La mail che accompagna il CV: mini-guida alla scrittura efficace

Differenziati e incuriosiscimi!

Questo è quello che ti invito a fare quando decidi di scrivere a me e a qualsiasi altra persona, recuirter o manager, a cui invii il tuo Curriculum.
Hai a disposizione più possibilità per attirare la mia attenzione ancora prima che con i contenuti specifici del CV, su cui, lo sappiamo bene, si può giocare solo fino a un certo punto.

Puoi usare:

  1. l’oggetto della mail
  2. il messaggio dentro la mail
  3. la tua presentazione, in forma di lettera a parte o di sintesi che si inserisce tra i dati anagrafici e tutto il resto (io consiglio questa seconda scelta quando si invia il CV in Italia)
  4. la forma grafica del CV
  5. la forma fisica del CV (questo non è per tutti ma c’è comunque buon margine di fantasia)

IL MESSAGGIO DELLA MAIL: A COSA SERVE?

Ora, senza voler andare in cerca di cose difficili e poco maneggevoli come i programmi di grafica, concentriamoci sul punto 2 “il (benedetto) messaggio della mail”.
Che ci mettiamo nella mail che accompagna il Curriculum?
Intanto chiariamo bene una cosa: quello che scrivo nella mail non è il riassunto del CV!
È un messaggio che ha l’obiettivo di trasmettermi e spiegarmi le motivazioni che ti spingono a candidarti a una certa selezione e le competenze (hard e soft) distintive che puoi mettere in campo.
In caso di candidatura spontanea (ovvero non specifica su una ricerca di personale), lo scopo di questo messaggio è convincermi che potrebbe valere comunque la pena di incontrarti.
A ogni modo, il messaggio avrà fatto bene il suo dovere se io:

  • aprirò e leggerò con curiosità il tuo CV dall’inizio alla fine
  • mi ricorderò di te “a lungo” anche senza averti conosciuto/a di persona
  • mi verrà voglia di conoscerti a prescindere dal fatto che ci sia una selezione su cui confrontarci

IL MESSAGGIO DELLA MAIL: COSA e COME NON SCRIVERE!

Sarò brutale, nel corpo della mail:

  • non scrivere un bignami (che poi non è mai un bignami) delle tue esperienze professionali. Quelle le leggerò sul CV se sarai così bravo/a da farmi venir voglia di leggerlo.
  • non lamentarti del mercato del lavoro e delle continue ingiustizie a cui sei incappato/a
  • non creare un muro di parole che scoraggia la lettura anche della persona più tollerante e accogliente, (usa bene lo spazio, non dilungarti, crea dei paragrafi).
  • non lasciarlo in bianco (sì, c’è chi lo fa)
  • non liquidarmi con un banale e impersonale In allegato Le invio il mio CV per la posizione in oggetto
  • non tentare di metterti al mio posto. Eccoti un esempio di vita vera:
    Buongiorno, le scrivo per candidarmi alla posizione di Responsabile XYZ che ho trovato sul vostro sito.
    Quando ho letto l’inserzione mi sono trovato descritto, sembrava si parlasse proprio di me e ho quindi capito di essere la persona giusta per questa selezione. Le mie esperienze (segue logorroica esposizione delle esperienze professionali) mi rendono il candidato ideale a questo ruolo. Attendo una convocazione per un colloquio. Cordiali saluti.
  • non dirmi cose ovvie e inutili. Un altro esempio dall’archivio:
    Gentilissima dott.ssa Zantedeschi, desidero con la presente sottoporre alla Sua attenzione il mio curriculum vitae. Ho maturato esperienze di lavoro in team e capacità di lavorare per obiettivi nell’ambito di aziende importanti e strutturate nelle quali ho avuto modo di esprimermi e farmi apprezzare in particolare per doti di comunicazione, riservatezza, discrezione, sensibilità, organizzazione, cura dei particolari e versatilità. Alla ricerca di nuovi stimoli e mossa dal desiderio di rimettermi in gioco in ambito professionale, sarei molto lieta poter avere un colloquio conoscitivo con Lei. 

Rileggi ancora una volta il messaggio qui sopra e dimmi cosa fa questa persona di lavoro.
Esatto, hai centrato il problema: non si capisce!
A parte lo stile di scrittura un pelino arcaico e formale, quello che manca è la sostanza.
C’è un potpurri di cose belle e buone ma senza un contesto di riferimento.

PER DIFFERENZIARSI BASTA UNO E UN SOLO MOTIVO, TROVALO e poi scrivilo bene!
(e adesso ti spiego come)

Il messaggio della mail è un messaggio promozionale, deve portarmi a fare qualcosa (call to action) ad es. aprire il CV (e sì, io li apro tutti in ogni caso ma a volte il messaggio della mail è un grandissimo deterrente) o deve attivare una serie di pregiudizi positivi secondo i quali io aprirò il tuo CV già un po’ convinta che tu sia una persona da incontrare!

Come si fa?
Con parole chiare e dirette, pochi giri di parole, pochi virtuosismi letterali e un corretto uso del grassetto e della formattazione.
Queste parole nascono dalle risposte ad alcune semplici domande:

  • perchè mi candido a questa posizione?
  • cosa potrebbe differenziarmi da altri/e candidati/e?
  • cosa voglio che venga letto del mio CV? (1 sola cosa, la più importante)
  • perchè questa persona dovrebbe incontrarmi?
  • che valore aggiunto posso portare in un nuovo contesto lavorativo?
  • perchè voglio lavorare per questa azienda? (nel caso si scriva direttamente a un’azienda)

Rispondi per iscritto a tutte queste domande e poi rileggile.
Seleziona poi quella che secondo te (o secondo qualcuno di cui ti fidi) ha il messaggio più forte, più diverso, più accattivante, più convincente e, sulla base di quella risposta, elabora un buon testo della mail ricordandoti che non deve superare le 10-12 righe e che deve dire cosa fai nella vita.

AD ESEMPIO… (lo faccio io per mostrarti come potrebbe essere)

perchè mi candido a questa posizione?
Lavorare nel controllo di gestione è il mio obiettivo, mi sono appassionata di questa materia alla specialistica di Economia Aziendale: è stato un colpo di fulmine che ha portato chiarezza in ogni mia successiva scelta lavorativa e formativa.
Mi candido perchè intravedo in questa opportunità il modo di fare un bel passo avanti nel mio percorso lavorativo e nell’acquisizione di nuove competenze manageriali in un contesto internazionale (finalmente).
È il mio treno e non voglio perderlo, o quantomeno vorrei potermi mettere in corsa per prenderlo. 😉
È per questo che spero in un colloquio conoscitivo, poi starà a me giocarmi tutto.

cosa potrebbe differenziarmi da altri/e candidati/e?
Non è certo la laurea in ingegneria meccatronica a rendermi il candidato ideale lo so, forse nemmeno la conoscenza approfondita dei più importanti CAD 3D (Solidworks, SolidEdge, Inventor e ProE), potrebbe giocare a mio favore l’aver progettato in completa autonomia macchine automatiche nel settore del packaging e una precedente esperienza come project manager all’interno di un’azienda del settore automotive (uno tra i più esigenti in circolazione).
Ma se anche questo non dovesse bastare credo di potermi giocare un B2 in tedesco, la conoscenza delle principali normative ISO/TS e una riconosciuta capacità di affrontare i problemi con lucidità e pragmatismo. Per tutto il resto rimando a un colloquio conoscitivo!

cosa voglio che venga letto del mio CV? (1 sola cosa, la più importante)
Buongiorno, sul mio CV troverà citate e ben descritte le mie esperienze professionali.
Le anticipo solo che ho lavorato per 7 anni nel settore della gioielleria (lo stesso settore in cui opera l’azienda citata nell’inserzione): conosco quindi tutte le logiche specifiche dell’acquisto di materiali, servizi e lavorazioni di questo mondo specifico e so bene quali sono le principali problematiche (di qualità, tempi e costi) che lo caratterizzano.
Conosco la problematica del “calo di lavorazione”, so verificare i dati del sistema e so quanto sia importante lavorare a stretto contatto con la programmazione produzione.

Tutto il resto è ben descritto nel CV quindi non mi dilungo ma spero di raccontarle a voce anche i motivi che mi spingono a voler cambiare lavoro.

___

PS: talvolta la cosa che andrebbe messa in bella vista sul corpo della mail potrebbe essere l’iscrizione alle liste di mobilità o eventuali incentivi all’assunzione, l’iscrizione alle categorie protette, un trasferimento già previsto nella zona dove ha sede l’azienda (se si abita distanti) o la possibilità di domicilio in loco ecc…

perchè questa persona dovrebbe incontrarmi?
Le scrivo perchè sto cercando un nuovo lavoro! Banale ma vero. Le anticipo anche che ho controllato il sito e non ho trovato nessuna ricerca attiva che possa rispondere ai miei requisiti e/o ambizioni quindi so bene che non c’è motivo apparente perchè lei debba incontrarmi. Ma io sono fiduciosa e so di essere una buona potenziale candidata.
So che prima o poi qualcosa si muoverà anche per me e io voglio essere pronta, un breve colloquio con lei potrebbe aiutarmi, se ne ha il tempo e la possibilità.
In caso contrario sappia che controllerò regolarmente il vostro portale e mi segnalerò non appena troverò un’inserzione interessante. Quindi al limite l’appuntamento è solo rimandato. 🙂
Glie l’ho detto, sono una persona fiduciosa, e anche determinata!

che valore aggiunto posso portare in un nuovo contesto lavorativo?
La mia esperienza professionale come enologo è breve ma imparare non è mai stato un problema. So che la differenza la fanno le persone, non le conoscenze che oggi sono una merce alla portata di molti.
Quindi metto in gioco la mia determinazione, la mia capacità di lavorare in team (lo testimonia la lunga militanza all’interno dell’associazione Clownterapia Vicenza), la mia formazione specifica in enologia e viticoltura e la passione per questo settore, una passione mista a umiltà perchè ribadisco, ho molto da imparare, ma nessuno dovrà insegnarmi ad amare il mio lavoro.

perchè voglio lavorare per questa azienda?
Buongiorno, le scrivo per candidarmi alla posizione di Assistente Commerciale Export.
Esperienze e competenze sono ben descritte sul CV, faccio questo lavoro da 7 anni.
Quello che invece voglio sottolineare qui è la mia motivazione a lavorare per PINCOPALLO SPA. Vi conosco come un’azienda ricca di valori e di attenzioni per le persone.
Mi sono informata, vi seguo sui canali social e sui media e da tempo aspetto l’opportunità giusta per candidarmi a lavorare con voi.
Operare nel mondo della moda sarebbe già un traguardo importante ma collaborare con voi significa concretizzare un obiettivo che coltivo da anni.

Spero che gli esempi ti siano stati utili.
L’ultimo consiglio che ti dò è cambia: non continuare a scrivere la stessa cosa se vedi che non ottieni risposte. Prova e riprova usando frasi diverse, provando a modificare il tono o la motivazione. Sperimenta e misura i risultati.

(Foto di Neven Krcmarek)

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Tira fuori la testa dal tu lavoro per fare meglio il tuo lavoro

: Ora ti spiego perché partecipo a eventi che nulla hanno a che fare con il mio lavoro e perché ritengo che sia una cosa decisamente intelligente ma soprattutto strategica per il mio lavoro.
E potrebbe esserlo anche per il tuo!

Questa è la big picture del post (grazie Annamaria, grazie!), a cui aggiungo che in questo post mi rivolgo un po’ più ai freelance e ai liberi professionisti, ma sono convinta che possa essere una lettura utile anche per manager e imprenditori.

Sabato ho partecipato al FreelanceDay2016. Ho partecipato e ho anche fatto da relatrice.

Il giorno prima ero a un convegno di psicologi, lì ho solo ascoltato. A settembre ero al Freelacecamp, vi partecipo dalla prima edizione. A maggio ho partecipato a un corso di Grafica per non grafici, lo scorso inverno invece due corsi sulla scrittura e uno di blogging tra poche settimane. E poi ci sono gli articoli che scrivo sul blog, i post sui social e la collaborazione (volontaria) con C+B.

Io lo so, qualcuno mi guarda e pensa “lei in fondo fa tutto questo per divertirsi, perché è una “gialla” piuttosto egocentrica!” (quella dei colori te la spiego sul blog).

Certo che mi diverto, è spesso piacevole, incontro persone, rivedo amici, mi faccio nuovi amici, come si suol dire: allargo il network. E mangio sempre cose buone!

Ma mi sbatto pure, costruisco gli interventi, rubo tempo fatturabile e diversi dopo-cena per prepararmi, investo i miei weekend, pago per i corsi, rinuncio a stare con la mia famiglia, mi prendo regolarmente il raffreddore in treno, evito corsi ed altri eventi nel mondo food (una delle mie passioni da sempre) e via dicendo…

Perché? Per lavoro! PER MIGLIORARE IL MIO LAVORO (con la piacevole conseguenza che ne guadagna anche la mia vita personale!)

E perché non ti fai un bel master in Risorse Umane o un corso specialistico in Recruiting?

Te lo spiego subito: ho 38 anni, mi occupo di ricerca, selezione e formazione del personale da ormai 15. Questo non mi rende la massima esperta in materia ma non sono più una ragazzina che deve apprendere un mestiere, credo sia arrivato il momento di allargare più che approfondire. Anche perchè, il futuro di chi si mette in proprio si costruisce giorno dopo giorno in assenza di certezze se non quella che non puoi mai mollare, che non puoi mai dare niente per scontato (es. “saperne di comunicazione non mi servirà mai perchè io intervisto persone!” BALLE!!).

Sono anche convinta che in questo momento storico per lavorare bene servono 3 cose:

  • ottime competenze specialistiche, perché è questo che chiede il mercato: chi paga vuole ottenere il meglio, e non è stracciando i prezzi che ci si rende più credibili professionalmente, questo mi pare chiaro e lo diamo per assodato;
  • adeguate competenze trasversali: se non sai comunicare, negoziare, stendere un contratto, promuovere la tua attività, reclutare collaboratori, lavorare insieme agli altri, scrivere in modo efficace, ecc… alla lunga avrai qualche difficoltà. O più semplicemente, potresti trovarti impreparato di fronte a eventuali difficoltà così come davanti a nuove opportunità (e non so quale delle due sia peggio!). Ma forse la cosa peggiore è che le difficoltà arrivano, anche se non fai niente per cercarle, mentre le opportunità no, quelle aspettano buone buone che le si vada a cercare, sono furbe loro! 😉
  • la capacità di farsi contaminare e di mettersi sempre in discussione: ragionare out of the box, uscire dal guscio anche quando pensi che il tuo sia un ottimo guscio, e provare a confrontarsi con mondi che non ti appartengono, che non hanno niente a che fare con il tuo lavoro e che, proprio per questo, sono in grado di arricchirlo. Io non posso cambiare gli occhi con cui guardo il mio lavoro da 15 anni e rischio di non vederne i limiti ma nemmeno le possibilità di evoluzione: è più facile (ed è più piacevole) che lo facciano occhi diversi dai miei.

E quindi ecco perché io partecipo a eventi e corsi che APPARENTEMENTE non c’entrano niente con il mio lavoro:

  • perché imparo cose che mi permettono di lavorare meglio come recruiter, come consulente e come libera professionista e che mi aiutano nello sviluppo del progetto professionale a cui collaboro, Competenze in Rete
  • perché a volte torno a casa con soluzioni insperate e inaspettate a problemi su cui mi arrovellavo da tempo
  • perché sviluppo il mio network, conosco professionisti in gamba e trovo potenziali collaboratori per nuovi progetti di lavoro
  • perché costruisco e arricchisco la mia reputazione professionale, che come dice Enrica Crivello: è un’attività importante, faticosa e non delegabile!
  • perché curo e allargo la mia rete di amicizie, AMICI veri, mica conoscenti, e se non è un guadagno questo non so come altro chiamarlo
  • perché non voglio continuare a fare colloqui di selezione per i prossimi 30 anni, non solo quelli quantomeno! ma non succederà mai niente di diverso se continuerò ogni giorno lavorativo a tenere la testa bassa sulle ricerche e ad andar per monti nei weekend.
  • e anche perché voglio essere un po’ felice ogni giorno, non solo alla fine. Gustarmi il viaggio e arricchirlo di situazioni piacevoli.

Scrivere mail, costruire relazioni… un libro che aiuta a farsi scegliere

La scorsa estate ho letto alcuni libri utili per lavorare meglio, erano 4 e di 3 ne parlai in questo post.
Lasciai in sospeso il quarto libro, volevo dedicargli uno spazio tutto suo perchè secondo me a differenza degli altri che forse si rivolgevano a un target specifico di persone, questo DEVI LEGGERLO QUALSIASI COSA/LAVORO TU FACCIA.

Il libro l’ha scritto la mia guru della scrittura per lavoro, Annamaria Anelli, e s’intitola SCRIVERE MAIL, COSTRUIRE RELAZIONI – tecniche per non finire nel cestino, edito Zandegù.

Penserai che questo ebook parli solo di email, in realtà questa lettura ti farà cambiare il modo in cui ti approccerai a qualsiasi comunicazione scritta e probabilmente ti farà nascere il desiderio di approfondire.

Annamaria afferma:

Secondo me le parole possono cambiare il mondo e quelle scritte ancora di più. Credo che non esistano parole vuote o neutre, tutto dipende da come le usiamo. Da ogni singola parola che usi passa come sei tu.
Da ogni singola parola che usi passa cosa pensi degli altri.
Da ogni singola parola che usi dipende il successo o meno di una relazione (di lavoro, di amicizia, di amore).

Se questo non ti ha ancora convinto a leggere il libro allora prosegui in questo post, che ti spiego meglio a chi si rivolge (anche a te!).

Annamaria nel libro è molto chiara, il libro ti sarà utile se:

  • sei un freelance con l’esigenza di procacciarti nuovi clienti dando importanza alle parole che usi;
  • sei un dipendente e vuoi migliorare l’efficacia di ciò che scrivi;
  • hai dei collaboratori e vuoi metter mano alla comunicazione scritta, sia interna al gruppo, sia verso il cliente;
  • sei un’azienda con l’intenzione di usare le risposte che dai ai clienti insoddisfatti non solo come mezzo per riconquistare la loro fiducia, ma anche per trasformarli in fan che non ti lasceranno mai più e continueranno a comprare da te.”

Io aggiungo, leggi questo ebook se desideri:

  • rendere più incisive le mail che invii per proporre la tua candidatura a un’azienda
  • trasformare la mail da strumento di lavoro ad alleato delle tue relazioni professionali (e non)
  • imparare a diventare più efficiente nelle comunicazioni scritte
  • scoprire i più importanti e comuni errori che si è soliti fare scrivendo e liberarsene per sempre!

E aggiungo anche altre considerazioni, da recruiter:

  • Ci sono volte in cui vorrei chiudere la mail ancora prima di aprile il CV in allegato! Mi succede davanti ai cosidetti muri di parole, o quando la persona che mi scrive non mi scrive niente, manco la firma, oppure al contrario quando chi si candida riassume con esagerati dettagli la sua esperienza nel testo della mail senza riuscire a farmi capire perchè dovrei incontrarlo/a, o quando ancora trovo intestazioni errate, copia-incollate da mail destinate ad altri, e potrei proseguire a lungo…
  • Capita invece che io instauri una relazione positiva con alcuni candidati/e già prima di conoscerci di persona, attraverso uno scambio di mail positivo e piacevole.
  • Oppure al contrario: una buona la partenza ma poi la relazione via email pre-colloquio mi scoraggia a proseguire la conoscenza.

Credo che tu abbia capito quanto importante sia utilizzare bene le parole scritte, che proprio in quanto scritte sono soggette a interpretazione da parte di chi legge. E spesso non si sa chi c’è dall’altra parte, ha senso rischiare? Secondo me no!

Inoltre sappi che il libro oltre che utile è piacevolissimo da leggere, non solo perchè Annamaria conosce le regole e i trucchi del mestiere ma perchè lei è una maestra della relazione prima che della scrittura, è una persona straordinaria oltre che una grande professionista (per questo io consiglio molto anche i suoi corsi di scrittura e no, questo non è un post sponsorizzato, scrivo solo quello che penso e quello che ho testato personalmente).
Infine chiudo con un ultimo estratto dal libro, la sintesi di ciò che vi troverai dentro.
Dalle parole di Annamaria:
1. Fuffa free: ti metto in guardia dall’usare paroloni altisonanti, formule vuote e termini buro- cratici.
2. Consigli per scrivere chiaro: ricapitolo alcuni consigli per scrivere in maniera semplice, chiara e precisa.
Pausa riscritture 1: un po’ di «prima e dopo la cura» per capire quanto lavoro c’è sotto.
 (cioè esempi pratici e concreti perchè oltre alla teoria c’è anche la pratica – questo è un inciso di Roberta)
3. Consigli per scrivere in maniera visiva: ti chiedo di progettare l’email anche dal punto di vista visivo; offri a chi ti legge percorsi di lettura, suggerimenti, ancoraggi.
4. Saluti e baci: ti spingo a scrivere l’inizio e la fine delle email con tutta la cura che puoi.
5. Dire no che sembrano sì: ti chiedo di allenarti per diventare consapevole che alcune parole rimangono sullo stomaco di chi le legge (o le ascolta).
6. Disinnescare il conflitto: ti supplico di ridurre l’uso degli avverbi modali, che sono quelli che terminano in –mente.
7. Email di presentazione: ti do alcuni consigli su come scrivere una email per presentare te, la tua attività o un tuo prodotto (più un approfondimento sulla presentazione del proprio CV).
8. Risposte in canna: ti suggerisco di prepararti delle risposte standard da mandare ai clienti quando, ad esempio, devi dire un no, o anche solo in risposta alle email che ricevi durante le vacanze.
9. Preventivi senza risposta e consulenze travestite: ti chiedo di usare il telefono, se il
preventivo che hai mandato non riceve risposta, e di parlare chiaro a chi ti chiede una consulenza tra- vestendola da consiglio veloce.
Un po’ di motivazione (alla riscrittura): ti spiego che scrivere è, prima di tutto, imparare a riscrivere. Cose noiose, lunghe e contorte.
Pausa riscritture 2: un po’ di «prima e dopo la cura» per capire quanto lavoro c’è sotto. Conclusioni: le affido a Roberto Benigni e, credimi, ne vale la pena.

E IO SOTTOSCRIVO, NE VALE LA PENA!!

FREELANCECAMP 2016, QUELLO CHE NON VI SIETE NECESSARIAMENTE PERSI

In questo post troverete contenuti multimediali ad alto impatto emotivo e professionale, io ve lo dico subito così decidete subito se proseguire l’avventura o andare a prendere l’aperitivo.

Lo scorso weekend ho partecipato come ogni anno ai tre giorni del Freelancecamp, se non sapete cos’è guardate qui.
Questo post non vuole convincervi a partecipare, non ce n’è bisogno, facciamo il tutto esaurito a ogni edizione, se però se vi interessa conoscere la data del 2017 sbirciate di qua.

Oggi qui voglio farvi un regalo, perchè dal freelancecamp si torna sempre un po’ più buoni e perchè c’è speranza anche per chi non c’è stato.
Ma prima concedetemi due brevi riflessioni (sintetiche, lo giuro).
Qualcuno mi ha fatto una domanda prima che io partissi, il concetto era più o meno questo:

perchè ti interessa questo evento così distante dal tuo mondo lavorativo? un evento al quale partecipi fin dalla prima edizione ha ancora qualcosa da dirti o ci vai per bere mojito in spiaggia insieme a bella gente?

Allora, andiamo con ordine: al mojito e alla belle gente non si dice mai di no. E questo vorrei che fosse messo per iscritto anche se il mojito a me non piace.
Professionalmente invece io mi porto sempre a casa qualcosa di valore per il mio lavoro, sia per i contenuti che caratterizzano l’evento, sia per le relazioni che instauro.
Ma la cosa davvero preziosa che mi offre questo camp dove lo ammetto, in tanti si occupano di digital-qualcosa, è la possibilità di “uscire dal tubo”, di toccare un altro pezzo di mondo professionale, di farmi stupire da chi si organizza in modo diverso dal mio, di scoprire professionalità nuove (e pure qualche app interessante) e di respirare altro.
Di andare oltre.
OLTRE, questa è la parola: siamo così abituati a ciò che conosciamo e che viviamo che abbiamo smesso di esplorare.
Al freelanccamp io esploro e mi lascio coinvolgere da linguaggi e modalità nuove, che di aziendale hanno poco ma che brillano e si distinguono per il livello di professionalità.
Uscire dal tubo è un consiglio che mi sento di dare a tutti: utili i convegni e la formazione di settore, ma resterete stupiti da quanto potrete apprendere guardando oltre.

E sì, lo confesso, sono presente fin dalla prima edizione, quella del 2012.
Ma mi stupisco ancora.
Quest’anno a stupirmi è stato il vedere che i freelance stanno crescendo.
Stanno diventando grandi.
Non in termini di capacità tecniche o di atteggiamento professionale, ma nel modo in cui guardano al proprio futuro lavorativo, ai nuovi orizzonti che si stanno ponendo.
Finalmente, per la prima volta dal 2012, quest’anno è emerso forte il desiderio di creare un ponte professionale tra freelance e aziende.
Non ci si accontenta più di lavorare per il negozio dell’amico, per la start-up del cugino, per l’albergo del paese… oggi i freelance guardano (anche) alle aziende, pure a quelle grandi e strutturate, sapendo di avere qualcosa di utile da mettere in campo.
E non mancano le organizzazioni che iniziano a considerare i freelance una risorsa preziosa e strategica.
Quindi sì, questo evento mi stupisce ancora, mi appassiona e mi insegna tanto.

Ora, siccome spero di aver creato un po’ di curiosità, ho selezionato alcuni speech che secondo me dovreste guardare, che siate o meno freelance.

Le mail le scriviamo tutti vero? Annamaria Anelli (la mia, e non solo mia, guru di scrittura professionale) ci spiega quali sono le parole che non dovremmo mai usare e come correggere quelle formule che indispongono chi ci legge.

Nic Bonora va guardato sulla fiducia per la simpatia e poi perchè ci parla di un tema caro a molti: il fallimento. Qualsiasi lavoro facciamo l’argomento è condivisibile, ma raccontato così non l’avete mai sentito.

Se vuoi lavorare con l’azienda lavori con le regole dell’azienda caro freelance, Francesco Fullone da buon imprenditore ha portato il punto di vista dell’altra parte della barricata. Oro colato.

Francesca Manicardi invece è una traduttrice e insegnante di lingua, splendida a dare indicazioni di fonetica e di pronuncia inglese, ha appassionato anche me che con l’inglese ci litigo parecchio.

Osvaldo Danzi, è un grande professionista del recruiting e della formazione, a fare la presuntuosa direi che è un collega. E il suo intervento è stato tra quelli che ho apprezzato di più, così come mi ha fatto tanto piacere conoscerlo (adesso devo solo convincerlo a dire curricula).

Il project management (o quantomeno alcuni strumenti del PM) spiegato in semplice da Nadia Panato ha conquistato tutti, perchè a volte basta solo un po’ di metodo, non serve scaricare mille app per tenere sotto controllo quello che si fa. E misurare, mi raccomando!

E infine, state valutando di diventare freelance? non perdetevi l’intervento di Elisa Marras di ACTA in Rete, ha spiegato il nuovo regime agevolato, e vi assicuro che dipana non pochi dubbi.

Questa è solo una piccola selezione del tanto che ho ascoltato. Tutte le foto ufficiali le trovate su flickr.
Se vi interessa nel mio blog personale trovate invece quelli che io reputo gli interventi utili a prescindere, quelli che apprezzano anche le persone che non fanno un lavoro retribuito, li trovate qui.

Laureandi, attenzione a queste due insidie

Scrivo questo post di getto perchè voglio mettere allo scoperto due insidie travestite da principesse che minano il percorso professionale di molti laureandi/laureati.

Si tratta di due pericoli dall’aspetto completamente differente, direi quasi opposti tra loro, ma ugualmente traditori.

Vado subito al dunque:

INSIDIA 1: NON HO MAI LAVORATO DURANTE L’UNIVERSITA’ PERCHÈ I MIEI GENITORI MI HANNO DETTO DI CONCENTRARMI SUGLI STUDI E DI NON PENSARE AD ALTRO.

Voi vi siete sentiti davvero fortunati e vi siete goduti uno dei più bei periodi della vostra vita fino a quando…
Fino a quando il mondo del lavoro, che vi assicuro non assomiglia per niente a un campus universitario, non vi stenderà al primo round perchè i vostri guantoni saranno gonfi solo di teoria ma sul ring, la teoria spesso e volentieri non basta. E vi dico di più: dopo aver festeggiato a dovere i successi scolastici (perchè se avete pensato solo a studiare io mi auguro che voi siate usciti con il massimo dei voti!), più di qualcuno di voi non avrà la più pallida idea di COSA VUOLE FARE perchè non si è mai sperimentato in un contesto professionale.
Non fraintendetemi, non vi sto dicendo che durante l’università dovete cercare e iniziare il lavoro che vorrete fare dopo la laurea, vi suggerisco di confrontarvi con l’esperienza lavorativa in generale, anche se completamente diversa dalle vostre ambizioni di carriera. Vi servirà a conoscere meglio voi stessi e vi preparerà al dopo.
Sfruttate questi anni in cui potete organizzarvi con maggiore libertà per inserire nel vostro piano studi anche un po’ di attività sul campo. Certo, ci sono gli stage direte voi, ma se lavorerete per mantenervi gli studi vi assicuro che la cosa avrà un sapore e un valore tutto diverso.
Dovrete cercarvelo quel lavoro, conciliarlo con gli impegni accademici, cambiarlo all’occorrenza, ecc…
Lavorare come cameriere, come hostess nelle fiere, come  aiuto parrucchiera o anche come lavapiatti vi permetterà di imparare tanto su di voi e su “come funzionate”, su come affrontate le situazioni, su quali compiti vi risultano più naturali di altri, ecc… , vi permetterà di sperimentare alcune dinamiche comuni a qualsiasi ruolo professionale e non vi farà trovare completamente spaesati quando, ancora odoranti di alloro, vi accingerete a muovere i primi passi della vostra carriera.

ps: se ne avrete la possibilità metteteci dentro anche un’esperienza all’estero (ve lo dice una che non l’ha fatta e si è tanto pentita).

ps2: se siete genitori e state leggendo questo post non sognatevi mai di fare un regalo di questo tipo ai vostri figli, non è un vero aiuto!

ps3: se per lavorare come cameriere nei weekend impiegherete 15 anni a laurearvi c’è qualche problema.

INSIDIA 2:
OPZIONE A) HO TROVATO UN LAVORO A TEMPO PIENO CHE MI PIACE TANTO, CONCLUDERO’ (forse) L’UNIVERSITA’ CON CALMA
OPZIONE B): HO TROVATO UN LAVORO A TEMPO PIENO CHE MI PIACE TANTO QUINDI RINUNCIO AGLI STUDI MAGISTRALI CHE AVEVO PIANIFICATO

Vi svelo un segreto: pochissimi, ma davvero pochissimi di quelli che mi raccontano che finiranno l’università lavorando a tempo pieno, poi lo fanno per davvero.
E quei pochissimi fanno una fatica immensa, ma davvero stratosferica.
Vi svelo un altro segreto: tantissime delle persone che non finiscono l’università o che non completano il percorso formativo per favorire il lavoro, dopo qualche anno si mangiano ben più che le unghie per non aver ottenuto quel titolo.
Perchè non è sempre vero che è solo un pezzo di carta. 
Il valore che viene attribuito a una laurea rispetto a un diploma, a una magistrale rispetto a una triennale, in alcuni ambiti, per certi percorsi e per alcune posizioni manageriali è davvero un’altra roba. Roba che l’esperienza sul campo non sempre riesce a sopperire.
È una grande fortuna oggi come oggi trovare un buon lavoro e una buona azienda ma io vi invito a pensare in prospettiva: guardate lontano, spingetevi oltre l’orizzonte perchè è là che vi servirà la vostra laurea, la vostra formazione.
E sì, si può fare tutto nella vita, anche lavorare 10 ore al giorno e prendere due lauree: ma è complicato, dovrete essere pronti a dei grandi sacrifici.
Ammiro profondamente le persone che ci riescono, ma sono rare.

In bocca al lupo a tutti.

Agosto: il capodanno dei lavoratori e 3 libri interessanti

31 agosto: il capodanno di chi lavora (inclusi gli studenti, che secondo mio papà “quando vai a scuola, la scuola è il tuo lavoro!”).

La data potete spostarla e personalizzarla a seconda del vostro lavoro.
Per me più che un giorno si tratta di tutto il periodo che va dalle pre-ferie, che continua durante le vacanze e che termina alla ripresa dell’attività lavorativa ma che ha il suo apice nella prima fase (il pre-ferie).

E se a capodanno (quello classico intendo) si fanno bilanci e si compilano liste di buoni propositi, nel mio agosto è più o meno la stessa cosa.

Fin da quando andavo a scuola vivevo la fine dell’estate redigendo mentalmente un elenco di cose che, alla ripresa degli studi, avrei fatto meglio:

  • avrei tenuto in ordine i quaderni,
  • non avrei perso le penne,
  • avrei annotato scrupolosamente tutto sul diario,
  • avrei studiato dal primissimo giorno,
  • mi sarei organizzata per prendere appunti secondo il metodo delle mappe mentali,
  • ecc…

Poi si sa, alcune cose vanno e altre no ma questo non mi ha mai scoraggiata.
Partivo ogni anno carica di entusiasmo e non necessariamente triste perché erano finite le vacanze (anche se le vacanze non durano mai abbastanza, ca va sans dire).

Con la fine degli studi e l’inizio del mio percorso lavorativo questa abitudine è un po’ scemata.
Diciamo che da dipendente l’impulso di svecchiamento era meno forte (purtroppo).
Da freelance invece l’esigenza di rinnovamento si è ripresentata puntuale, con la stessa potenza del sole all’alba di un giorno limpido e fresco.

Ora vi spiego come ho imparato a gestire questa spinta, che nasce da un rito infantile ma non per questo ha meno valore di tante altre attività motivazionali. Anzi, per me è stato prezioso riuscire a trasformarla in un’occasione di formazione e di rimessa a punto degli obiettivi (vecchi e nuovi).

COME FUNZIONA IL MIO AGOSTO?

Innanzitutto con il mio compagno abbiamo deciso di andare in ferie a fine mese (entrambi possiamo pianificarci, siamo fortunati), quindi diciamo che l’ultima settimana stacco, la testa quantomeno. 😉

Delle altre 3 settimane:

  • la prima è classicamente un’esplosione di fuochi d’artificio: dal primo al 10 pare che dobbiamo rivoluzionare il mercato del lavoro, le aziende lanciano ricerche nuove urgentissime o pressano per chiudere quelle aperte, insomma si lavora duro!
  • i restanti giorni che mi separano dalle vacanze coincidono con la chiusura della maggior parte dei nostri clienti e pure i candidati da un paio d’anni a questa parte se ne vanno in ferie (buon segno), di conseguenza in ufficio è la quiete dopo 11 mesi di tempesta. Voi non avete idea del bene che si sta.

Questo lasso di tempo è il mio capodanno: 10-15 giorni di cui posso gestire liberamente almeno l’80% del tempo per prepararmi bene alla ripresa.
E questo è un periodo dell’anno che, da quando lavoro in proprio, considero sacro e inviolabile.
È il tempo per me professionista, non per i miei clienti o per i miei candidati.
Tempo sacro e inviolabile.

PERCHÈ

Perché mi piace pensare che a settembre inizierà qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso.
Sono gialla-insights, ve lo ricordo, nel mio universo non è concepito che una cosa si ripeta ogni anno uguale a se stessa, non esiste proprio.
Io voglio (ne ho bisogno) di tornare al lavoro carica di energia e di obiettivi nuovi, e non di nostalgia per le belle giornate tra i monti e con un occhio già alle vacanze natalizie.

COSA FACCIO QUINDI?

In questi giorni di pace e “totale auto-gestione” io studio, faccio esercizi e scrivo.
Principalmente questo.
Compro libri/e-book o leggo quelli che avevo acquistato mesi prima e non avevo mai trovato il tempo di leggere.
Opto per dei manuali molto concreti, nessuna Bibbia del recruitment per intenderci e nemmeno la biografia del buon Jung.
Poca e selezionata teoria e molta pratica!
Quest’anno ho scelto 4 libri, non specifici del mio lavoro ma utili a lavorare meglio.
Me li sono letti in ufficio, ho schematizzato quando serviva, ho fatto gli esercizi previsti, ho scaricato strumenti di lavoro selezionando quelli che possono essermi utili, ho riscritto testi delle nostre offerte per esercitarmi: insomma ho applicato subito quanto avevo letto e ritenevo utile a me (noi).
In alcuni casi ho iniziato attività che dovrò gestire nei prossimi mesi (ad esempio la revisione dei testi di questo blog).

No, non sono in vacanza.
Non me ne sto a casa in infradito a leggere tra un impasto e una lavatrice.
Vengo in ufficio ogni giorno. Pure coi tacchi anche se non dovevo vedere nessuno (ma questo è un altro capitolo).
Faccio pausa pranzo come al solito dalle 13:00 alle 14:00 circa.
Rispondo alle mail, gestisco attività in vista della ripresa, aggiorno i clienti che riaprianno quando io sarò in viaggio e fisso pure qualche appuntamento per il rientro.

Non ero in vacanza.
Perché come dice la mia amica Maricler: per chiamarsi davvero vacanza “corpo e mente devono trovarsi fuori dal (luogo di) lavoro”.
Il rischio infatti è che “chi non stacca mai il cervello comincia a considerare vacanze anche quando non stacca davvero. E invece bisogna staccare.”

Io stacco da oggi, sono ufficialmente in ferie. 🙂

MA, E QUINDI?

E quindi no, non vi sto suggerendo di passare le vostre giornate sotto l’ombrellone leggendo Detto Fatto o L’arte di comunicare o LinkedIn per aziende e professionisti e via dicendo.

I miei consigli sono due:

  1. se ci sono periodi dell’anno in cui il vostro lavoro (per stagionalità o altri motivi) ha una flessione, approfittatene per studiare, per formarvi, senza che nessuno vi debba finanziare per forza un corso, (certo, se lo fanno tanto meglio ma se non accade non è un buon motivo per non imparare cose nuove. Nel mio caso ad esempio ho già allocato tutto il mio limitato budget per la formazione del 2016 quindi mi è sembrato intelligente sfruttare alcuni testi molto pratici per incrementare lo studio: in questa era e con la tecnologia che abbiamo a disposizione non c’è scusa per non imparare!).
  2. vivete il capodanno dei lavoratori: usate questo periodo estivo anche per ricominciare non solo più riposati ma più entusiasti, più motivati verso nuovi obiettivi, più carichi di buoni propositi oltre che di kg accumulati in ferie. Se vi va compratevi un astuccio e delle penne nuove, un’agenda o un nuovo quaderno degli appunti… iniziate dal nuovo insomma.

Per chi fosse interessato ecco i libri che ho studiato in questi giorni (e che naturalmente vi consiglio facendo pure la ola):
Solopreneur – l’organizzazione del lavoro (in proprio) spiegata semplice, della mitica Francesca Marano: è un libro utile anche a chi non lavora in proprio ma nasce come una fonte preziosissima di strumenti e metodologie di lavoro per chi non può contare su una struttura e deve gestire da solo dall’amministrazione all’attività commerciale passando per lo sviluppo dei progetti.
Scorrevolissimo e diretto come solo Francesca sa essere. L’ho divorato e lo sto applicando per gli aspetti che possono effettivamente migliorare il mio lavoro.

Tutto fa branding – guida pratica al personal branding, dell’unica Coltivatrice di successi che ci sia in circolazione: Gioia Gottini. Questo testo lo rimandavo da mesi perché richiedeva una certa applicazione (esercizi, tante cose da scrivere e via dicendo) e non volevo rischiare di vanificarlo con una lettura superficiale. Ho fatto bene. Semplice, concreto, efficace: una guida che ti accompagna passo passo per mettere le basi e poi costruire la casa del tuo personal branding.
Sulle attività di Gioia ho iniziato a rivedere alcune parti di questo blog e con i suggerimenti/strumenti di Francesca voglio aprire un progetto e chiuderlo entro tempi stabiliti!

Chi ha paura del Business Plan?, torna in campo Francesca Marano che con questo titolo lo giuro, mi ha sempre spaventata. Io ho paura eccome. Io e i numeri, anzi, io e la gestione strategico-economico-finanziaria del mio business, siamo due rette divergenti.
Il libro di Francesca ha un grande pregio: l’autrice. Lei ti parla e ti rassicura subito, e tu dici “ok, ce la possiamo fare se mi tieni per mano”. E lei lo fa, con il suo stile che unisce simpatia, vita vissuta, grande professionalità e tanta pratica: il libro contiene schede ed esercizi da svolgere per arrivare a mettere a punto un proprio personalissimo Business Plan. Francesca è generosa, lei ti insegna quello che ha imparato, rielaborato e poi messo a punto in tanti anni e tu ti ritrovi con la pappa pronta, devi solo metterci un po’ di impegno e ringraziare.

Il quarto libro è quello di una professionista bava come poche (uno dei miei punti cardinali in fatto di scrittura e relazioni). Ma di questo testo vi parlerò a settembre, non perché sia migliore rispetto agli altri bensì perché, a differenza degli altri che si rivolgono principalmente a persone che lavorano in proprio, questo si rivolge a tutti: in particolare a chi lavora, e in un capitolo preciso anche a chi cerca lavoro. E tratta temi a me così cari e così collegati a questo blog che non posso non dedicargli uno spazio a sé. Quindi appuntamento rimandato.

Trovate tutti i libri citati (e molti altri) nella sezione Manuali Professionali di Zandegù e no, questo non è un post sponsorizzato: scrivo di mia sponte cose che nascono dalla pancia e dal cuore e in testa trovano le parole per essere dette.

Basta, ho finito.
Adesso stacco e mi dedico alla ricarica delle energie psico-fisiche, leggerò solo romanzi e ricette.
Sarò assente un paio di settimane, ci risentiamo con calma e tanto entusiasmo a settembre.

A presto 🙂

Colleghi, la nota acida che porta equilibrio e la storia di un cuore che non si appende

Nel lavoro ci sono momenti sì e ci sono momenti no.
Questo per me è un momento no!

O quantomeno è un momento davvero faticoso.
Sarà che sono stanca (ancora 3 settimane prima delle ferie), sarà che il mercato si sta muovendo in modo strano, sarà che a volte non riesco a dire di no anche se bisognerebbe dire di no, sarà che tanti progettisti meccanici non hanno voglia di cambiare lavoro e gli altri non hanno le competenze specifiche che cercano i miei clienti, sarà che probabilmente c’ho pure Saturno contro… insomma sarà quel che sarà ma quando il lavoro non gira come vorrei, io non sono più la persona simpatica e sorridente che (spero) immaginate, nemmeno quando sono a casa che cucino o fuori a farmi una corsa.

Non ce la faccio proprio a staccare la spina. Non chiudo i pensieri chiudendo la porta dell’ufficio. ON-OFF per me non funziona, sono più o meno stabilmente in ON.

Un mio cliente diceva “Roberta, ho bisogno di persone che, quando la mattina entrando in ufficio appendono il cappotto, non appendano anche il cuore per ripigliarselo la sera quando escono.”

Mi è sempre piaciuta tanto questa cosa del cuore appeso insieme allo spolverino (vanno ancora gli spolverini o è un retaggio della mia veneranda età?).
Io il cuore cerco di tenermelo sempre appresso.
Forse anche per questo sono stanca, forse anche per questo ci sto davvero male quando le cose non vanno. Il distacco insomma non mi appartiene.

E sbaglio! Perchè un po’ di sano distacco non guasta mai. È come l’acidità in cucina: non si può preparare un piatto che non contenga almeno una nota acida, mancherebbe di equilibrio.
Equilibrio, questo sconosciuto!

Fortuna che ci sono loro.

Qualsiasi sia il motivo del mio malcontento, sul lavoro io sono fortunata perchè ci sono loro: sono i miei colleghi (e vabbè che siamo tutto liberi professionisti ma il concetto vale uguale visto che COLLABORIAMO nel senso più puro e alto del termine).
Ci rifletto spesso in questi giorni in cui tirare la carretta è davvero più difficile del solito, (aggiungiamoci un pessimo impianto dell’aria condizionata in ufficio che mi ha mandata all’ospedale con una sinusite + bronchite da ippopotamo), insomma se non ci fossero loro io sarei in grandissima difficoltà.
E invece ci sono.
Dalla A di Alice alla S di Sofia passando per altre lettere dell’alfabeto.

E allora è più facile, sfogarsi ma anche confrontarsi, e trovare insieme un modo diverso di affrontare le situazioni, sia sul pratico che sull’emotivo.

Se c’è una cosa che ha sempre determinato il mio benessere sul lavoro è la componente umana. E oggi più di quando va tutto bene, ne apprezzo il valore che la moneta non può compensare.

Per i razionali (i rossi e i blu secondo Insights Discovery) questo fattore pesa meno.
Per noi che occupiamo la mezza ruota dal lato feeling invece, “con chi lavoriamo” ha più o meno lo stesso peso del “cosa facciamo”.
È così.
Ed è importante saperlo. In anticipo intendo.
Che se capiti nel contesto sbagliato potrai anche aver raggiunto il ruolo a cui tanto ambivi ma non lo vorrai più dopo pochi mesi. E verrai da me o da qualsiasi altro recruiter a dire che “Non è tanto il lavoro ma l’ambiente a demotivarmi, è per questo che cerco qualcos’altro. Un contesto migliore, più collaborativo!”.
E io ti crederò, perchè lo so che è così (io ho lasciato il posto fisso per questo motivo!). Ti crederò fintanto che non mi darai pacco per accettare la controfferta della tua azienda naturalmente (ma non tu, non tu che stai leggendo vero questo post???).

È un post sentimentale questo, lo so, ma ci tenevo a condividere poche e frammentate riflessioni sull’importanza di avere, vicino a un buon lavoro, anche dei buoni colleghi e in generale un contesto lavorativo umanamente salubre.
Vale per chi lavora come dipendente, che ogni giorno passa 8 ore con persone che non ha scelto (a meno che non siate dirigenti che selezionano i propri collaboratori), vale per i freelance o per i liberi professionisti che spesso corrono il problema opposto: la solitudine.

E chiudo dicendovi che l’armonia, per la mia esperienza, vive nella diversità (questa è la nota acida del piatto): non cercate persone uguali a voi, cercate persone aperte al confronto, capaci di condividere, motivate al lavoro. Se poi questi colleghi guardano il mondo da un altro punto di vista rispetto al vostro tanto meglio! Vi offriranno uno spunto di riflessione in più. Vi aiuteranno a trovare un equilibrio proprio perchè sono diversi da voi. Siate distaccati e capirete che la diversità, soprattutto sul lavoro, è ricchezza.

Suggerimento pratico: è vero che potrebbero anche mentirvi, ma in fase di selezione chiedete com’è l’ambiente di lavoro dell’azienda che state valutando. Chiedete il tasso di turnover oppure, meglio ancora, guardate su Linkedin l’anzianità aziendale delle persone che vi lavorano. Fatevi quindi un’idea sull’eployer brading di quella società prima di scegliere abbagliati da un’offerta luccicante.

Ora chiudo davvero e vi auguro buone ferie.
Ci risentiamo a settembre, che in vacanza non si parla di lavoro. 😉

Jobs act: c’è molto da scoprire

Come funzionano le regole del jobs act?
Cos’è cambiato per le aziende e cos’è cambiato per i lavoratori?

Noi questa mattina abbiamo fatto 3 ore di formazione con Simone Baghin , consulente del lavoro e docente CUOA, per orientarci meglio rispetto al nuovo mondo della contrattualistica del lavoro.
E alla fine della mattinata abbiamo fissato in agenda un altro appuntamento, per altre 3 ore di corso: tanta roba, davvero troppa roba da assimilare in una botta sola!
È un tema vastissimo, talvolta controverso, non completamente chiaro nemmeno agli addetti al lavoro, figuriamoci per noi umanisti, come ci chiama qualcuno.

Non chiedetemi gli appunti.
Devo ancora venire a capo di diversi dubbi e resta materia per chi è abituato la mattina a fare colazione con caffè e legislazione, io sono per la brioche.
Ho capito però che da 44 forme contrattuali siamo passati a 10 possibili modalità con cui si può stipulare un rapporto di collaborazione e che il contratto considerato “standard” è quello a tempo indeterminato, tutte le altre forme sono eccezioni (determinato, collaborazione, outsourcing, apprendistato, ecc…) e hanno dei precisi vincoli.

Ogni forma contrattuale porta con sé una serie di norme, restrizioni, possibilità, limiti, conseguenze (per l’azienda e per il lavoratore) che svelano una legislazione complessa, articolata e temo, poco conosciuta (per l’azienda e per il lavoratore).

Nel nostro ruolo di recruiters siamo chiamati ad accompagnare la selezione fino alla fase di inserimento del candidato in azienda, questo significa che seguiamo spesso anche la fase di definizione della proposta e di contrattazione.
Non siamo dei consulenti del lavoro e non entriamo nel merito della materia specifica, ma avere un’idea di come funzionano macroscopicamente le regole di ingaggio e a cosa è opportuno che il cliente faccia attenzione, magari proprio confrontandosi con uno specialista, è un ciò che ci rende ogni giorno di più dei partner e dei punti di riferimento importanti per i nostri clienti.
La stessa competenza (che ribadisco, non è specialistica) la sfruttiamo verso i candidati, per spiegare loro com’è stata formulata l’offerta e per aiutarli nella fase di valutazione.

Però oggi, alla fine del corso, la mia domanda è stata questa: dove può informarsi un lavoratore rispetto a tutta questa normativa?
Perchè l’azienda ha quasi sempre un consulente più o meno aggiornato e capace (parliamone), ma i candidati?
Eppure la revisione del sistema è stata messa a punto per entrambe le parti e io sono certa che in pochi (io per prima) siano davvero a conoscenza di come funzionano i contratti e delle peculiarità che li caratterizzano.
Nella realtà succede che il più delle volte ci fidiamo, in altri casi riteniamo di non aver scelta, oppure “semplicemente” (e pericolosamente) non ci poniamo alcuna domanda… (e vi assicuro che consulente o meno, spesso non lo fanno neanche le aziende).

Ora intendiamoci, io non sto qui a discutere se sia o meno giusta questa riforma, corretta, equa, migliorativa ecc… dico che è opportuno conoscerla perchè solo in questo modo si conoscono i propri doveri e diritti.

Insomma vi dicevo che ho fatto sta domanda:

dove può informarsi un lavoratore rispetto a tutta questa normativa?

E la risposta “dal sindacato!” non mi ha entusiasmato però è comunque un punto di riferimento, usatelo!
Poi c’è il sito del Ministero del Lavoro, anche qui potete trovare delle informazioni preziose andando un po’ oltre il burocratese. 😉
Inoltre ogni singolo contratto nazionale ha il suo regolamento, googlando potete trovare dei buoni contenuti pubblicati in rete ma nel dubbio ricorrete sempre a uno specialista.
In caso di contenziosi e cause esistono poi gli avvocati del lavoro.
Invece non fidatevi ciecamente di noi recruiter: come dicevo prima non siamo degli specialisti, ci informiamo quel che basta per navigare in un mare che però non è il nostro mare. Idem con patate per quanto riguarda i commercialisti, senza nulla togliere alla categoria.

Insomma informatevi mi raccomando, che siate lavoratori dipendenti o autonomi, full o part time, apprendisti o appartenenti alle liste di mobilità, informatevi, io oggi ho scoperto cose davvero interessanti!

Se lo fate diverso è meglio: quello che non piace ai recruiters

Andiamo oltre.

Andiamo oltre il ritardo non annunciato, l’anticipo che ti coglie impreparato o che addirittura toglie privacy al candidato precedente, l’atteggiamento poco collaborativo di fronte alle domande difficili, il CV mandato in word, il CV sformattato, la ritrosia ad aprirsi, le mail non risposte ecc…
Oggi andiamo oltre.
Perché se ci sono alcune cose poco simpatiche che i candidati (e candidate) fanno in fase di selezione, ce ne sono altre ancora che si trasformano in un muro scoraggiante anche per il più comprensivo e tenace dei selezionatori.

SONO VENUTO/A A COLLOQUIO SOLO PER VEDERE COSA C’È IN GIRO, IN REALTA’ STO BENE DOVE STO

No, non si fa. Il tempo dei recruiters, come quello di tutti, è prezioso. Se rispondete a un’inserzione senza alcun’altra specifica, noi diamo per scontato che quella posizione vi interessi e vi chiamiamo per parlare proprio di quello. Se la vostra è curiosità ditelo: non significa che non fisseremo un colloquio, significa però che non avrà la stessa priorità di quello mirato alla nostra ricerca.
Perché voi lo sapete vero, che noi siamo retribuiti solo quando una selezione si chiude?! Questo ci costringe a mirare bene. Non possiamo permetterci di conoscere persone solo per la curiosità (o il piacere) di conoscere persone (anche se in alcune situazioni lo facciamo).

NON MI HANNO MAI CAPITO, NON HO MAI POTUTO DIMOSTRARE QUANTO VALGO

È un’affermazione che sentiamo spesso. Non è fastidiosa di per sé ma ci fa drizzare le antenne, soprattutto se una persona ha avuto numerose esperienze lavorative (diciamo oltre le 5): se per 5 volte non ti hanno capito e non ti hanno permesso di esprimerti forse il problema non è l’azienda. Forse è il caso di trovare un modo diverso per spiegare questa inquietudine lavorativa e capire se c’è una strada diversa e più adeguata da percorrere.

NON CAMBIO PER I SOLDI MA RIMANGO NELLA MIA AZIENDA PERCHÈ MI HA FATTO UNA CONTROFFERTA ECONOMICA INTERESSANTE

Su questo punto sono sicura si aprirà una discussione infinita.
Posto che siete liberi di fare quello che volete (durante la selezione, durante la trattativa, dopo che avete firmato, durante il periodo di prova, dopo il periodo di prova… in ogni momento il candidato è libero di cambiare idea, alla faccia delle aziende), per noi non è un problema il fatto che voi vogliate cambiare lavoro per prendere più soldi, anzi.
Il problema nasce quando adducete motivi differenti sui quali noi lastrichiamo il vostro percorso nella selezione e poi ci troviamo spiazzati di fronte a una controfferta o a un rifiuto perché “mi aspettavo di più”. I miei consigli sinceri sono due: 1) siate trasparenti, prima di tutto con voi stessi e poi anche con noi 2) fate due conti, sbilanciatevi e diteci il più chiaramente possibile quali sono le vostre aspettative. Vi sembrerà strano ma noi abbiamo tutto l’interesse a fare in modo che vengano accolte oppure siamo in grado di dirvi subito se un’azienda non è nelle condizioni di soddisfarle, e perdiamo meno tempo tutti.

COME C’È SCRITTO SUL MIO CURRICULUM, MA L’HA LETTO IL MIO CURRICULUM? L’HO SCRITTO ANCHE SUL MIO CURRICULUM

Sì, vi confermo ufficialmente che se venite contattati per un colloquio significa che, bene o male, il vostro CV è stato letto. Il colloquio è proprio la fase 2 della selezione, quella che va in profondità (= oltre il CV). Ma se la fase 2 ribadisce esclusivamente i contenuti della fase 1, senza neanche la fatica di ripeterli, allora abbiamo sbagliato noi recruiters. E resta il fatto che se anche il CV fosse stato letto poco o male avete l’opportunità di giocarvi un colloquio: fatelo perdindirindina!

NO NIENTE…, NO IO…, NO INSOMMA…

Questa è un’abitudine di natura introversa che porta qualcuno di voi a sminuirsi ancora prima di iniziare a parlare. E c’è sempre sto NO che precede ogni affermazione. No cosa? Cancellate questo modo di iniziare le frasi, eliminate questo intercalare controproducente dal vostro vocabolario. Insieme a “No, niente, sono una persona normale!”

NON POSSO VENIRE A COLLOQUIO QUEL TAL GIORNO A QUELL’ORA PERCHÈ LAVORO A TEMPO PIENO, IO! (è la mia preferita)

Certo, noi invece passiamo la giornata a trastullarci ed è per questo che vi proponiamo un colloquio durante la giornata lavorativa. Ma guarda un po’ che cialtroni che siamo.
Anche in questo caso il come conta più del cosa.
Posto che non possiamo incontrare tutti fuori dell’orario di lavoro, la disponibilità a trovare delle soluzioni c’è per chi sa approcciarsi in modo collaborativo e aperto. Ma se l’insinuazione è quella della frase qui sopra (e vi assicuro che in moltissimi rispondete in questo modo anche usando altre parole) allora anche da parte nostra scatta l’irrigidimento. Il compromesso è frutto di una disponibilità reciproca.

Anche questo post è tratto da episodi (ripetuti) di vita vissuta, non è una polemica ma l’osservazione, congenita al mestiere, di comportamenti umani che sono facili da correggere quando riesci a vederli. Per me è naturale coglierli, per voi candidati/e magari un po’ meno. Spero possa esservi utile 🙂

Il CV di chi è all’inizio

Questo post lo dedico soprattutto a chi deve scrivere un CV affacciandosi per la prima volta sul mondo del lavoro: ai neodiplomati (che siano pure in periodo di esami ormai) e ai neolaureati. Ai NEO insomma.

A chi pensa al CV e automaticamente corruga le sopracciglia, il pensiero gli si stampa in fronte lampeggiando stile insegna del motel: “e mo’ cosa scrivo??”
Ecco, questo post è per voi (ma non solo).

Non intendo fare qui un vademecum del perfetto CV, che peraltro a mio avviso non esiste UN perfetto CV, ma il CV efficace a seconda della circostanza e dei tuoi obiettivi!
Oggi voglio dirvi cosa non deve mancare nel CV di un NEO.

Risponde alla domanda:
COSA PORTI TU IN AZIENDA?

E non è semplice scrivere bene questa parte ma cercherò di essere il più chiara possibile.
Seguitemi…

Ok, siete privi di esperienza significativa rispetto a quello che volete fare o per cui vi siete formati, avete all’attivo un paio di stage (forse) e/o una collaborazione interessante ma di breve durata.
Diciamo che la parte HARD del vostro CV è piuttosto scarna e non molto diversa da quella dei vostri compagni di corso che hanno superato i vostri stessi esami.
Cosa fare? Come potete mettere nel CV per differenziarvi? per spiccare? per fare in modo di venir notati?
Forza provate a sparare…

  • Scriviamo cosa stiamo cercando, es. Cerco un’azienda meritocratica, in cui sia riconosciuto il valore e il contributo di ciascun collaboratore, dove poter sviluppare un percorso di crescita, dove imparare cose nuove. Mi interessa trovare un contesto internazionale. Sono alla ricerca di un’impresa in forte crescita, attenta alla formazione, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre motivazioni, es. Sono molto interessato a lavorare nel controllo di gestione, la considero una funzione strategica per un’azienda e mi piacerebbe mettere a frutto i miei studi in questo ambito. Sono motivato a crescere e a imparare, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo le nostre caratteristiche personali, es. Sono una persona determinata, tendo a farmi coinvolgere molto dal lavoro e sono portato per il gioco di squadra. Sono aperto ai cambiamenti, dinamico e veloce ad apprendere, ecc…
    Risposta sbagliata!
  • Scriviamo la ricetta originale e supercollaudata della crema catalana (senza buste e bustine)!
    Con me funzionerebbe ma in generale risposta sbagliata!

Cosa allora?

Guardiamo per un momento le prime tre risposte.
No, non sono sbagliate in assoluto, è la forma che va rivista.

È necessario passare da un’impostazione autoreferenziale a una che privilegia il dialogo con chi vi legge.

Nelle tre risposte qui sopra si parla di voi ma non si esplicita cosa potete fare voi che sia utile a chi vi legge, a chi dovrebbe assumervi.

E quindi…
E quindi in un CV dove l’esperienza lavorativa passata non può garantire il futuro, è opportuno ricavare lo spazio per esplicitare il valore aggiunto di scegliere proprio voi.
Voi inteso come tu! Tu che sei diverso dal tuo compagno di banco o di corso.

La domanda che dovete farvi per scrivere questa parte del CV è: cosa posso fare io per te? (te inteso come azienda che assume).

Ecco un esempio:
Sono tenace e caparbio, avermi in squadra significa poter contare su una persona che sa “sporcarsi le mani” e che non ha paura di mettersi in gioco. Assumermi significa acquisire solide conoscenze teoriche e basilari competenze tecniche di progettazione 3D, acquisite durante gli stage. Ma la differenza vera che posso portare in azienda è la mia indole pragmatica, volta alla soluzione dei problemi. Metto a disposizione anche la capacità di fare squadra, la precisione di chi non ama sbagliare, la curiosità di chi ha ancora molto da imparare e la determinazione che mi ha accompagnato durante gli studi di Ingegneria Industriale.

Altro esempio:
Vi metto a disposizione la solarità e la capacità di allacciare relazioni con le persone, che siano clienti o fornitori. Conosco queste lingue straniere, che abbinate alla mia indole socievole mi rendono adatta a un ruolo a contatto con il pubblico. Potrete contare su un buon spirito d’iniziativa e sull’umiltà necessaria a imparare. Posso esservi utile se cercate una persona responsabile, disponibile a viaggiare e a fare formazione e che non teme le novità.

Lo sentite il tono diverso? Come vi suona?
E come potrebbe suonare a chi vi legge?

Ecco, per me nel CV di chi inizia è importante cogliere questo: cosa mi porto a casa se scelgo questa persona?
Ditelo, francamente e con il tono giusto.

PS se però dimenticate i fondamentali come nome, cognome, recapiti, ecc… tutto quello che ho scritto qui sopra non vale un fico secco! 😉