Il CV, e se cambiassimo prospettiva?

Perchè il CV ci sta così antipatico?
Perchè soffriamo ogni volta che dobbiamo mettere a punto, rivedere, riscrivere, rifare il nostro CV?
Io non amo la burocrazia e per quello che mi riguarda elaborare un CV significa spesso rispondere a un’istanza di formalità.
E poi non sono precisa e temo sempre che mi scappi qualcosa.
Ma, non raccontiamocela, il motivo vero che fa sospirare molti di noi quando si trova alle prese con sto benedetto documento è che ci sentiamo giudicati.
Affidiamo a un file la nostra storia professionale, i nostri studi, le nostre capacità ma soprattutto gli affidiamo le nostre ambizioni, i sogni e talvolta i nostri bisogni.
Inviamo con un clik e poi stiamo lì, e speriamo.
Speriamo che chi lo riceve sappia cogliere il detto e il taciuto, quello che c’è e quello che è ancora in potenza, navigando tra le nostre parole, interpretando nel modo giusto, intravedendo quello che siamo davvero e quello che possiamo dare.
E aspettiamo.
Un giudizio, un verdetto.

Sì, a guardarla così è dura non provare un moto di mal di pancia.

E a guardarla in un altro modo cosa succederebbe?
Cosa accadrebbe se cambiassimo atteggiamento?

Ecco qualche spunto di riflessione che spero possa esserti utile:

  • non pensare che ti stanno giudicando, pensa che verranno valutate le tue competenze (presenti e potenziali se sei in grado di farle intravedere) in funzione a un ruolo specifico (quello per cui ti sei candidato): non è un giudizio tout court su di te, che senso avrebbe? È la comparazione tra un profilo atteso, quello ricercato, e le tue competenze/aspirazioni/conoscenze/esperienze. Sta a te mettere in evidenza le informazioni rilevanti e coerenti.
  • se non verrai contattato significa che
    • le tue competenze non sono adeguate, non lo sono per questa posizione specifica, non in generale (vedi punto sopra)! Dovrai fare in modo di lavorare sulla sostanza del CV quindi, arricchendo in qualche il tuo bagaglio di strumenti professionali;
    • non sei riuscito/a a esprimere bene ciò che conosci e ciò che sai fare, e quindi dovrai rivedere il tuo CV (non è certo la fine del mondo);
  • il CV è uno strumento, un alleato del tuo professional branding: no, non voglio farla più sofisticata di quello che è, ma cambiare prospettiva significa guardare le cose da un altro punto di vista: sei orgoglioso di quello che fai e di quello che sei? pensi di essere una persona in gamba? pensi di meritare di crescere? perfetto, allora scrivilo, e scrivilo bene!
  • cercare lavoro è un’attività commerciale: prova a cambiare la frase, “non cerco lavoro, vendo una professionalità!” Perchè è così: tu stai vendendo qualcosa (competenze), stai cercando un acquirente (l’azienda che ti assumerà). Da che mondo è mondo esiste una cosa che si chiama marketing. Non pensare di esserne esente. Anche se sei timido/a, se vuoi vendere qualcosa dovrai promuoverla, pubblicizzarla, renderla visibile e allettante sul mercato. E più grande è la concorrenza più sarà necessario cercare di differenziarsi. Come? Arricchendo la sostanza del proprio Curriculum da un lato (esperienze, stage, corsi, master e via dicendo) e dall’altro lavorando sulla forma, dedicando tempo, attenzione e cura. Le regole del mercato sono molto basilari e sono piuttosto universali, si applicano anche al mercato del lavoro.

Di atteggiamento ho parlato anche in questo post scritto per C+B un portale dedidato alle donne che lavorano in proprio ma ricco di spunti per tutti, se vuoi approfondire puoi leggermi anche lì.

Buon lavoro 🙂

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