Vita da recruiter, cioè vi spiego perchè amo quello che faccio

Il mio non è un lavoro strano, insomma, mia nonna ha capito subito quando le ho spiegato cosa faccio.
Io cerco e seleziono persone per aziende che devono assumere dei professionisti e che, per vari motivi, preferiscono che sia io, in quanto recruiter di Competenze in Rete, a occuparmi di questa attività.

Eppure, ho spesso la sensazione che non ci sia chiarezza su quel che facciamo noi selezionatori, sul nostro ruolo dentro al processo di selezione e anche sul perchè ci piaccia tanto fare ciò che facciamo.
Non lo capiscono le aziende quando mi apostrofano con il classico “hai mica sottomano un …(= inserire nome del ruolo ricercato)” e nemmeno i candidati che mi scrivono chiedendo di “trovargli qualcosa”.

E allora ecco il post che chiarisce ogni dubbio (e vi dice anche come la vivo io visto che questo blog è appena partito e magari un po’ di intro potrebbe starci bene).

Sintetizzando i recruiters (cioè chi si occupa di ricerca e selezione del personale, per chi come mia mamma non ama le parole straniere) svolgono il ruolo di intermediari tra chi offre lavoro, le aziende tipicamente, e chi lo cerca (o ne cerca uno nuovo), i/le candidati/e.

In mezzo, tra offerta e domanda, ci siamo noi.
Ed esprimiamo meglio il nostro valore quanto più difficile e rara è la professionalità da ricercare (un bel giro di parole per dire che siamo dei gran fighi!).

IL CLIENTE DEL RECRUITER È SEMPRE E SOLO L’AZIENDA

Questo è un fondamentale: troviamo persone per le aziende, non cerchiamo lavoro ai candidati. 

Però, e qui viene il bello del mio lavoro, è una conseguenza diretta del mio fare che alcuni dei candidati che incontro ogni giorni trovino un nuovo lavoro. Di solito migliore del precedente.
Questo contenuto di utilità e di gratuità è uno dei fattori che mi porta ad amare tanto quello che faccio: è qualcosa di prezioso per le persone!

E no, non lavoro gratis, ci mancherebbe altro: l’azienda che cerca professionisti paga la mia attività, per i candidati invece il servizio è gratuito, ed è un gran bel servizio quando viene fatto bene e quando il candidato stesso capisce che il recruiter può essere un ottimo alleato (non una persona da sommergere di mail e messaggi ehhh).

Facile? No, come la maggior parte dei lavori.
Non è facile anche perché, nonostante tante persone siano in costante esplorazione del mercato del lavoto, non è mai scontato trovare quella giusta per quello specifico ruolo, in quella specifica azienda.
E quindi passo molto del mio tempo alla ricerca di un incastro, a mezza via tra magia e calcolo: un incastro fatto di competenze, potenzialità, attitudini, caratteristiche personali, aspirazioni, mercato, budget (= stipendio), contesto di inserimento, prospettive di sviluppo, geografia e qualche altra variabile a seconda della selezione. E quindi…

IL RECRUITER VIENE PAGATO DALL’AZIENDA
ma l’osso duro sono (spesso) i candidati

Perchè quando tutto fila liscio, quando l’azienda individua la persona da assumere (e già questo è un bel risultato), può capitare che io debba girarmi dall’altra parte e “convincere” il/la candidato/a ad accettare la proposta.

Chi pensa che i candidati siano “merce di facile reperibilità” (perchè c’è la crisi) si sbaglia di grosso.
I candidati, oggi più di una volta, valutano un’opportunità tanto quanto l’azienda valuta loro: pesano e soppesano ogni cosa e poi, a loro volta, scelgono.

Io quindi (e chiunque fa il mio lavoro) mi trovo a lavorare parecchio su entrambi i fronti, perché non posso mai dare per assodata la motivazione di chi cerca lavoro (o dice di farlo) e perché sono a chiamata a comprendere le aspirazioni dei singoli e a farmi garante delle opportunità che propongo. O anche, più banalmente, perché non sono la sola a cercare determinate professionalità: faccio i conti con la concorrenza e i candidati che valutano più offerte contemporaneamente non sono più così rari (anche se c’è la crisi).

Risulterò ripetitiva ma è anche per questo che mi piace fare la recruiter.
Perché si lavora con le persone e dalle persone non sai mai cosa aspettarti, tipo che:

  • Serafino muta idea dopo aver parlato con la moglie,
  • che l’azienda impiega così tanto tempo a decidere da perdere alla fine il candidato giusto,
  • che Pippa rinuncia a un nuovo lavoro perché si è mollata con il fidanzato,
  • che Tizio non desidera un impiego che lo faccia crescere troppo,
  • che il cliente improvvisamente cambi i criteri di ricerca costringendomi a ricominciare tutto,
  • che Gelsomina ritira la sua candidatura per non far torto al suo titolare,
  • che Caio avanza pretese economiche sproporzionate, e via dicendo…

E io sto lì, a cercare di capire, senza giudicare (a volte qualche espressione colorita, lo ammetto mi sfugge), per trovare sempre e comunque la migliore soluzione con un occhio al cliente e un altro ai candidati.
Sto lì, non giudico ma mi stupisco (a volte parecchio).

Lo stupore è congenito al fatto che la mia materia di lavoro non è l’acciaio, la creta, la stoffa e nemmeno la terra (che pure è viva): solo l’uomo (e la donna) sanno regalarti sorprese (delusioni a volte e spesso gioie) di tale portata.
E credo che amerò questo lavoro fintanto che non mi stancherò di meravigliarmi. Speriamo mai!

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16 pensieri riguardo “Vita da recruiter, cioè vi spiego perchè amo quello che faccio

  1. Concordo pienamente. L’empatia, la capacità di ascolto, di negoziazione sono tutti ingredienti essenziali in questo lavoro e lo è soprattutto, come lei giustamente scrive, la capacità di “meravigliarsi”, che poi è il vero elemento che innesca un processo di arricchimento, non solo professionale ma soprattutto personale. Peccato che non tutti se lo ricordino ma chi ce l’ha bene in mente può davvero, secondo me, fare la differenza. Complimenti sinceri per il blog e per l’articolo! 🙂

    1. Grazie Cristina, sono felice che l’articolo ti sia piaciuto. La meraviglia è alla base di ogni scoperta, un po’ come per i bimbi. E soprattutto se ti meravigli il giudizio passa in second’ordine, e in questo lavoro riuscire a non giudicare ma soltanto valutare in base al contesto è uno dei segreti. 🙂 A presto.

  2. Sono un (ex) candidato e ho avuto la fortuna di incontrare un’ottima professionista, che mi ha saputo seguire, rassicurare e spronare al momento giusto e il giusto.
    Ovviamente sapevo che lo faceva perché così ci guadagnava qualcosa anche lei (e ci mancherebbe) e non perché fosse mia “amica”, ma dopo diverse esperienze MOLTO diverse è stata una ventata d’aria fresca e la sensazione di “vicinanza” c’era.

    Purtroppo (lo dico con l’esperienza del “dopo”, facile eh!) se è difficile il vostro lavoro, è anche estremamente facile per i candidati finire tra le mani di persone che fanno della brutale pesca tra i cv a disposizione (banalmente: annuncio di lavoro per la zona di milano, la valuto e mando cv, scopro che dovrei fare “un breve periodo di affiancamento” a Bologna, così breve da essere solo 1 anno, con il recruiter che insisteva che, insomma, potevo prendere un appartamento a Bologna e tornare dalla famiglia nel weekend, mica era così tragica).
    E mi dispiace.
    Perché danneggia persone serie e professionali come chi mi ha seguito nel recente cambio di lavoro e perché fa perdere tempo a tutti (candidati, aziende, loro stessi).

    Tutto questo papiro per dire che la categoria (brutto generalizzare, lo so) dovrebbe iniziare a farsi un esame di coscienza e a prendere a calci nel didietro certe figure 🙂

    1. Certo Simone accolgo e faccio a mia volta un esame di coscienza, perchè se è vero che non facciamo un lavoro facile, è purtroppo altrettanto vero che risulta troppo facile talvolta farlo male (scusami il giro di parole). E a farne le spese sono le persone, da entrambi i lati della barricata (clienti e candidati). Probabilmente stiamo arrivando a un punto di evoluzione: il ruolo del recruiter si sta trasformando sempre di più in quello di un consulente coinvolto in un processo piuttosto lungo e articolato (che va oltre l’attività di selezione): è chiamato a capire, sostenere, consigliare, guidare e diventare un partner per entrambe le parti in gioco. Tutt’altro che scontato ma estremamente affascinante. Grazie della tua riflessione.

  3. Complimenti.
    mi riconosco nelle parole che hai scritto, provo le stesse emozioni e mi confermano di avere un lavoro bellissimo.
    Maurilio Casartelli

  4. E’ proprio vero! io aggiungerei anche l’arricchimento personale e professionale di cui si beneficia quando si entra in contatto con nuove professionalità appartenenti a settori emergenti o in evoluzione o con cui semplicemente non ci si è mai confrontati!

  5. In passato sono stato un candidato (per posizioni Professional) e devo riscontrare l’alta serietà e la professionalità riscontrata nelle aziende di selezione con cui ho avuto a che fare. Le problematiche che invece ho riscontrato dipendono esclusivamente dalle aziende finali spesso indecise su tutto, disorientate sui costi di mercato dei professionisti, delle professionalità desiderate, i percorsi di crescita, sui vincoli posti in selezione determinati da qualifiche puramente simboliche, il valore dei benefit, l’effort delle trasferte… Credo che il selezionatore debba – a volte – orientare anche e sopratutto il cliente al desiderata e all’offerta potenziale sul mercato prima di avviare il percorso di selezione con i candidati.

    Saluti

    1. Grazie del commento Andrea. L’indecisione è sintomatica quando non si hanno le idee chiare e vale per entrambe le parti. È interessante poter dare il proprio contributo e supporto alla scelta, non facile a dire il vero ma è il valore aggiunto che ci poniamo di offrire. A presto

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