Una regola (semplice) per migliorare qualsiasi CV

Chiunque può migliorare il proprio CV senza una consulenza a pagamento, è piuttosto semplice e adesso vi spiego come si fa.

Partiamo da due semplici principi.

Principio n. 1:
Il Curriculum è scritto (o meglio andrebbe scritto) per chi lo legge: deve parlare di voi ma non è destinato a voi (o al vostro ego).

È con questo semplice criterio che chiunque può prendere il proprio CV e migliorarlo.
Migliore non significa con i lustrini, traboccante di grafica, su supporto edibile, drammaticamente originale, e chi più ne ha più ne metta.
Migliore significa efficace.
Capace cioè di raggiungere gli obiettivi per cui nasce.

Principio n. 2
Il CV serve a farvi ottenere un colloquio.

Non ha l’obiettivo di farvi trovare lavoro, non deve dire tutto di voi, non serve a convincere che siete senza dubbio la persona giusta.
Il CV serve a creare curiosità e interesse.
Deve fornire una prima buona impressione, professionale e personale di voi e deve far venire voglia a chi lo legge di conoscervi.
Il CV sta a voi come il trailer sta al film.
Non può essere esaustivo, non può spoilerare il finale, ma deve convincere il pubblico (anzi un segmento ben preciso di pubblico) ad andare al cinema.

Quindi il CV va pensato (e ripensato più o meno ogni volta che lo inviate) in funzione di chi lo leggerà. Per far colpo su di lui/lei.

Dovrà adattarsi nella forma, nel contenuto e nel linguaggio al destinatario.
Domandatevi sempre, prima di inviare il vostro CV, a chi lo state mandando: è un addetto ai lavori (nel senso che conosce il vostro mestiere nei suoi aspetti più tecnici) o è una società di recruiters? è il responsabile del personale o il responsabile di funzione con cui dovrete eventualmente collaborare? o magari si tratta del/la titolare dell’azienda…?

È probabile che nessuno vi dia questa informazione con assoluta precisione ma spesso basta riflettere, leggere bene l’inserzione, consultare il sito dell’azienda, raccogliere informazioni su linkedin… se si ragiona (e si indaga un po’) si sbaglia di poco.
E con questo dato è possibile adattare il CV, renderlo più discorsivo, tecnico, esplicativo o sintetico a seconda del caso.
Non sto parlando solo di personalizzare l’intestazione (che sarebbe già un bel passo avanti per i molti che ancora inviano il CV indiscriminatamente a tutti gli head hunters della provincia in ccn o chi inoltra paro paro la mail usata per XXX spa a YYY srl), ma non siete voi che state leggendo, lo so bene che non fareste mai e poi mai un errore così banale 😉
No, parlo di fare un po’ di fatica vera e di contestualizzare ogni volta la vostra candidatura modificando il CV (o predisponendone a monte versioni differenti) e personalizzando il messaggio mail.

Usando il linguaggio di chi vi leggerà, rispondendo ai suoi possibili dubbi, sottolineando quello che potrebbe apparirgli più utile e interessante, evidenziando gli aspetti peculiari che rendono la vostra una candidatura idonea, anzi desiderata e diversa dalle altre.

Questo aumenta l’efficacia del vostro CV molto più che kg e kg di grafica.
Le parole, l’attenzione, la capacità di fornire un servizio e un valore aggiunto, in questo caso aiutare chi legge a capire chi siete e cosa fate per fargli fare meno fatica possibile, vi aiuterà a ottenere un colloquio.
Una volta a colloquio, ve la dovrete giocare davvero, e ognuno di voi è ben più del suo CV (si spera).

Quindi a chi mi chiede come migliorare il proprio CV io rispondo così: mettiti dalla parte di chi legge e sii onesto nel rispondere alla domanda “quello che leggo mi è utile, mi convince e mi fa venir voglia di conoscere chi l’ha scritto?”

Partite da lì e avrete già un bel da fare per migliorare il vostro CV.

Se poi volete fare le cose davvero per bene:

  • ricordatevi di personalizzare anche la mail di presentazione, che è il trailer del trailer,
  • inviate il CV in pdf, non in word,
  • leggetelo più e più volte per togliere gli errori di grammatica,
  • ricordatevi che la punteggiatura non è un optional,
  • evitate i muri di parole,
  • togliete tutte le informazioni superflue.

E ricordatevi che un CV non è perfetto quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere! (a seconda però di chi lo dovrà leggere).

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Auguri senza compiti per casa (e c’è pure il regalo)

L’ho scritto qualche mese fa che il capodanno di chi lavora è ad Agosto più che a Dicembre, ne parlavo proprio qui.
Però siamo a fine anno e io mi prendo un paio di settimane di vacanza (solo dal blog a dire il vero, ma va ben così), quindi oggi ne approfitto per farvi i miei auguri.
Nessun scontato bilancio e nemmeno volatili buoni propositi.

Non ho idea di cosa mi aspetta nel 2017, chi di noi ce l’ha?
Mi sto gustando gli ultimi raggi di un anno difficile (per me) che si chiude con un tramonto mozzafiato e promette un’alba infuocata. E questo è già tanto. Il resto poi lo si costruisce giorno per giorno.

Vorrei anche farvi un regalo, e visto che sarebbe complicato spedire biscotti a tutti, ho pensato di segnalarvi e condividere 4 + 1 delle mie fonti di lettura, riflessione e ispirazione, e poi un po’ di musica, che la vita va danzata (si sente che sono in atmosfera natalizia e un po’ scialla vero? a gennaio torno sul pezzo, promesso).
In ogni caso spero vi faccia piacere, altrimenti è lo stesso, fa piacere a me 😉
Ecco a voi:

Efficacemente è un blog di sviluppo personale con una newsletter molto provocatoria e stimolante che vi dà il buongiorno ogni lunedì mattina.

Il blog di Enrica Crivello (e la sua newsletter) è una fonte di ispirazione e riflessione a cui non rinuncerei mai: post brevi e spudoratamente utili sul marketing!

Su C+B ci scrivo ma lo seguo a prescindere, è un blog dedicato alle donne in proprio eppure credo che molti maschietti lo seguano di nascosto, e fanno bene!

Nuovoeutile lo conoscete vero? Sì lo so, è fantastico. Considerazioni ad ampio spettro interessanti a prescindere da cosa fai nella vita.

Col lavoro non c’entra niente ma i post di Tiasmo sono imperdibili, anche solo per sorridere (io rido di gusto) o per capire come scrive una che scrive bene (a mio parere naturalmente)!

E adesso una canzone.
No, non Oh happy day (che ho scoperto essere un brano pasquale).
Vi lascio questa…

Auguri a tutti, ci si riscrive a gennaio.

Una sana dipendenza dal lavoro è possibile?

In questi giorni ho riflettuto sulle mie “dipendenze”.
Non l’ho ammessa subito ma mi sono resa conto pensandoci, che il lavoro è una di questa.
Ora chiariamo subito una cosa: io sono felice quando arriva il venerdì, mi piace se le feste comandate creano dei ponti, sono contenta di andare in ferie e quando la domenica vado in montagna non controllo la mail (anzi, metto il cellulare in modalità aereo per qualche ora).
E ribadisco anche un altro concetto fondamentale: non lavoro per la gloria e nemmeno per la pace nel mondo, lavoro per portare a casa la pagnotta, il salame e possibilmente pure il dessert.

Eppure non potrei fare a meno di lavorare.
Non solo perchè come madre a tempo pieno non mi ci vedo proprio, ma perchè sono convinta che quello che imparo lavorando, quello che mi porto a casa sul piano personale, umano e professionale (ovviamente) non è “reperibile” in altri contesti.

Passioni ne ho, forse anche troppe.
E mi arricchiscono.
Persone ne conosco.
Sono uno stimolo continuo.
Ma nel lavoro mi metto in gioco in modo diverso, chiamando in causa ciò che sono e ciò che mi piace fare, ma anche ciò che posso diventare, le cose che non amo fare (ma che devo e devo fare bene) e aspetti di me non conosco e che non conoscerei se non fossi obbligata a farlo.
Quando vado in montagna ci vado con persone con cui condivido questo amore, anzi di più: scelgo gli amici che vanno in montagna con il mio stesso stile, perchè è un piacere e non sono disponibile a troppi compromessi quando faccio una cosa che mi piace.
Nel lavoro non funziona sempre così, scelgo fino a un certo punto e non posso seguire sempre e solo il mio punto di vista.

E non voglio cadere nel banale del tipo:

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita
(Confucio)

Io ho scelto e amo il mio lavoro ma la sera sono stanca e non mi diverto quando devo stare al computer dopo cena.

Mi dissocio anche da questa:

Non è il benessere né lo splendore, ma la tranquillità e il lavoro, che danno la felicità.
(Thomas Jefferson)

Un po’ perchè la tranquillità mi dà noia, un po’ perché mai limiterei le fonti della mia felicità al solo lavoro, non scherziamo dai!?!

Io sono invece una sostenitrice del buon Aristotele:

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero.

E tempo libero è inteso in senso ampio.
Resto anche fermamente convinta che

Il lavoro (può) nobilita(re) l’uomo.
(Charles Darwin rivisitato)

E soprattutto che

La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un lavoro, ed è affidata al caso.
(Blaise Pascal)

Questa è la cosa che mi dispiace di più.
Vedere che in molti considerano ancora il lavoro un “male necessario” e dedicano pochissima attenzione a fare (o almeno tentare) delle scelte oculate, a conoscersi per capire a cosa sono più portati, a studiare (per quanto possibile) in vista di una professione più qualificante.
So bene che non è scontato e nemmeno facile.
Credo però che sia opportuno dedicare sempre più tempo e spazio durante il percorso scolastico ed educativo a veicolare un concetto di lavoro diverso da quello delle generazioni precedenti.
E dobbiamo farlo noi genitori in primis, la scuola subito dopo.
Io sono cresciuta con un padre dipendente pubblico e una mamma un po’ casalinga e un po’ signora delle pulizie: se non avessi conosciuto il mio primo datore di lavoro dubito che avrei mai sviluppato un vero coinvolgimento per il lavoro.
E mi sarei persa tante belle cose.

Non ho una dipendenza dal lavoro, ma dal tipo di stimoli e di opportunità (non solo professionali) che mi offre, quello sì.
Io le ho trovate lì.
Non escludo che si possano reperire altrove, credo però che sia uno spreco continuare a riporre la vita lavorativa dentro la casella delle “cose che devo fare ma senza sarei decisamente più felice!”
È proprio vero?

Mio papà, a due anni dalla pensione probabilmente sì.
Ma se hai tra i 20 e i 50’anni io ho qualche dubbio.

Poi c’è anche chi pensa che…

Il lavoro è il rifugio di quelli che non hanno nient’altro di meglio da fare.
(Oscar Wilde)

Ma la maggior parte di noi non ha la possibilità di scegliere e di “avere di meglio da fare”, quindi tanto vale viverla il meglio che si può questa necessità.
Senza moralismi o buonismi, è un puro dato di fatto!

Stacca, e affila la lama (a prescindere dal dove la userai)

Inizio con una storiella (non mia)…

Due taglialegna lavoravano nello stesso bosco.
I tronchi degli alberi erano davvero enormi, forti e solidi.
I due boscaioli utilizzavano le loro seghe con la stessa abilità ma con una tecnica differente:

  • il primo tagliava i tronchi con una perseveranza incredibile, senza mai fermarsi in tutta la giornata,
  • l’altro invece ogni tanto si fermava per riposarsi.

Verso sera, il primo taglialegna era riuscito a tagliare in tutto 10 alberi.
Aveva lavorato con impegno, era esausto e ormai non gli rimanevano forze per tagliare neanche un albero in più.
Il secondo invece continuava a lavorare  e gli mancava solo un albero per raggiungere i 100.
Entrambi avevano iniziato nello stesso momento e i tronchi da tagliare erano tutti delle stesse caratteristiche.
Un po’ incredulo il primo taglialegna si avvicinò all’altro e gli chiese:
“Non capisco! Come hai fatto a tagliare così tanti alberi se ti sei fermato molto più di me?”
E l’altro rispose:
“Caro amico, mi hai osservato bene. É vero, mi sono fermato ogni ora però non ti sei accorto che durante ogni pausa ne ho approfittato per affilare la lama della mia sega”.

ABBIAMO AFFILATO LA LAMA

Giovedì scorso il nostro team si è preso un’intera giornata per “affilare la lama della sega”. Ce ne siamo andati in un agriturismo ben isolato, Il Maggiociondolo (consigliatissimo peraltro), ci siamo sconnessi con la quotidianità e abbiamo ripreso in mano del materiale elaborato due anni fa, per valutare il percorso fatto.
In quell’occasione avevamo definito valori, obiettivi, strategie, possibili ostacoli alla crescita del nostro modello organizzativo e del business stesso.
Avevamo costruito la sega insomma.

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Giovedì scorso ci siamo confrontati a fondo, come gruppo e come singoli.
Utilizzando metodologie impegnative ma efficaci.
Abbiamo mangiato bene, cucinando noi.
Abbiamo bevuto anche meglio (lavoriamo molto nel settore vitivinicolo, non potemmo mai essere astemi).
Abbiamo iniziato a prospettare il futuro, con la libertà che caratterizza da sempre il nostro ecosistema lavorativo (siamo tutti liberi professionisti, liberi di fatto!).
A fine giornata siamo ripartiti un po’ stanchi, scombussolati ma più uniti e motivati di quando eravamo arrivati.collage-competenze-in-rete

SUL PERDER TEMPO…

Qualcuno potrebbe dire che abbiamo perso tempo: una giornata fatturabile volata via, a dirla nel nostro gergo.
Ma non è così.
Non si perde tempo quando la sosta serve a centrare e condivide valori, obiettivi, strategie e ambizioni.
Il rischio, facendo il contrario, è di sbagliare strada, cannare la strategia, mancare il bersaglio o peggio ancora, essere così stanchi da non aver più voglia di andare avanti.
Questo sì che sarebbe perder tempo!

Vale nella vita di ciascuno, a prescindere dalla sfera professionale.
Fermarsi e fare il punto, ma anche prendersi cura di se stessi: non come a capodanno che si fa un approssimativo bilancio degli ultimi 12 mesi, si stila una lista di buoni propositi che resterà incompiuta e ci si abbuffa di lenticchie e panettone!aqhqkwqf7bzylqaaaviuyjriclpqceur7v71qxvi-5uwpqdlggqvkdrfbaw4segdbxqjkc2u4fatpy6ajzdm9nkozclipvs6fix0pr2atevnn4lyalufgf2iz6htxra0sb2cywxbhlkbit38_kpepjxuadn8rykifrhjq6xmiprott3t-8nlmkl0cqdda4gvj-cpgppw
Parlo di quei momenti sacri e spesso non pianificati che ci servono a trovare il senso di quello che facciamo o a interpretare il cambiamento che stiamo attraversando.
Talvolta proprio quando meditiamo di cambiare lavoro, ma non necessariamente.

Nel lavoro, all’interno delle aziende è la stessa cosa.
Il modus operandi tipicamente veneto “lavora a testa bassa e avanti sempre” ha funzionato (più o meno) per un po’. In tempi in cui l’economia e il mercato accoglievano questo approccio con i paraocchi.
Oggi (per fortuna) non funziona più.
Non serve stare a testa bassa e basta.
Lavorare e far lavorare i propri collaboratori spremendoli al massimo non porterà le aziende “fuori della crisi”.
L’impegno serve ma non è sufficiente.
Affilare la motivazione, questa è la prima regola.
Sì lo so, sembrano parole scontate, l’ABC della buona gestione manageriale giusto?
Ma in quanti dirigenti/imprenditori lo fanno davvero?

E in fondo, a ben guardare, quante persone lo fanno per se stesse, per la propria vita privata?

Tu lo fai? Ti fermi per affilare la lama?

Il CV efficace lo ha inventato Leonardo Da Vinci: copiate!

Quel gran secchione di Leonardo Da Vinci tra le varie cose è fautore pure del CV efficace.

Quel CV cioè che non descrive ogni singola esperienza lavorativa (quello che hai fatto in passato) ma che mette in evidenza le capacità maturate (ciò che potrai fare presso chi ti assumerà).
Un CV non autoreferenziale ma concreto, pragmatico e rivolto ai bisogni e ai problemi di chi legge.
La lettera è indirizzata al Duca Ludovico Sforza detto Il Moro in occasione del trasferimento dello stesso Leonardo a Milano e pare  proprio una moderna domanda di assunzione.
Eccola tradotta in Italiano corrente:

Avendo constatato che tutti quelli che affermano di essere inventori di strumenti bellici innovativi in realtà non hanno creato niente di nuovo, rivelerò a Vostra Eccellenza i miei segreti in questo campo, e li metterò in pratica quando sarà necessario. Le cose che sono in grado di fare sono elencate, anche se brevemente, qui di seguito (ma sono capace di fare molto di più, a seconda delle esigenze):

  1. Sono in grado di creare ponti, robusti ma maneggevoli, sia per attaccare i nemici che per sfuggirgli; e ponti da usare in battaglia, in grado di resistere al fuoco, facili da montare e smontare; e so come bruciare quelli dei nemici.
  2. In caso di assedio, so come eliminare l’acqua dei fossati e so creare macchine d’assedio adatte a questo scopo.
  3. Se, sempre in caso di assedio, la fortezza fosse inattaccabile dalle normali bombarde, sono in grado di sbriciolare ogni fortificazione, anche la più resistente.
  4. Ho ideato bombarde molto maneggevoli che lanciano proiettili a somiglianza di una tempesta, in modo da creare spavento e confusione nel nemico.
  5. Sono in grado di ideare e creare, in modo poco rumoroso, percorsi sotterranei per raggiungere un determinato luogo, anche passando al di sotto di fossati e fiumi.
  6. Costruirò carri coperti, sicuri, inattaccabili e dotati di artiglierie, che riusciranno a rompere le fila nemiche, aprendo la strada alle fanterie, che avanzeranno facilmente e senza ostacoli.
  7. Se c’è bisogno costruirò bombarde, mortai e passavolanti [per lanciare sassi e ‘proiettili’] belli e funzionali, rielaborati in modo nuovo.
  8. Se non basteranno le bombarde, farò catapulte, mangani, baliste [macchine per lanciare pietre e ‘fuochi’] e altre efficaci macchine da guerra, ancora in modo innovativo; costruirò, in base alla situazione, infiniti mezzi di offesa e difesa.
  9. In caso di battaglia sul mare, conosco efficaci strumenti di difesa e di offesa, e so fare navi che sanno resistere a ogni tipo di attacco.
  10. In tempo di pace, sono in grado di soddisfare ogni richiesta nel campo dell’architettura, nell’edilizia pubblica e privata e nel progettare opere di canalizzazione delle acque. So realizzare opere scultoree in marmo, bronzo e terracotta, e opere pittoriche di qualsiasi tipo. Potrò eseguire il monumento equestre in bronzo che in eterno celebrerà la memoria di Vostro padre [Francesco] e della nobile casata degli Sforza.

Se le cose che ho promesso di fare sembrano impossibili e irrealizzabili, sono disposto a fornirne una sperimentazione in qualunque luogo voglia Vostra Eccellenza, a cui umilmente mi raccomando.

Cosa fa Leonardo?
Per prima cosa sintetizza le sue competenze in un elenco numerato, così facendo facilita l’organizzazione dei contenuti e la lettura da parte di chi riceve la missiva.
Inoltre, e ancora più importante, contestualizza la lettera citando soprattutto le sue competenze in ambito bellico.
Lui, che era prima di tutto un artista e pure pacifista, scrive un CV promuovendo una gamma ben specifica di abilità, quelle che ritiene possano servire al Duca.
Delle sue qualità di artista ne accenna solo al decimo punto, senza forzare la mano.

Da Vinci docet quindi, il CV moderno l’ha inventato lui, e non ha niente a che fare con il formato europeo.

È invece un CV lean, contestualizzato, funzionale, che punta dritto all’obiettivo facendo leva sui bisogni di chi dovrebbe ingaggiarlo.

Funziona così anche oggi: chi assume lo fa perché ha un problema e sceglie la persona che ritiene possa risolverlo nel migliore dei modi.
Quando scrivete un CV chiedetevi sempre: che problemi ha il mio interlocutore? In che modo io posso contribuire a risolverli?
E poi scrivete di questo!
Tutto il resto che vi verrà voglia di inserire nel CV potrebbe essere inutile, pensateci bene prima di occupare spazio con parole e informazioni che non portano valore aggiunto.
E strutturate il testo perché sia immediato e fluido, gli elenchi puntati sono i vostri migliori alleati.

Vuoi crescere sul lavoro? Trova un buon mentore e…

Ieri è uscita una mia intervista sul blog di Valentina Crociani, ripercorre un po’ della mia storia professionale.
A rileggerla mi ha fatto uno strano effetto: ne è passata di acqua sotto i ponti!

Valentina mi ha chiesto di dare un consiglio a chi vorrebbe intraprendere la mia stessa professione di recruiter.
Vi copio la risposta:

“I preconcetti in questo lavoro non aiutano, neanche quelli veri! Le persone ti stupiranno sempre.
Inoltre, se incontri un buon mentore non mollarlo: io sono stata fortunata, ho trovato chi ha creduto in me e mi ha aiutata a crescere, dalla gavetta fino a qui. Il più bel regalo che ti può fare il mondo del lavoro è quello di farti incontrare qualcuno così. Quando lo si trova bisogna fidarsi e imparare quanto più possibile.”

LASCIATI STUPIRE E AVRAI BELLE SORPRESE

Il tema delle persone che ti stupiscono si spiega da solo (e l’esperienza poi ti insegna tutto quello che non riesci nemmeno a immaginare). E quindi no, nessun pregiudizio perché alla fin fine in questo mestiere è davvero importante riuscire ad accogliere, a capire, a cambiare opinione, a non farsi condizionare (troppo) dai pregiudizi e provare a mettersi nei panni altrui.
Che non significa non imparare dal passato e non avere dei paletti con cui interpretare il comportamento delle persone, in fondo siamo chiamati a fare un po’ anche questo, vuol dire però mantenere sempre un atteggiamento aperto e concedere il beneficio del dubbio.
E poi verificare!
Provare ad andare oltre a cosa faremmo noi, ragionare con la testa del candidato (entro i limiti del buon senso, ça va sans dire).
E no, non va sempre bene, ma quando succede ne vale la pena!

UN MENTORE È PER SEMPRE

Il tema del mentore mi sta ancora più a cuore: io sono fortunata, anzi di più!
Andrea Pozzan mi ha assunta come segretaria e mi ha fatta crescere con pazienza e fiducia.
Parecchio di entrambe.
Sono 15 anni esatti che ho fatto quel colloquio con lui.
Dovevo ancora laurearmi e non avevo idea di cosa si occupasse uno studio di ricerca e selezione del personale, lo ammetto.
Ricordo benissimo il tempo che dedicava a spiegarmi gli incarichi che seguiva, mi raccontava degli incontri in azienda, mi introduceva alle varie funzioni aziendali, mi illustrava i ruoli, i rapporti gerarchici, l’organizzazione delle società che seguiva, le dinamiche produttive, i processi decisionali, la valutazione di un CV e poi anche quella delle persone a colloquio.
Mi ha condiviso il suo mondo e per me è stato entrare in universo sconosciuto.
Io in fondo ero solo la segretaria e a quel tempo le mie ambizioni non erano votate al lavoro.
Lui mi ha trasmesso anche l’”amore” per questo lavoro, anzi, più in generale mi ha dimostrato il valore di impegnarsi con il desiderio di svolgere al meglio il proprio compito e di farlo per le persone (aziende e candidati), non solo per lo stipendio fine mese intendo.
Per me, figlia di uno statale per cui il lavoro era (ed è) un male necessario, è stata una vera rivelazione.
Mi ha anche rimproverata, mi ha ripresa, mi ha corretta, mi ha messa alla prova, mi ha forzata e mi ha permesso di volare da sola.
Ha rischiato insomma, alla grande.
Io l’ho seguito, l’ho osservato, l’ho ascoltato, mi sono fidata, non ho mai pensato che non avesse più niente da insegnarmi.
Neanche quando ho lasciato il suo studio per andare a lavorare in azienda.
Nemmeno adesso che lavoriamo di nuovo insieme e io sono una libera professionista con 15 anni di esperienza alle spalle.

La mia fortuna più grande è stata incontrarlo.
Il mio merito più grande invece capire che avevo davanti una persona in grado di insegnarmi tanto.

In questo lavoro, che non c’è nessun master in grado di formarti davvero alla pratica, trovare chi ti permette di fare un buon apprendistato è fondamentale.
Pena fare tanta, tanta fatica (e tantissimi stage!).
In questo e in tanti altri lavori: se trovi un buon mentore non fartelo scappare e impara più che puoi. Più dei libri le persone fanno la differenza nel percorso professionale di ciascuno.

E ricorda che un mentore è una cosa diversa da un leader: è fondamentale questa differenza!

L’APPRENDISTATO NON FINISCE MAI

Io non sarò mai un mentore.
Non ne ho le qualità personali, pazienza ed empatia le esaurisce mio figlio e ho una inclinazione naturale al lavoro in autonomia.
Lo so e non mi sforzo di essere diversa da quella che sono anche se mi impegno per diventare sempre più collaborativa.

Però ho imparato a imparare.
Ho imparato a scovare gli insegnamenti ovunque.
So di essere brava nel mio lavoro e di aver raggiunto una certa seniority, ma una parte di me si considera in continuo apprendistato.
Non solo quando affronto progetti nuovi come ora che collaboro con Annamaria Anelli e ho trovato in lei un’altra splendida insegnante di professionalità, ma anche quando svolgo il mio lavoro quotidiano e mi confronto con Sofia, che è contrattualmente un’apprendista o seguo un incarico a quattro mani con Cristina, o domando un consiglio ad Alice. Quando vado in azienda e incontro manager e imprenditori, quando parlo con le persone a colloquio…
Facendo attenzione si scoprono insegnamenti sparsi qua e là sul nostro cammino come le briciole di Polliccino.
A volte non li vediamo perchè cerchiamo l’ufficialità, rincorriamo l’attestato, il titolo, il master… che va benissimo, ci mancherebbe. Formarsi è ESSENZIALE.
Pensare di formarsi solo in alcune fasi della propria vita e solo attraverso alcuni specifici canali è un errore.
Come lo è pensare che basti la seniority a renderci dei buoni formatori, tutor o mentori.

L’apprendistato non finisce mai.
Servono:
1- la fortuna di incontrare (e riconoscere) persone competenti e diverse da noi,
2- la disponibilità a cambiare punto di vista,
3- il coraggio di uscire dall’area di confort,
4- nessuna vergogna di sbagliare o chiedere

Il CV: che formato scelgo? Europass, classico o creativo?

La scorsa settimana è uscito un mio post sul portale C+B, ho parlato del Curriculum e ho cercato di dirimere una questione sempre un po’ discussa e mai completamente chiara.

QUAL È IL FORMATO IDEALE DI UN BUON CV?

Europeo, creativo, super-grafico, per competenze, cronologico, resumé, alternativo e chi più ne ha più ne metta.
Su C+B ho parlato a chi lavora in proprio, qui invece allargo la visuale e mi rivolgo anche a te che lavori come dipendente e ti stai ponendo questa domanda.

RAGIONIAMO UN PO’…

Io non ho la verità in tasca, o meglio credo che NON CI SIA UNA SOLA verità.
Ci sono degli elementi da valutare.

Elementi per i quali il tanto bistrattato formato europeo (che oggi è evoluto a Europass) potrebbe rivelarsi la scelta più opportuna, in alcuni casa l’unica possibile (ad. esempio se come me lavori per istituzioni o su progetti finanziati dove viene richiesto questo e solo questo tipo di documento).
In altri casi invece un CV cronologico classico e senza alcun elemento di originalità grafica produce qualche perplessità in chi lo legge (es. se è il CV è quello di un grafico creativo).

Quali sono quindi gli elementi da valutare prima di scegliere che formato adottare?

  • a cosa mi serve il CV, ad assolvere a un obbligo o a comunicare e convincere chi legge ad incontrarmi?
  • quanto tempo ho a disposizione? devo elaborare un documento velocemente o sto preparando qualcosa di curato e personalizzato?
  • a chi è destinato? chi è il mio interlocutore tipico? un ente/istituzione, la funzione marketing di un’azienda, la funzione HR, una società di recruiting?
  • che lavoro faccio? lavoro in amministrazione, sono un avvocato, sono un creativo, mi occupo di comunicazione digitale, sono un area manager, lavoro in ufficio tecnico…
  • che livello di seniority ho e in quale settore opero? è significativo spiegare ogni singolo passaggio della mia carriera o posso puntare alla descrizione delle mie competenze attuali sotto forma di resumé?

Rispondi a ogni domanda, l’esito finale non può essere incerto! Capirai da solo/a quando è opportuno “ripiegare” su un dignitoso Europass (e per favore evita il vecchio modello europeo o, se proprio vuoi usarlo, usalo bene, non è mica necessario inserire le competenze artistiche se queste si limitano ad aver cantato nel coro della parrocchia e ricordati di eliminare le istruzioni di compilazione nella colonna di sinistra, mi raccomando) e quando invece vale la pena di creare qualcosa ad hoc. Quando serve creatività e quando invece è più opportuno mantenere uno stile sobrio (ma non piatto ehh… poi vediamo cosa significa).

EUROPASS, QUANDO?

Abbiamo capito quindi quando usare l’Europass:

  • quando bisogna e quando abbiamo fretta principalmente,
  • quando ricopriamo un ruolo aziendale che non ha importanti contenuti di creatività,
  • quando ci spaventa molto l’idea di “inventare” qualcosa e abbiamo il dubbio che non riusciremo a gestire i futuri aggiornamenti del documento,
  • quando dobbiamo comunicare solo ed esclusivamente la nostra storia professionale e le competenze maturate, con evidenza ai diversi passaggi cronologici.

Quindi no, non è una scelta sbagliata, basti sapere che si tratta di un’opzione molto standard e standardizzata: nessuna eccitazione particolare quando scaricherai il CV compilato, te lo dico, ma avrai un prodotto dignitoso, ben formattato e adeguato al suo scopo. Se pensi che ti serva questo è giustissimo usare questo formato.

PERSONALIZZATO: CREATIVO O CLASSICO?

Se invece scegli il CV personalizzato si apre un nuovo dubbio: quanto devo lavorare di grafica, paiette e lustrini? Dovrò forse ingaggiare un grafico per renderlo attraente?

No! Prima di partire per la tangente fermiamoci e di nuovo ragioniamo. Non è sempre necessario elaborare qualcosa di articolato, super-creativo, trabordante grafica e interattivo.
Perchè se posso darti un consiglio solo sarebbe questo: scegli un formato che ti risulti agevole, maneggevole e semplice da aggiornare in futuro e punta ai contenuti (chiarezza, completezza, sintesi, capacità comunicativa), e ricordati che:

l’originalità più sfidante (e potenzialmente efficace) è quella che affidi alle parole, non tanto alla grafica!

È inutile quindi perdere le serate a elaborare un CV con le paillettes e dover imprecare ogni volta che dovrai modificarlo perchè si sformatta a ogni piccola variazione di testo (ehh già, un CV andrebbe personalizzato quasi a ogni invio, lo sai vero??).

Quindi un formato classico, pulito, sobrio ma personalizzato, con l’uso di due colori (il nero e un altro colore), con una grafica basilare, una mappa visiva* ben definita e un testo curato e personalizzato che comunichi il tuo lavoro ma anche un po’ te come persona e ciò che stai cercando/offrendo, è davvero la scelta migliore.

*per mappa visiva intendo un’efficace distribuzione dei contenuti, che agevoli la lettura del documento da parte di chi lo riceve. Si realizza usando bene gli spazi, paragrafi, box, linee di separazione, link, bold.

LE PAILLETTES NON POSSONO MANCARE SE…

Se invece il tuo mondo è quello della grafica e della creatività io mi aspetto che il tuo CV sia in parte anche una “dimostrazione” delle tue competenze: parte della tua credibilità professionale deve manifestarsi proprio lì. Sfrutta quest’opportunità: tu hai una possibilità in più rispetto a tanti altri, quella di far vedere le tue competenze.
Solo alcune attenzioni:

  • ricordati che gli elementi grafici e i simboli non compaiono in una ricerca testuale, quindi evita di affidare al disegno parole o concetti chiave,
  • pensa al tuo interlocutore: parla la tua lingua? è dentro al tuo mondo? se sì puoi osare un po’ di più, in caso contrario fai attenzione: il rischio è di non essere capito, quindi preoccupati sempre che la forma e i contenuti grafici del tuo CV non interferiscano con la sua comprensione/lettura.

Queste sono alcune riflessioni che mi sono sentita di condividere, come vedi non ci sono regole incise sulla pietra che ti permettono di scegliere IL formato giusto una volta per tutte.
Non funzionerebbe. Più opportuno avere a disposizione diversi modelli e scegliere quello più adeguato a seconda del contesto/obiettivo.

UN REGALO FINALE

Chiudo con un regalo: se cerchi dei template creativi o quantomeno diversi da quelli di word ma non hai dimestichezza con la grafica ti suggerisco di usare CANVA. È un programma di impaginazione gratuito (basta registrarsi) che propone diversi modelli pre-compilati, tra quelli proposti ci sono anche molti spunti per il resumé dai quali puoi elaborare un buon curriculum grafico. Provare per credere.

Foto di Vítor Santos

La mail che accompagna il CV: mini-guida alla scrittura efficace

Differenziati e incuriosiscimi!

Questo è quello che ti invito a fare quando decidi di scrivere a me e a qualsiasi altra persona, recuirter o manager, a cui invii il tuo Curriculum.
Hai a disposizione più possibilità per attirare la mia attenzione ancora prima che con i contenuti specifici del CV, su cui, lo sappiamo bene, si può giocare solo fino a un certo punto.

Puoi usare:

  1. l’oggetto della mail
  2. il messaggio dentro la mail
  3. la tua presentazione, in forma di lettera a parte o di sintesi che si inserisce tra i dati anagrafici e tutto il resto (io consiglio questa seconda scelta quando si invia il CV in Italia)
  4. la forma grafica del CV
  5. la forma fisica del CV (questo non è per tutti ma c’è comunque buon margine di fantasia)

IL MESSAGGIO DELLA MAIL: A COSA SERVE?

Ora, senza voler andare in cerca di cose difficili e poco maneggevoli come i programmi di grafica, concentriamoci sul punto 2 “il (benedetto) messaggio della mail”.
Che ci mettiamo nella mail che accompagna il Curriculum?
Intanto chiariamo bene una cosa: quello che scrivo nella mail non è il riassunto del CV!
È un messaggio che ha l’obiettivo di trasmettermi e spiegarmi le motivazioni che ti spingono a candidarti a una certa selezione e le competenze (hard e soft) distintive che puoi mettere in campo.
In caso di candidatura spontanea (ovvero non specifica su una ricerca di personale), lo scopo di questo messaggio è convincermi che potrebbe valere comunque la pena di incontrarti.
A ogni modo, il messaggio avrà fatto bene il suo dovere se io:

  • aprirò e leggerò con curiosità il tuo CV dall’inizio alla fine
  • mi ricorderò di te “a lungo” anche senza averti conosciuto/a di persona
  • mi verrà voglia di conoscerti a prescindere dal fatto che ci sia una selezione su cui confrontarci

IL MESSAGGIO DELLA MAIL: COSA e COME NON SCRIVERE!

Sarò brutale, nel corpo della mail:

  • non scrivere un bignami (che poi non è mai un bignami) delle tue esperienze professionali. Quelle le leggerò sul CV se sarai così bravo/a da farmi venir voglia di leggerlo.
  • non lamentarti del mercato del lavoro e delle continue ingiustizie a cui sei incappato/a
  • non creare un muro di parole che scoraggia la lettura anche della persona più tollerante e accogliente, (usa bene lo spazio, non dilungarti, crea dei paragrafi).
  • non lasciarlo in bianco (sì, c’è chi lo fa)
  • non liquidarmi con un banale e impersonale In allegato Le invio il mio CV per la posizione in oggetto
  • non tentare di metterti al mio posto. Eccoti un esempio di vita vera:
    Buongiorno, le scrivo per candidarmi alla posizione di Responsabile XYZ che ho trovato sul vostro sito.
    Quando ho letto l’inserzione mi sono trovato descritto, sembrava si parlasse proprio di me e ho quindi capito di essere la persona giusta per questa selezione. Le mie esperienze (segue logorroica esposizione delle esperienze professionali) mi rendono il candidato ideale a questo ruolo. Attendo una convocazione per un colloquio. Cordiali saluti.
  • non dirmi cose ovvie e inutili. Un altro esempio dall’archivio:
    Gentilissima dott.ssa Zantedeschi, desidero con la presente sottoporre alla Sua attenzione il mio curriculum vitae. Ho maturato esperienze di lavoro in team e capacità di lavorare per obiettivi nell’ambito di aziende importanti e strutturate nelle quali ho avuto modo di esprimermi e farmi apprezzare in particolare per doti di comunicazione, riservatezza, discrezione, sensibilità, organizzazione, cura dei particolari e versatilità. Alla ricerca di nuovi stimoli e mossa dal desiderio di rimettermi in gioco in ambito professionale, sarei molto lieta poter avere un colloquio conoscitivo con Lei. 

Rileggi ancora una volta il messaggio qui sopra e dimmi cosa fa questa persona di lavoro.
Esatto, hai centrato il problema: non si capisce!
A parte lo stile di scrittura un pelino arcaico e formale, quello che manca è la sostanza.
C’è un potpurri di cose belle e buone ma senza un contesto di riferimento.

PER DIFFERENZIARSI BASTA UNO E UN SOLO MOTIVO, TROVALO e poi scrivilo bene!
(e adesso ti spiego come)

Il messaggio della mail è un messaggio promozionale, deve portarmi a fare qualcosa (call to action) ad es. aprire il CV (e sì, io li apro tutti in ogni caso ma a volte il messaggio della mail è un grandissimo deterrente) o deve attivare una serie di pregiudizi positivi secondo i quali io aprirò il tuo CV già un po’ convinta che tu sia una persona da incontrare!

Come si fa?
Con parole chiare e dirette, pochi giri di parole, pochi virtuosismi letterali e un corretto uso del grassetto e della formattazione.
Queste parole nascono dalle risposte ad alcune semplici domande:

  • perchè mi candido a questa posizione?
  • cosa potrebbe differenziarmi da altri/e candidati/e?
  • cosa voglio che venga letto del mio CV? (1 sola cosa, la più importante)
  • perchè questa persona dovrebbe incontrarmi?
  • che valore aggiunto posso portare in un nuovo contesto lavorativo?
  • perchè voglio lavorare per questa azienda? (nel caso si scriva direttamente a un’azienda)

Rispondi per iscritto a tutte queste domande e poi rileggile.
Seleziona poi quella che secondo te (o secondo qualcuno di cui ti fidi) ha il messaggio più forte, più diverso, più accattivante, più convincente e, sulla base di quella risposta, elabora un buon testo della mail ricordandoti che non deve superare le 10-12 righe e che deve dire cosa fai nella vita.

AD ESEMPIO… (lo faccio io per mostrarti come potrebbe essere)

perchè mi candido a questa posizione?
Lavorare nel controllo di gestione è il mio obiettivo, mi sono appassionata di questa materia alla specialistica di Economia Aziendale: è stato un colpo di fulmine che ha portato chiarezza in ogni mia successiva scelta lavorativa e formativa.
Mi candido perchè intravedo in questa opportunità il modo di fare un bel passo avanti nel mio percorso lavorativo e nell’acquisizione di nuove competenze manageriali in un contesto internazionale (finalmente).
È il mio treno e non voglio perderlo, o quantomeno vorrei potermi mettere in corsa per prenderlo. 😉
È per questo che spero in un colloquio conoscitivo, poi starà a me giocarmi tutto.

cosa potrebbe differenziarmi da altri/e candidati/e?
Non è certo la laurea in ingegneria meccatronica a rendermi il candidato ideale lo so, forse nemmeno la conoscenza approfondita dei più importanti CAD 3D (Solidworks, SolidEdge, Inventor e ProE), potrebbe giocare a mio favore l’aver progettato in completa autonomia macchine automatiche nel settore del packaging e una precedente esperienza come project manager all’interno di un’azienda del settore automotive (uno tra i più esigenti in circolazione).
Ma se anche questo non dovesse bastare credo di potermi giocare un B2 in tedesco, la conoscenza delle principali normative ISO/TS e una riconosciuta capacità di affrontare i problemi con lucidità e pragmatismo. Per tutto il resto rimando a un colloquio conoscitivo!

cosa voglio che venga letto del mio CV? (1 sola cosa, la più importante)
Buongiorno, sul mio CV troverà citate e ben descritte le mie esperienze professionali.
Le anticipo solo che ho lavorato per 7 anni nel settore della gioielleria (lo stesso settore in cui opera l’azienda citata nell’inserzione): conosco quindi tutte le logiche specifiche dell’acquisto di materiali, servizi e lavorazioni di questo mondo specifico e so bene quali sono le principali problematiche (di qualità, tempi e costi) che lo caratterizzano.
Conosco la problematica del “calo di lavorazione”, so verificare i dati del sistema e so quanto sia importante lavorare a stretto contatto con la programmazione produzione.

Tutto il resto è ben descritto nel CV quindi non mi dilungo ma spero di raccontarle a voce anche i motivi che mi spingono a voler cambiare lavoro.

___

PS: talvolta la cosa che andrebbe messa in bella vista sul corpo della mail potrebbe essere l’iscrizione alle liste di mobilità o eventuali incentivi all’assunzione, l’iscrizione alle categorie protette, un trasferimento già previsto nella zona dove ha sede l’azienda (se si abita distanti) o la possibilità di domicilio in loco ecc…

perchè questa persona dovrebbe incontrarmi?
Le scrivo perchè sto cercando un nuovo lavoro! Banale ma vero. Le anticipo anche che ho controllato il sito e non ho trovato nessuna ricerca attiva che possa rispondere ai miei requisiti e/o ambizioni quindi so bene che non c’è motivo apparente perchè lei debba incontrarmi. Ma io sono fiduciosa e so di essere una buona potenziale candidata.
So che prima o poi qualcosa si muoverà anche per me e io voglio essere pronta, un breve colloquio con lei potrebbe aiutarmi, se ne ha il tempo e la possibilità.
In caso contrario sappia che controllerò regolarmente il vostro portale e mi segnalerò non appena troverò un’inserzione interessante. Quindi al limite l’appuntamento è solo rimandato. 🙂
Glie l’ho detto, sono una persona fiduciosa, e anche determinata!

che valore aggiunto posso portare in un nuovo contesto lavorativo?
La mia esperienza professionale come enologo è breve ma imparare non è mai stato un problema. So che la differenza la fanno le persone, non le conoscenze che oggi sono una merce alla portata di molti.
Quindi metto in gioco la mia determinazione, la mia capacità di lavorare in team (lo testimonia la lunga militanza all’interno dell’associazione Clownterapia Vicenza), la mia formazione specifica in enologia e viticoltura e la passione per questo settore, una passione mista a umiltà perchè ribadisco, ho molto da imparare, ma nessuno dovrà insegnarmi ad amare il mio lavoro.

perchè voglio lavorare per questa azienda?
Buongiorno, le scrivo per candidarmi alla posizione di Assistente Commerciale Export.
Esperienze e competenze sono ben descritte sul CV, faccio questo lavoro da 7 anni.
Quello che invece voglio sottolineare qui è la mia motivazione a lavorare per PINCOPALLO SPA. Vi conosco come un’azienda ricca di valori e di attenzioni per le persone.
Mi sono informata, vi seguo sui canali social e sui media e da tempo aspetto l’opportunità giusta per candidarmi a lavorare con voi.
Operare nel mondo della moda sarebbe già un traguardo importante ma collaborare con voi significa concretizzare un obiettivo che coltivo da anni.

Spero che gli esempi ti siano stati utili.
L’ultimo consiglio che ti dò è cambia: non continuare a scrivere la stessa cosa se vedi che non ottieni risposte. Prova e riprova usando frasi diverse, provando a modificare il tono o la motivazione. Sperimenta e misura i risultati.

(Foto di Neven Krcmarek)

Tira fuori la testa dal tu lavoro per fare meglio il tuo lavoro

: Ora ti spiego perché partecipo a eventi che nulla hanno a che fare con il mio lavoro e perché ritengo che sia una cosa decisamente intelligente ma soprattutto strategica per il mio lavoro.
E potrebbe esserlo anche per il tuo!

Questa è la big picture del post (grazie Annamaria, grazie!), a cui aggiungo che in questo post mi rivolgo un po’ più ai freelance e ai liberi professionisti, ma sono convinta che possa essere una lettura utile anche per manager e imprenditori.

Sabato ho partecipato al FreelanceDay2016. Ho partecipato e ho anche fatto da relatrice.

Il giorno prima ero a un convegno di psicologi, lì ho solo ascoltato. A settembre ero al Freelacecamp, vi partecipo dalla prima edizione. A maggio ho partecipato a un corso di Grafica per non grafici, lo scorso inverno invece due corsi sulla scrittura e uno di blogging tra poche settimane. E poi ci sono gli articoli che scrivo sul blog, i post sui social e la collaborazione (volontaria) con C+B.

Io lo so, qualcuno mi guarda e pensa “lei in fondo fa tutto questo per divertirsi, perché è una “gialla” piuttosto egocentrica!” (quella dei colori te la spiego sul blog).

Certo che mi diverto, è spesso piacevole, incontro persone, rivedo amici, mi faccio nuovi amici, come si suol dire: allargo il network. E mangio sempre cose buone!

Ma mi sbatto pure, costruisco gli interventi, rubo tempo fatturabile e diversi dopo-cena per prepararmi, investo i miei weekend, pago per i corsi, rinuncio a stare con la mia famiglia, mi prendo regolarmente il raffreddore in treno, evito corsi ed altri eventi nel mondo food (una delle mie passioni da sempre) e via dicendo…

Perché? Per lavoro! PER MIGLIORARE IL MIO LAVORO (con la piacevole conseguenza che ne guadagna anche la mia vita personale!)

E perché non ti fai un bel master in Risorse Umane o un corso specialistico in Recruiting?

Te lo spiego subito: ho 38 anni, mi occupo di ricerca, selezione e formazione del personale da ormai 15. Questo non mi rende la massima esperta in materia ma non sono più una ragazzina che deve apprendere un mestiere, credo sia arrivato il momento di allargare più che approfondire. Anche perchè, il futuro di chi si mette in proprio si costruisce giorno dopo giorno in assenza di certezze se non quella che non puoi mai mollare, che non puoi mai dare niente per scontato (es. “saperne di comunicazione non mi servirà mai perchè io intervisto persone!” BALLE!!).

Sono anche convinta che in questo momento storico per lavorare bene servono 3 cose:

  • ottime competenze specialistiche, perché è questo che chiede il mercato: chi paga vuole ottenere il meglio, e non è stracciando i prezzi che ci si rende più credibili professionalmente, questo mi pare chiaro e lo diamo per assodato;
  • adeguate competenze trasversali: se non sai comunicare, negoziare, stendere un contratto, promuovere la tua attività, reclutare collaboratori, lavorare insieme agli altri, scrivere in modo efficace, ecc… alla lunga avrai qualche difficoltà. O più semplicemente, potresti trovarti impreparato di fronte a eventuali difficoltà così come davanti a nuove opportunità (e non so quale delle due sia peggio!). Ma forse la cosa peggiore è che le difficoltà arrivano, anche se non fai niente per cercarle, mentre le opportunità no, quelle aspettano buone buone che le si vada a cercare, sono furbe loro! 😉
  • la capacità di farsi contaminare e di mettersi sempre in discussione: ragionare out of the box, uscire dal guscio anche quando pensi che il tuo sia un ottimo guscio, e provare a confrontarsi con mondi che non ti appartengono, che non hanno niente a che fare con il tuo lavoro e che, proprio per questo, sono in grado di arricchirlo. Io non posso cambiare gli occhi con cui guardo il mio lavoro da 15 anni e rischio di non vederne i limiti ma nemmeno le possibilità di evoluzione: è più facile (ed è più piacevole) che lo facciano occhi diversi dai miei.

E quindi ecco perché io partecipo a eventi e corsi che APPARENTEMENTE non c’entrano niente con il mio lavoro:

  • perché imparo cose che mi permettono di lavorare meglio come recruiter, come consulente e come libera professionista e che mi aiutano nello sviluppo del progetto professionale a cui collaboro, Competenze in Rete
  • perché a volte torno a casa con soluzioni insperate e inaspettate a problemi su cui mi arrovellavo da tempo
  • perché sviluppo il mio network, conosco professionisti in gamba e trovo potenziali collaboratori per nuovi progetti di lavoro
  • perché costruisco e arricchisco la mia reputazione professionale, che come dice Enrica Crivello: è un’attività importante, faticosa e non delegabile!
  • perché curo e allargo la mia rete di amicizie, AMICI veri, mica conoscenti, e se non è un guadagno questo non so come altro chiamarlo
  • perché non voglio continuare a fare colloqui di selezione per i prossimi 30 anni, non solo quelli quantomeno! ma non succederà mai niente di diverso se continuerò ogni giorno lavorativo a tenere la testa bassa sulle ricerche e ad andar per monti nei weekend.
  • e anche perché voglio essere un po’ felice ogni giorno, non solo alla fine. Gustarmi il viaggio e arricchirlo di situazioni piacevoli.

Scrivere mail, costruire relazioni… un libro che aiuta a farsi scegliere

La scorsa estate ho letto alcuni libri utili per lavorare meglio, erano 4 e di 3 ne parlai in questo post.
Lasciai in sospeso il quarto libro, volevo dedicargli uno spazio tutto suo perchè secondo me a differenza degli altri che forse si rivolgevano a un target specifico di persone, questo DEVI LEGGERLO QUALSIASI COSA/LAVORO TU FACCIA.

Il libro l’ha scritto la mia guru della scrittura per lavoro, Annamaria Anelli, e s’intitola SCRIVERE MAIL, COSTRUIRE RELAZIONI – tecniche per non finire nel cestino, edito Zandegù.

Penserai che questo ebook parli solo di email, in realtà questa lettura ti farà cambiare il modo in cui ti approccerai a qualsiasi comunicazione scritta e probabilmente ti farà nascere il desiderio di approfondire.

Annamaria afferma:

Secondo me le parole possono cambiare il mondo e quelle scritte ancora di più. Credo che non esistano parole vuote o neutre, tutto dipende da come le usiamo. Da ogni singola parola che usi passa come sei tu.
Da ogni singola parola che usi passa cosa pensi degli altri.
Da ogni singola parola che usi dipende il successo o meno di una relazione (di lavoro, di amicizia, di amore).

Se questo non ti ha ancora convinto a leggere il libro allora prosegui in questo post, che ti spiego meglio a chi si rivolge (anche a te!).

Annamaria nel libro è molto chiara, il libro ti sarà utile se:

  • sei un freelance con l’esigenza di procacciarti nuovi clienti dando importanza alle parole che usi;
  • sei un dipendente e vuoi migliorare l’efficacia di ciò che scrivi;
  • hai dei collaboratori e vuoi metter mano alla comunicazione scritta, sia interna al gruppo, sia verso il cliente;
  • sei un’azienda con l’intenzione di usare le risposte che dai ai clienti insoddisfatti non solo come mezzo per riconquistare la loro fiducia, ma anche per trasformarli in fan che non ti lasceranno mai più e continueranno a comprare da te.”

Io aggiungo, leggi questo ebook se desideri:

  • rendere più incisive le mail che invii per proporre la tua candidatura a un’azienda
  • trasformare la mail da strumento di lavoro ad alleato delle tue relazioni professionali (e non)
  • imparare a diventare più efficiente nelle comunicazioni scritte
  • scoprire i più importanti e comuni errori che si è soliti fare scrivendo e liberarsene per sempre!

E aggiungo anche altre considerazioni, da recruiter:

  • Ci sono volte in cui vorrei chiudere la mail ancora prima di aprile il CV in allegato! Mi succede davanti ai cosidetti muri di parole, o quando la persona che mi scrive non mi scrive niente, manco la firma, oppure al contrario quando chi si candida riassume con esagerati dettagli la sua esperienza nel testo della mail senza riuscire a farmi capire perchè dovrei incontrarlo/a, o quando ancora trovo intestazioni errate, copia-incollate da mail destinate ad altri, e potrei proseguire a lungo…
  • Capita invece che io instauri una relazione positiva con alcuni candidati/e già prima di conoscerci di persona, attraverso uno scambio di mail positivo e piacevole.
  • Oppure al contrario: una buona la partenza ma poi la relazione via email pre-colloquio mi scoraggia a proseguire la conoscenza.

Credo che tu abbia capito quanto importante sia utilizzare bene le parole scritte, che proprio in quanto scritte sono soggette a interpretazione da parte di chi legge. E spesso non si sa chi c’è dall’altra parte, ha senso rischiare? Secondo me no!

Inoltre sappi che il libro oltre che utile è piacevolissimo da leggere, non solo perchè Annamaria conosce le regole e i trucchi del mestiere ma perchè lei è una maestra della relazione prima che della scrittura, è una persona straordinaria oltre che una grande professionista (per questo io consiglio molto anche i suoi corsi di scrittura e no, questo non è un post sponsorizzato, scrivo solo quello che penso e quello che ho testato personalmente).
Infine chiudo con un ultimo estratto dal libro, la sintesi di ciò che vi troverai dentro.
Dalle parole di Annamaria:
1. Fuffa free: ti metto in guardia dall’usare paroloni altisonanti, formule vuote e termini buro- cratici.
2. Consigli per scrivere chiaro: ricapitolo alcuni consigli per scrivere in maniera semplice, chiara e precisa.
Pausa riscritture 1: un po’ di «prima e dopo la cura» per capire quanto lavoro c’è sotto.
 (cioè esempi pratici e concreti perchè oltre alla teoria c’è anche la pratica – questo è un inciso di Roberta)
3. Consigli per scrivere in maniera visiva: ti chiedo di progettare l’email anche dal punto di vista visivo; offri a chi ti legge percorsi di lettura, suggerimenti, ancoraggi.
4. Saluti e baci: ti spingo a scrivere l’inizio e la fine delle email con tutta la cura che puoi.
5. Dire no che sembrano sì: ti chiedo di allenarti per diventare consapevole che alcune parole rimangono sullo stomaco di chi le legge (o le ascolta).
6. Disinnescare il conflitto: ti supplico di ridurre l’uso degli avverbi modali, che sono quelli che terminano in –mente.
7. Email di presentazione: ti do alcuni consigli su come scrivere una email per presentare te, la tua attività o un tuo prodotto (più un approfondimento sulla presentazione del proprio CV).
8. Risposte in canna: ti suggerisco di prepararti delle risposte standard da mandare ai clienti quando, ad esempio, devi dire un no, o anche solo in risposta alle email che ricevi durante le vacanze.
9. Preventivi senza risposta e consulenze travestite: ti chiedo di usare il telefono, se il
preventivo che hai mandato non riceve risposta, e di parlare chiaro a chi ti chiede una consulenza tra- vestendola da consiglio veloce.
Un po’ di motivazione (alla riscrittura): ti spiego che scrivere è, prima di tutto, imparare a riscrivere. Cose noiose, lunghe e contorte.
Pausa riscritture 2: un po’ di «prima e dopo la cura» per capire quanto lavoro c’è sotto. Conclusioni: le affido a Roberto Benigni e, credimi, ne vale la pena.

E IO SOTTOSCRIVO, NE VALE LA PENA!!