiegare questa inquietudine lavorativa e capire se c’è una strada diversa e più adeguata da percorrere.

NON CAMBIO PER I SOLDI MA RIMANGO NELLA MIA AZIENDA PERCHÈ MI HA FATTO UNA CONTROFFERTA ECONOMICA INTERESSANTE

Su questo punto sono sicura si aprirà una discussione infinita.
Posto che siete liberi di fare quello che volete (durante la selezione, durante la trattativa, dopo che avete firmato, durante il periodo di prova, dopo il periodo di prova… in ogni momento il candidato è libero di cambiare idea, alla faccia delle aziende), per noi non è un problema il fatto che voi vogliate cambiare lavoro per prendere più soldi, anzi.
Il problema nasce quando adducete motivi differenti sui quali noi lastrichiamo il vostro percorso nella selezione e poi ci troviamo spiazzati di fronte a una controfferta o a un rifiuto perché “mi aspettavo di più”. I miei consigli sinceri sono due: 1) siate trasparenti, prima di tutto con voi stessi e poi anche con noi 2) fate due conti, sbilanciatevi e diteci il più chiaramente possibile quali sono le vostre aspettative. Vi sembrerà strano ma noi abbiamo tutto l’interesse a fare in modo che vengano accolte oppure siamo in grado di dirvi subito se un’azienda non è nelle condizioni di soddisfarle, e perdiamo meno tempo tutti.

COME C’È SCRITTO SUL MIO CURRICULUM, MA L’HA LETTO IL MIO CURRICULUM? L’HO SCRITTO ANCHE SUL MIO CURRICULUM

Sì, vi confermo ufficialmente che se venite contattati per un colloquio significa che, bene o male, il vostro CV è stato letto. Il colloquio è proprio la fase 2 della selezione, quella che va in profondità (= oltre il CV). Ma se la fase 2 ribadisce esclusivamente i contenuti della fase 1, senza neanche la fatica di ripeterli, allora abbiamo sbagliato noi recruiters. E resta il fatto che se anche il CV fosse stato letto poco o male avete l’opportunità di giocarvi un colloquio: fatelo perdindirindina!

NO NIENTE…, NO IO…, NO INSOMMA…

Questa è un’abitudine di natura introversa che porta qualcuno di voi a sminuirsi ancora prima di iniziare a parlare. E c’è sempre sto NO che precede ogni affermazione. No cosa? Cancellate questo modo di iniziare le frasi, eliminate questo intercalare controproducente dal vostro vocabolario. Insieme a “No, niente, sono una persona normale!”

NON POSSO VENIRE A COLLOQUIO QUEL TAL GIORNO A QUELL’ORA PERCHÈ LAVORO A TEMPO PIENO, IO! (è la mia preferita)

Certo, noi invece passiamo la giornata a trastullarci ed è per questo che vi proponiamo un colloquio durante la giornata lavorativa. Ma guarda un po’ che cialtroni che siamo.
Anche in questo caso il come conta più del cosa.
Posto che non possiamo incontrare tutti fuori dell’orario di lavoro, la disponibilità a trovare delle soluzioni c’è per chi sa approcciarsi in modo collaborativo e aperto. Ma se l’insinuazione è quella della frase qui sopra (e vi assicuro che in moltissimi rispondete in questo modo anche usando altre parole) allora anche da parte nostra scatta l’irrigidimento. Il compromesso è frutto di una disponibilità reciproca.

Anche questo post è tratto da episodi (ripetuti) di vita vissuta, non è una polemica ma l’osservazione, congenita al mestiere, di comportamenti umani che sono facili da correggere quando riesci a vederli. Per me è naturale coglierli, per voi candidati/e magari un po’ meno. Spero possa esservi utile 🙂

Il CV di chi è all’inizio

Questo post lo dedico soprattutto a chi deve scrivere un CV affacciandosi per la prima volta sul mondo del lavoro: ai neodiplomati (che siano pure in periodo di esami ormai) e ai neolaureati. Ai NEO insomma.

A chi pensa al CV e automaticamente corruga le sopracciglia, il pensiero gli si stampa in fronte lampeggiando stile insegna del motel: “e mo’ cosa scrivo??”
Ecco, questo post è per voi (ma non solo).

Non intendo fare qui un vademecum del perfetto CV, che peraltro a mio avviso non esiste UN perfetto CV, ma il CV efficace a seconda della circostanza e dei tuoi obiettivi!
Oggi voglio dirvi cosa non deve mancare nel CV di un NEO.

Risponde alla domanda:
COSA PORTI TU IN AZIENDA?

E non è semplice scrivere bene questa parte ma cercherò di essere il più chiara possibile.
Seguitemi…

Ok, siete privi di esperienza significativa rispetto a quello che volete fare o per cui vi siete formati, avete all’attivo un paio di stage (forse) e/o una collaborazione interessante ma di breve durata.
Diciamo che la parte HARD del vostro CV è piuttosto scarna e non molto diversa da quella dei vostri compagni di corso che hanno superato i vostri stessi esami.
Cosa fare? Come potete mettere nel CV per differenziarvi? per spiccare? per fare in modo di venir notati?
Forza provate a sparare…

  • Scriviamo cosa stiamo cercando, es. Cerco un’azienda meritocratica, in cui sia riconosciuto il valore e il contributo di ciascun collaboratore, dove poter sviluppare un percorso di crescita, dove imparare cose nuove. Mi interessa trovare un contesto internazionale. Sono alla ricerca di un’impresa in forte crescita, attenta alla formazione, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre motivazioni, es. Sono molto interessato a lavorare nel controllo di gestione, la considero una funzione strategica per un’azienda e mi piacerebbe mettere a frutto i miei studi in questo ambito. Sono motivato a crescere e a imparare, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre caratteristiche personali, es. Sono una persona determinata, tendo a farmi coinvolgere molto dal lavoro e sono portato per il gioco di squadra. Sono aperto ai cambiamenti, dinamico e veloce ad apprendere, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo la ricetta originale e supercollaudata della crema catalana (senza buste e bustine)!
    Con me funzionerebbe ma in generale risposta sbagliata!

Cosa allora?

Guardiamo per un momento le prime tre risposte.
No, non sono sbagliate in assoluto, è la forma che va rivista.

È necessario passare da un’impostazione autoreferenziale a una che privilegia il dialogo con chi vi legge.

Nelle tre risposte qui sopra si parla di voi ma non si esplicita cosa potete fare voi che sia utile a chi vi legge, a chi dovrebbe assumervi.

E quindi…
E quindi in un CV dove l’esperienza lavorativa passata non può garantire il futuro, è opportuno ricavare lo spazio per esplicitare il valore aggiunto di scegliere proprio voi.
Voi inteso come tu! Tu che sei diverso dal tuo compagno di banco o di corso.

La domanda che dovete farvi per scrivere questa parte del CV è: cosa posso fare io per te? (te inteso come azienda che assume).

Ecco un esempio:
Sono tenace e caparbio, avermi in squadra significa poter contare su una persona che sa “sporcarsi le mani” e che non ha paura di mettersi in gioco. Assumermi significa acquisire solide conoscenze teoriche e basilari competenze tecniche di progettazione 3D, acquisite durante gli stage. Ma la differenza vera che posso portare in azienda è la mia indole pragmatica, volta alla soluzione dei problemi. Metto a disposizione anche la capacità di fare squadra, la precisione di chi non ama sbagliare, la curiosità di chi ha ancora molto da imparare e la determinazione che mi ha accompagnato durante gli studi di Ingegneria Industriale.

Altro esempio:
Vi metto a disposizione la solarità e la capacità di allacciare relazioni con le persone, che siano clienti o fornitori. Conosco queste lingue straniere, che abbinate alla mia indole socievole mi rendono adatta a un ruolo a contatto con il pubblico. Potrete contare su un buon spirito d’iniziativa e sull’umiltà necessaria a imparare. Posso esservi utile se cercate una persona responsabile, disponibile a viaggiare e a fare formazione e che non teme le novità.

Lo sentite il tono diverso? Come vi suona?
E come potrebbe suonare a chi vi legge?

Ecco, per me nel CV di chi inizia è importante cogliere questo: cosa mi porto a casa se scelgo questa persona?
Ditelo, francamente e con il tono giusto.

PS se però dimenticate i fondamentali come nome, cognome, recapiti, ecc… tutto quello che ho scritto qui sopra non vale un fico secco! 😉

La festa del sasso: cioè un’organizzazione fondata sulle predisposizioni

Che bello sarebbe se al lavoro ciascuno di noi fosse chiamato a usare le proprie predisposizioni. Non parlo solo di capacità tecniche ma di inclinazioni, di comportamenti preferiti, in modo spontaneo, secondo il proprio stile personale.


Per lavoro seguo oltre ai progetti di ricerca e selezione, anche attività di assessment (analisi), il cui obiettivo è quello di capire come e se funzionano le persone tra loro e rispetto al ruolo che ricoprono all’interno dell’azienda: se riescono, all’interno dei compiti loro affidati, a esprimere le loro inclinazioni, a mettere a frutto predisposizioni e attitudini secondo un incastro che valorizza competenze hard e attitudini personali. E come si relazionano con gli altri.
Le sorprese non mancano mai e nemmeno le soddisfazioni, quando riusciamo, con l’aiuto spesso di Insights Discovery, a modificare le situazioni critiche con grande soddisfazione di chi ci ha commissionato l’incarico ma soprattutto dei collaboratori che ne hanno preso parte.

La festa del Sasso si svolge da 13 anni durante la Sagra di Lumignano (ridente località del basso vicentino, sede di una delle più belle e importanti falesie di arrampicata d’Italia).
La festa del Sasso nasce in seno a un gruppo di amanti della montagna e dell’arrampicata per far divertire i bambini.

C’è un sasso, piuttosto imponente, ci sono imbraghi e caschetti per bimbi dai 3 ai 70 anni, c’è la spina della birra e un’affettatrice a servizio dei panini, ci sono le caramelle per i giovani arrampicatori che salgono le vie allestite sul Sasso, ci sono l’altalena e la teleferica, c’è la sabbia per i piccolini, c’è il sole (lo prenotiamo ogni anno!).
E ci siamo noi. Quelli del Sasso. Un gruppo di amici e volontari che organizzano e si auto-organizzano.
Quest’anno è stato un vero successo: sole, divertimento, frotte di bimbi e di genitori (e tra i due i primi vincono sempre 5 a 1 per simpatia e collaborazione), un coordinamento impeccabile nell’amatorialità di 25 persone circa che non si risparmiano.IL SASSO

Ci osservavo.
Siamo tutti molto diversi. E insieme funzioniamo. Ma funzioniamo davvero bene!
Secondo un misterioso ecosistema che si rinnova di anno in anno. È un incastro, un po’ pianificato ma anche molto spontaneo che si fonda sul riconoscimento e sull’accoglienza delle predisposizioni di ciascuno. Con rispetto e libertà.

Per un momento ci ho pensati come una piccola azienda, una temporary business per così dire, anche se di business non abbiamo niente.

Ho osservato i ruoli di ciascuno, siamo intercambiabili ma l’indole porta ciascuno al proprio posto:

  • Silvia è una logistica e un’ottima coordinatrice. Lei gioca perché tutto funzioni al meglio preparando il terreno, gestendo l’organizzazione pre-festa (autorizzazioni, assicurazioni, tabelle di marcia, ecc…). Tanta pazienza e meticolosità nella cura dei dettagli. Durante la festa non si ferma in nessuna postazione, è a servizio di tutti perché tutto funzioni nel migliore dei modi: il problem solving è la sua arte. In un gruppo vi assicuro, è essenziale avere una Silvia, basta solo non abusarne.
  • Mary e Lidia sono alla spina della birra: c’è chi preferisce avere un banco tra sé e gli altri e forzare queste persone su un compito diverso sarebbe controproducente. Non si tratta solo di non conoscere le manovre per far arrampicare i bambini, è una scelta di ruolo e di posizionamento. Chi vuole una birra sa che sarà accompagnata sempre da grande cortesia e da un paio di sorrisi niente male e il gruppo è sereno che la cassa è ben presidiata e che i conti torneranno perfettamente a fine giornata. Riconoscerere e valorizzare l’istanza introversa delle persone non è cosa scontata, ma porta i suoi frutti.
  • Barbara e Isa motivano il gruppo e si occupano di PR (che servono sempre). Loro fanno seguono di tutto durante questi due giorni: dall’attività sui social a quella sull’affettatrice, lavorano per la festa ma soprattutto per il benessere del gruppo. C’è un fattore importante in tutti i team che funzionano bene: è dato da chi riesce a tener sempre alto il morale di tutti. La Barbara e la Isa insomma.
  • Io, Ste, Fra, Fiocca, Michele, Fabio, Marika e qualcun altro siamo il multitasking. Ci alterniamo senza sosta: imbraghiamo i provetti scalatori, facciamo sicura (cioè manovriamo le corde per farli arrampicare), spingiamo l’altalena, prepariamo i tavoloni quando dobbiamo mangiare. Anche nelle organizzazioni sono utili quelle risorse che mettono in campo grande energia, dinamismo e apertura al cambiamento. Non bisogna aspettarsi la cura del dettaglio, la costanza su attività ripetitive, la precisione a ogni costo, no, ma far leva sulla flessibilità e sull’entusiasmo.
  • Marco e Marta sono quelli pazienti: riescono a presidiare le fila di bambini e sanno gestire i genitori (perchè tutto sommato i pargoli sono molto meno esigenti degli adulti), si assicurano di recuperare il materiale da chi ha fatto il proprio giro per permettere a tutti di divertirsi. Sono gentili ma anche molto rigorosi: sono all’inizio della catena del divertimento e mettono le basi perché tutto fili liscio. Sono di quelle persone che, se pur flessibili, quando trovano il loro compito lo presidiano con attenzione e cura dall’inizio alla fine. Li motiva cogliere l’utilità del proprio contributo.
  • A Matteo e Luca piace gestire la carrucola, è l’attrazione più “tecnologica”, c’è dell’ingegneria da presidiare. Peraltro la postazione è leggermente decentrata rispetto alla folla, a loro piace così e ai bambini piacciono loro, che li fanno volare. Precisi, responsabili, attenti alla qualità: standard elevati e cura dei dettagli. Una buona squadra non può mancare di questa istanza per essere equilibrata.
  • Enrico e (l’altro) Matteo danno man forte a chi fa sicura accorrendo in aiuto ai bambini che per qualsiasi motivo non riescono a salire o a scendere. Sono tra i più esperti e danno nozioni di arrampicata direttamente in parete. Sono i veterani della festa, dei veri capisaldi. Hanno lavorato per allestire tutto e sanno muoversi su ogni postazione con grande competenza. Decisi, veloci, istintivi, dei leaders naturalmente eletti. In qualsiasi gruppo servono: abbassano il livello di ansia.
  • E poi c’è il presidente, un altro Matteo ancora. Che non importa in quale postazione sia o se non ci sia addirittura: lui è il nostro presidente. Conosciuto e soprattutto riconosciuto da tutti.

Non ho citato tutti, lo so e non me ne vogliano gli assenti, mi premeva far capire quale tipo di meccanismo naturale ci tiene insieme e ci fa lavorare così bene che in 13 anni non si è verificato mai alcun incidente.
Ci ritroviamo ogni anno con grande entusiasmo, ogni anno accogliamo persone nuove che si integrano seguendo il flusso: quello delle proprie predisposizioni, siamo gialli, rossi, verdi e blu (secondo il modello Insights Discovery).

Sarebbe bello che nelle organizzazioni tutto filasse allo stesso modo ma quello è un mondo più complesso, lo so bene, con peculiarità, obiettivi e tempi totalmente differenti.
Eppure… sempre di persone si tratta, e le persone funzionano più o meno così.

 

La semplicità vince

Un piccolo esercizio di scrittura prendendo spunto (non vogliatemene) da una mail che ricevetti qualche tempo fa. Solo per farvi capire come la semplicità sia più comunicativa e più efficace, sempre e comunque. E per ricordarvi che alla fin fine, dall’altra parte, c’è una persona che legge, una persona come voi: parlate con lei, non con la sua azienda.

Ecco cosa mi scrisse una candidata:

“Buongiorno, vorrei sottoporre alla Vostra attenzione il mio Curriculum Vitae affinché possiate valutare l’interesse ad avere un colloquio con la sottoscritta in merito alla posizione aperta di Contabile.”

Si può dire tutto questo con meno giri di parole e con più carattere, ecco un esempio:

“Buongiorno, le inoltro il mio CV in risposta alla ricerca di una Contabile. Se valuterà le mie competenze adeguate al ruolo, sarò felice di concordare un colloquio.”

Non temete di essere diretti, non cercate la formula complicata da pubblica amministrazione. Scrivete fluido, scrivete SEMPLICE.