Il lavoro dentro ai confini del lavoro.

Mi sono vantata per molto tempo della mia capacità di non staccare mai la testa dal lavoro.
In primis:

“Perché io amo il mio lavoro!!”

poi perché

“Non credo nella divisione netta tra vita e lavoro, il lavoro è parte integrante della mia vita, abbasso i confini!”

anche perché

“Quando sono in vacanza mi vengono delle buone idee!”

e ancora perché

“Sono una freelance, semplicemente io non posso andare in vacanza!

SONO BALLE (e scusate il francesismo)!

Tutte quante.
A partire dall’ultima!

I freelance non sono mica persone votate al martirio lavorativo, anche se il fisco italiano un po’ lo vorrebbe.
E se non imparo a staccare la spina, prima o poi anch’io mi brucio, nonostante ami davvero il mio lavoro.

Ma vale anche per chi è dipendente e tiene così tanto al proprio mestiere da portarselo a casa e, nei casi più estremi, in vacanza (o magari non ci tiene ma in qualche modo si sente obbligato) .

Perché poi capita che sta roba, di portarsi a casa le cose da fare, venga citata orgogliosamente a colloquio, per fare bella figura: il celodurismo dello staccanovista spacca nel nord est!!

Epperò io ho cambiato idea.
E ho capito che se non si è capaci di alzare la testa dal fare-fare-fare e non si inizia a distinguere quella che è vita lavorativa, dalla vita famigliare, da quella privata (lo spazio per sé ben descritto in Terzo Tempo) e da quella sociale… beh allora c’è qualcosa di cui preoccuparsi seriamente.
Della salute per cominciare.

Ma anche della propria competenza organizzativa, della propria efficienza, della capacità di far fronte al lavoro dentro i tempi e gli spazi del lavoro e non in cucina quando si prepara la cena o in palestra quando ci si dedica all’allora fu una tartaruga..
E non significa non fare straordinari o non poter trovare ispirazioni in contesti diversi dall’ufficio, ma riuscire a vivere ogni ambito con l’attenzione che merita, trovando anche del tempo per ricaricare le batterie.

“Ehhhh la fai facile tu, ma se i colleghi lavorano 12 ore e anche da casa io mi devo adattare” (questo me lo diceva sempre il mio compagno, che adesso ha cambiato lavoro, non ha un pc portatile e io per questo motivo amo la sua datrice di lavoro!)

“Ehhhh parli bene tu, ma non sai cosa devo fare per tenermi il lavoro che ho”

“Ehhhh sembra semplice, ma l’azienda in cui lavoro io è troppo disorganizzata”

“Ehhhh belle parole ma c’è la crisi” (questa va sempre!!!!)

“Ehhhh ma c’è la crisi e i datori di lavoro hanno il coltello dalla parte del manico” (questa è la versione sindacalizzata della precedente)

“Ehhhh, ma…” non si dice

Perché va bene tutto, però alla base di ogni risposta c’è un errore.
Lo stesso errore che faccio io quando dico che non posso ammalarmi, che non posso andare in maternità, che non posso non lavorare dopo cena, che non posso staccare la testa perché sono imprenditrice di me stessa.

L’errore è spostare i motivi di qualsiasi cosa che non ci piace
fuori di noi, anziché dentro, e in questo modo non fare niente per cambiare la situazione.

Mi spiego facile: sono io che devo modificare il mio approccio e concedermi una cosa essenziale per il mio lavoro.
Questa cosa si chiama RIPOSO!
Non posso aspettare che il sistema fiscale italiano migliori e renda la mia situazione più sostenibile e più compatibile con le vacanze… (che poi sarebbe un’attesa del tipo Aspettando Godot)
E vale per me ma vale per chiunque si lascia, più o meno spontaneamente, coinvolgere molto dal lavoro.

E invece bisogna fermarsi.
Bisogna mettere dei confini! (non avrei mai pensato di dirlo eppure…)
Ogni giorno, a una certa ora.
Ogni anno, per più di una settimana, almeno 2 di fila senza pensare al lavoro!

E bisogna riposarsi, fare cose che piacciono ma anche non fare niente e mettere corpo e mente nelle condizioni di rigenerarsi.

Quindi riposatevi, mi raccomando (disse la recruiter che ha appena mandato un sms a una candidata in vacanza per avere conferma su un appuntamento di settembre!).
E non venite a colloquio a dirmi che siete più bravi perché non staccate mai la testa dal lavoro e perché ve lo portate anche in bagno: mi chiederò seriamente se siete pazzi, autolesionisti o semplicemente incapaci di organizzarvi!

BUONE VACANZE A TUTTI!! 🙂

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2 pensieri riguardo “Il lavoro dentro ai confini del lavoro.

  1. Quanto hai ragione!
    L’anno scorso, proprio in questo periodo, ero l’ombra di me stessa perché mi stavo ostinando a lavorare ad oltranza. Quest’anno ho fatto più la formichina in inverno e ora sto rallentando. Da freelance spesso non è facile perché si prende il lavoro quando arriva ma quest’anno ho messo me al primo posto.

    1. Sono d’accordo con te. È che a volte confondiamo l’impegno con la capacità, la buona volontà con il risultato e quindi il tempo impiegato nel lavoro diventa misura della nostra bravura. Ma è una fregatura. So che il discorso in realtà è più complesso e non generalizzabile ma io ho maturato queste considerazioni partendo da un punto di vista molto distante da questo e per me è una piccola conquista che ora devo trasformare in buona pratica. Un abbraccio

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